La lettera di David Mills al commercialista

[The Guardian]

Il testo integrale della lettera dell’avvocato inglese a Bob Drennan, che descrive una delle tangenti ricevute.


Caro Bob,

in breve, i fatti rilevanti sono questi.

Nel 1996 mi ritrovai con un dividendo proveniente dalle società del signor B. di circa 1,5 milioni di sterline, al netto di tutte le imposte e le tasse. Era stata una mia iniziativa personale: avevo corso il rischio e tenuto fuori tutti i miei soci.

Saggiamente o meno, informai i miei soci di quello che avevo fatto e, dal momento che c’era stato un guadagno inatteso, proposi di dare ad ognuno di loro (credo) circa 50.000 o 100.000 sterline , cosa che pensavo fosse un gesto piuttosto generoso.

Il che dimostra quanto ci si possa sbagliare, dal momento che loro insistettero per trattare la transazione come un profitto della società. Per evitare controversie (ci eravamo appena fusi con la Withers) accettai di versare il denaro in un deposito nella mia banca fino a quando non fossero stati certi che non sarebbe stato richiesto da terzi.

Nel 2000 fu chiaro che nessuno lo avrebbe mai reclamato (cosa che avevo sempre saputo) e il denaro fu tolto dal deposito e versato; tenni poco meno di 500.000 sterline da una somma che allora aveva raggiunto quasi i due milioni.

Quindi tutti quei rischi e quei costi per ottenere ben poco. Il costo più grande fu lasciare la Withers. Non mi fu chiesto di andarmene, ma mi sentivo così a disagio, non ultimo per il fatto che i miei soci della Mackenzie Mills avevano ottenuto il massimo dei benefici con il minimo rischio, che davvero non potevo restare.

Ho passato il 1998, il 1999 e il 2000 lavorando come libero professionista ed era evidente che i processi stavano procedendo, che ci sarebbero stati avvocati da pagare e che c’era sempre il rischio di venire indagati per qualche motivo – cosa che effettivamente sta per succedere in conseguenza alle ultime indagini delle quali sei al corrente. Rimasi in contatto con la gente di B. e loro erano al corrente della mia situazione.

Sapevano in particolare in che modo i miei soci avevano preso la maggior parte dei dividendi, sapevano anche quanto il modo in cui avevo saputo testimoniare (non avevo mentito, ma avevo saputo evitare punti spinosi, per dirla in modo diplomatico) avesse tenuto il signor B fuori dai guai nei quali avrei potuto cacciarlo se avessi detto tutto quello che sapevo.

Verso la fine del 1999, mi fu riferito che avrei ricevuto del denaro, che potevo considerare come un prestito a lungo termine o un regalo. Furono messi 600.000 dollari in un fondo speculativo e mi fu riferito che erano lì se ne avessi avuto bisogno. (Il denaro fu versato nel fondo perchè ne avevo discusso in diverse occasioni con la persona legata all’organizzazione di B. ed era un modo indiretto di rendere il denaro disponibile.)

Per ovvie ragioni (in quel momento ero ancora un testimone dell’accusa, anche se la mia testimonianza era già stata resa) era necessario fare la cosa con discrezione. E questo era un modo indiretto di farlo.

Alla fine del 2000 volevo investire in un altro fondo e la mia banca mi fece un prestito dell’importo di circa 650.000 euro, garantito dalla mia casa, etc… come garanzia. Estinsi il prestito liquidando i 600.000 dollari. Ti allego una copia del conto in dollari.

Ho considerato il pagamento come un regalo. Cos’altro poteva essere? Non ero un loro dipendente, non stavo agendo per loro conto, non stavo facendo nulla per loro, avevo già reso la mia testimonianza, ma c’era senz’altro il rischio di futuri costi legali (che di fatto c’erano stati) e di una grande dose di ansia (che senz’altro c’è stata).

Tutto questo è andato avanti per più di otto anni fino ad oggi. Il mio contratto [sic, N.d.R. "contatto" o "contratto"?] era consapevole di quanto la mia capacità di guadagnare entrate fosse stata danneggiata e nel 1998 e 1999 ero riuscito ad inviare parcelle dal mio studio ad alcune compagnie, che erano state pagate e avevano aumentato le mie entrate. Ma questa era un’altra cosa. Siccome ero praticamente certo che la mia posizione CGT [Capital Gains Tax, tassa sugli utili di capitale, N.d.R.] fosse comunque negativa, stupidamente non ho dichiarato le mie transazioni. Se qualcuno controllasse (per esempio, da dove vengono i soldi per acquistare le azioni Centurion?) sono ovviamente preoccupato sul da farsi e su come gestire al meglio questa situazione.

Ti allego i documenti chiave.

Tuo,

David Mills

[Articolo originale " David Mills's letter to his accountant"]

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24 commenti per La lettera di David Mills al commercialista

  • Antonio Macchi

    Finalmente!

    scommetto che faranno la gara in italia a chi la pubblica per primo.

  • Antonio Macchi

    LA BOMBA E’ SCOPPIATA… e nessuno se ne e’ accorto, pare.

    Bravi loro a tappare la detonazione, o sordi gli italiani?

  • Giancarlo

    caro antonio sono stati bravi artificieri loro… con il lodo alfano…. ahahahahah e noi italiani ce lo prendiamo in quel posto!!! Evviva!!!

  • Chiedo solo una cosa: manteniamo viva l’attenzione su questa Sentenza.

    Wil

  • tabache

    Migliaia di sterline sui 3 conti correnti svizzeri di David Mills, in parte provenienti da All Iberian, uno dei conti correnti dell’imputato di corruzione in atti giudiziari Silvio Berlusconi, eseguiti in periodi coincidenti con le deposizioni dell’avvocato inglese nei processi sui diritti televisivi Mediaset, per mentire o dire il meno possibile di ciò che sapeva.

    De Pasquale ha chiesto giustificazioni sui bonifici da 30 e 58 mila sterline e la consulente contabile ha risposto che quei soldi appartenevano allo stesso Mills che si passava da solo di conto in conto.
    I giudici hanno in mano prove schiaccianti: gli appunti scritti di pugno dall’avvocato inglese in cui ha scritto che quei 600 mila dollari in bilancio erano un regalo fuori programma di Berlusconi (che coincidenza proprio la stessa cifra citata nella lettera proveniente da MR. B.), la denuncia del commercialista alla magistratura inglese (la lettera in causa) e quest’ultima che trasmise gli atti a Milano.

  • alberto

    Ma che dite????????
    Leggete qui:

    Il nostro vivere civile sprofonda perché è necessariamente lordo un sistema in cui le sentenze vivono come annunci giornalistici, spessissimo smentite da altri giudici, e, conseguentemente, sono lette, dalle rispettive tifoserie, come alabarde con cui infilzare gli avversari.
    Nessuno ci crede, insomma, nessuno le prende sul serio, né chi fa finta di non sapere che un primo grado lascia intatta la presunzione d’innocenza, né chi le sfida come fossero mozioni del partito avverso.
    In un sistema funzionante non il condannato, ma direttamente il sospettato si dimette e si difende in tribunale. Se lo facesse, da noi, sarebbe l’unico pirla che crede nella giustizia, visto che la nostra storia è piena di scandalosissimi esempi d’innocenti che hanno subito la condanna al silenzio durante i lunghi ed incivili anni dell’inutile inquisizione.

    http://www.davidegiacalone.it

  • alberto

    E leggete anche questo:

    Carissime toghe rosse. – Si può sapere per quale oscura ragione, da quindici anni e rotti a questa parte, vi ostinate ad applicare a Silvio Berlusconi lo stesso trattamento che io infliggo da anni al macigno che sono condannato a spingere per tutta l’eternità dalla base alla cima di questo monte, pur sapendo bene che esso, una volta raggiunta la vetta, tornerà fatalmente a rotolare di nuovo alla base del monte, dopodiché ogni volta dovrò ricominciare daccapo la mia inutile scalata?

    Spero che non troviate offensiva l’analogia che mi sono permesso di scorgere fra la commovente tenacia con cui io, nonostante l’esito sempre derisorio di ogni mia scalata, persevero nella mia inutile impresa e quella non meno toccante con cui voi, vi ostinate nel tentativo di accoppare Berlusconi mediante una raffica ininterrotta di inchieste, avvisi di garanzia, indagini fiscali, istruttorie, teatrini videològici e processi il cui esito finora sempre assolutorio dimostra purtroppo quanto pretestuoso fosse il loro inizio. Anzi sono sicuro che la vostra finissima cultura vi permetterà di capire che nulla potrebbe onorare il senso della vostra campagna contro il macigno di Arcore come il paragone che associa la vostra pertinacia al nobile mito che porta il mio nome. Ma che cosa replicate a quei maligni che insinuano che il vostro vero e unico obiettivo non è tanto quello di far pagare al vostro mortale nemico i suoi veri o supposti misfatti giuridici quanto quello di fargli pagare quel crimine davvero imperdonabile che ha commesso riuscendo a impedire alla sinistra di conquistare il potere? (segue)

    Io, se mi trovassi al vostro posto, respingerei questa accusa indignato. E confesserei la verità. Il nostro vero scopo – direi – non è affatto la condanna del Cavaliere, che forse non avverrà mai. È la condanna del nostro sistema giudiziario, che è stata già pronunciata da tutti quegli italiani che hanno smesso da un pezzo di fidarsi dei loro magistrati.

    (Ruggero Guarini)

  • alberto

    Se l’America ha perdonato Bill
    Scritto da Perla
    martedì 26 maggio 2009
    Pur di alimentare il guazzabuglio mediatico-elettoralistico che senza requie sta confondendo gli italiani, mettendone a dura prova la pazienza, i soliti noti non risparmiano le accuse più assurde e temerarie, giocate sul potere di suggestione di alcuni termini di paragone inconsistenti e tendenziosi, forzosamente assimilati a reati di comprovate molestie sessuali e di spergiuro di fronte ai giudici di un tribunale degli Stati Uniti. Repubblica sta investendo tutta la sua potenza mediatica per accreditare e consolidare agli occhi degli elettori, almeno fino al 6 giugno, l’immagine di un Silvio Berlusconi satiro bugiardo, collezionista (in quantità industriali) di minorenni, delle quali abuserebbe sessualmente. E chi meglio del “grande” Giuseppe D’avanzo avrebbe potuto inchiodare il premier alle sue responsabilità?
    Un uomo politico, dicono gli accusatori, non deve mentire mai e Berlusconi sta mentendo da settimane, un lusso che a un uomo ben più potente di lui era costato un impeachement!
    Ma dove sono le analogie tra il sexgate clintoniano e la vicenda di Noemi Letizia?
    Vediamo:
    Bill Clinton fu accusato di molestie sessuali nei confronti di Paula Jones , il caso venne però archiviato nonostante le prove a carico di Bill. Come testimone dell’accusa in quel processo si era presentata Monica Lewinsky , forte del vestito macchiato dal presidente in circostanze note anche ai sassi. Clinton, sotto giuramento, negò di aver mai avuto incontri erotici con la stagista ma, di fronte alla prova schiacciante esibita dalla Lewinsky, fu accusato di spergiuro, reato che gli costò il voto del senato per un impeachement che tuttavia fallì.
    Insomma Clinton non venne giudicato per aver mentito ai giornalisti, doverosa prerogativa di cui si avvalgono tutti gli uomini di governo, vincolati spesso da motivi di sicurezza e di riservatezza (solo gli ipocriti fingono di non saperlo).
    Ma nella vicenda berlusconiana non ci sono denunce per abuso sessuale, storie di incontri erotici avvenuti nell’intimità di stanze chiuse, prove inconfutabili di rapporti fisici e giuramenti fallaci di fronte a una corte di giustizia.
    Ciò che ci viene propinato è un balletto di foto scattate durante feste affollate, dove la ragazza appare spesso anche coi suoi genitori. Nessun dettaglio sordido, quindi, ma tante foto per un book.
    Persino la testimonianza dell’ex fidanzato di Noemi non conterrebbe nulla di scabroso, anche perché egli (ultra maggiorenne) non racconta di aver avuto rapporti sessuali con la fidanzatina minorenne; Noemi quasi sempre dormiva in casa di Gino e qualche volta Gino dormiva in casa di Noemi, tutto qui.
    Ma le elezioni incombono e urge rendere turpe l’amicizia di una persona settantenne con una giovinetta di belle speranze, quasi fosse un delitto provare tenerezza per qualcuno in base alle disparità anagrafiche, per quanto profonde esse siano.
    Il Cav. ha minacciato più volte di voler andare a riferire di fronte alle Camere, minaccia che terrorizza l’opposizione, conscia dell’effetto mediatico, senza precedenti, totalmente favorevole al premier, i cui argomenti diverrebbero inconfutabili non avendo il centrosinistra nulla di serio su cui poggiare le proprie accuse.
    E’ per questo motivo che, con grande sprezzo del ridicolo, Di Pietro presenta una patetica mozione di sfiducia, mentre il povero Franceschini grida a più non posso, trincerandosi dietro il quotidiano di Scalfari, tremando all’idea di un Berlusconi che si difende in diretta tv, proprio alla vigilia delle votazioni.
    La sinistra picchia duro con le parole nella speranza di incrinare la popolarità di Silvio Berlusconi e recuperare qualche punto nei sondaggi ma, se tanto ci dà tanto, andrà come andò a Bill Clinton, il quale crebbe a dismisura nel gradimento del pubblico americano.

    http://www.perlascandinava.wordpress.com

  • @alberto

    bello il blog che applica censura sui commenti.
    Complimenti poi si parla di difendere al liberta’ di informazione, dovreste difenderla voi che fate censura su un blog?
    Ma non mi fate ridere per piacere, senza la vostra censura non andate da nessuna parte.

  • Albert

    Veronica Lario:
    “va con le minorenni”

    …puff!

  • [...] Verso la fine del 1999, mi fu riferito che avrei ricevuto del denaro, che potevo considerare come un prestito a lungo termine o un regalo. Furono messi 600.000 dollari in un fondo speculativo e mi fu riferito che erano lì se ne avessi avuto bisogno. (Il denaro fu versato nel fondo perchè ne avevo discusso in diverse occasioni con la persona legata all’organizzazione di B. ed era un modo indiretto di rendere il denaro disponibile.) Per ovvie ragioni (in quel momento ero ancora un testimone dell’accusa, anche se la mia testimonianza era già stata resa) era necessario fare la cosa con discrezione. E questo era un modo indiretto di farlo. Alla fine del 2000 volevo investire in un altro fondo e la mia banca mi fece un prestito dell’importo di circa 650.000 euro, garantito dalla mia casa, etc… come garanzia. Estinsi il prestito liquidando i 600.000 dollari. Ti allego una copia del conto in dollari. Ho considerato il pagamento come un regalo. Cos’altro poteva essere? Non ero un loro dipendente, non stavo agendo per loro conto, non stavo facendo nulla per loro, avevo già reso la mia testimonianza, ma c’era senz’altro il rischio di futuri costi legali (che di fatto c’erano stati) e di una grande dose di ansia (che senz’altro c’è stata). Tutto questo è andato avanti per più di otto anni fino ad oggi. Il mio contratto [sic, N.d.R. "contatto" o "contratto"?] era consapevole di quanto la mia capacità di guadagnare entrate fosse stata danneggiata e nel 1998 e 1999 ero riuscito ad inviare parcelle dal mio studio ad alcune compagnie, che erano state pagate e avevano aumentato le mie entrate. Ma questa era un’altra cosa. Siccome ero praticamente certo che la mia posizione CGT [Capital Gains Tax, tassa sugli utili di capitale, N.d.R.] fosse comunque negativa, stupidamente non ho dichiarato le mie transazioni. Se qualcuno controllasse (per esempio, da dove vengono i soldi per acquistare le azioni Centurion?) sono ovviamente preoccupato sul da farsi e su come gestire al meglio questa situazione. Ti allego i documenti chiave. Tuo, David Mills. martedì 17 febbraio 2009 in Gran Bretagna.  [The Guardian]  Tradotto Da ITALIADALL’ESTERO [...]

  • [...] la memoria, leggiamo ciò che scrisse Mills a proposito dei 600mila dollari ricevuti.  Qua la traduzione in italiano. – Condividi questo [...]

  • [...] Lettera di Davis Mills al suo avvocato, Bob Dreman: «Caro Bob, in breve, i fatti rilevanti sono questi. Nel 1996 mi ritrovai con un dividendo proveniente dalle società del signor B. di circa 1,5 milioni di sterline, al netto di tutte le imposte e le tasse. Era stata una mia iniziativa personale: avevo corso il rischio e tenuto fuori tutti i miei soci. Saggiamente o meno, informai i miei soci di quello che avevo fatto e, dal momento che c’era stato un guadagno inatteso, proposi di dare ad ognuno di loro (credo) circa 50.000 o 100.000 sterline , cosa che pensavo fosse un gesto piuttosto generoso. Il che dimostra quanto ci si possa sbagliare, dal momento che loro insistettero per trattare la transazione come un profitto della società. Per evitare controversie (ci eravamo appena fusi con la Withers) accettai di versare il denaro in un deposito nella mia banca fino a quando non fossero stati certi che non sarebbe stato richiesto da terzi. Nel 2000 fu chiaro che nessuno lo avrebbe mai reclamato (cosa che avevo sempre saputo) e il denaro fu tolto dal deposito e versato; tenni poco meno di 500.000 sterline da una somma che allora aveva raggiunto quasi i due milioni. Quindi tutti quei rischi e quei costi per ottenere ben poco. Il costo più grande fu lasciare la Withers. Non mi fu chiesto di andarmene, ma mi sentivo così a disagio, non ultimo per il fatto che i miei soci della Mackenzie Mills avevano ottenuto il massimo dei benefici con il minimo rischio, che davvero non potevo restare. Ho passato il 1998, il 1999 e il 2000 lavorando come libero professionista ed era evidente che i processi stavano procedendo, che ci sarebbero stati avvocati da pagare e che c’era sempre il rischio di venire indagati per qualche motivo – cosa che effettivamente sta per succedere in conseguenza alle ultime indagini delle quali sei al corrente. Rimasi in contatto con la gente di B. e loro erano al corrente della mia situazione. Sapevano in particolare in che modo i miei soci avevano preso la maggior parte dei dividendi, sapevano anche quanto il modo in cui avevo saputo testimoniare (non avevo mentito, ma avevo saputo evitare punti spinosi, per dirla in modo diplomatico) avesse tenuto il signor B fuori dai guai nei quali avrei potuto cacciarlo se avessi detto tutto quello che sapevo. Verso la fine del 1999, mi fu riferito che avrei ricevuto del denaro, che potevo considerare come un prestito a lungo termine o un regalo. Furono messi 600.000 dollari in un fondo speculativo e mi fu riferito che erano lì se ne avessi avuto bisogno. (Il denaro fu versato nel fondo perchè ne avevo discusso in diverse occasioni con la persona legata all’organizzazione di B. ed era un modo indiretto di rendere il denaro disponibile.) Per ovvie ragioni (in quel momento ero ancora un testimone dell’accusa, anche se la mia testimonianza era già stata resa) era necessario fare la cosa con discrezione. E questo era un modo indiretto di farlo. Alla fine del 2000 volevo investire in un altro fondo e la mia banca mi fece un prestito dell’importo di circa 650.000 euro, garantito dalla mia casa, etc… come garanzia. Estinsi il prestito liquidando i 600.000 dollari. Ti allego una copia del conto in dollari. Ho considerato il pagamento come un regalo. Cos’altro poteva essere? Non ero un loro dipendente, non stavo agendo per loro conto, non stavo facendo nulla per loro, avevo già reso la mia testimonianza, ma c’era senz’altro il rischio di futuri costi legali (che di fatto c’erano stati) e di una grande dose di ansia (che senz’altro c’è stata). Tutto questo è andato avanti per più di otto anni fino ad oggi. Il mio contratto [sic, N.d.R. "contatto" o "contratto"?] era consapevole di quanto la mia capacità di guadagnare entrate fosse stata danneggiata e nel 1998 e 1999 ero riuscito ad inviare parcelle dal mio studio ad alcune compagnie, che erano state pagate e avevano aumentato le mie entrate. Ma questa era un’altra cosa. Siccome ero praticamente certo che la mia posizione CGT [Capital Gains Tax, tassa sugli utili di capitale, N.d.R.] fosse comunque negativa, stupidamente non ho dichiarato le mie transazioni. Se qualcuno controllasse (per esempio, da dove vengono i soldi per acquistare le azioni Centurion?) sono ovviamente preoccupato sul da farsi e su come gestire al meglio questa situazione. Tuo, David Mills». [...]

  • [...] giudici dell’Appello “genuina e credibile” soprattutto per il fatto che era contenuta in una lettera confidenziale, in data 2 febbraio 2004, scritta dallo stesso Mills ad un amico fiscalista per [...]

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