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Prostituta inizia una battaglia legale nel vedersi obbligata a pagare le tasse in Italia

Pubblicato Lunedì 23 Giugno 2008 in Cile

[El Mostrador]

“Prima di far pagare le tasse alle prostitute, bisognerebbe garantire la regolarizzazione e l’assistenza a questa professione, cosa che attualmente non esiste in Italia”, ha spiegato l’avvocato della donna.

Una prostituta uruguayana, residente in Italia dal 2004, ha annunciato che inizierá una battaglia legale contro l’imposizione del fisco di farle pagare le tasse dopo aver scoperto che aveva guadagnato 375.000 euro in quattro anni.

L’avvocato della donna, Luca Berni, ha spiegato attraverso dichiarazioni pubblicate questo lunedí dal quotidiano locale “La Gazzetta di Parma” che “impugnerá” la multa imposta alla donna dalla polizia tributaria Italiana.

“Prima di far pagare le tasse alle prostitute, bisognerebbe garantire la regolarizzazione e l’assistenza a questa professione, cosa che attualmente non esiste in Italia”, ha spiegato.

Secondo Berni, l’unico delitto contemplato dalla legislazione italiana é lo sfruttamento della prostituzione, mentre la sua cliente “lavora sola e non sfrutta nessuno”.

La Guardia di Finanza ha comunicato qualche giorno fa alla donna che deve pagare 90.000 euro per i guadagni illegali derivati dal suo lavoro di prostituta.

La polizia tributaria ha applicato alla donna una norma del 2006 che stabilisce che la prostituzione é “un atto illecito i cui guadagni sono tassati come ricavi diversi derivati da introiti illeciti”.

L’uruguaiana di 32 anni, la cui identitá non é stata resa pubblica, ha detto che non intende pagare la suddetta somma, che usa per “mantenere la sua famiglia in Uruguay”, come pubblica oggi la “Gazzetta di Parma”.

[Articolo originale di EFE]

Gli ultimi commenti.

  1. Giovedì, 3 Luglio 2008 alle 5:43 pm, Sergio Bergamaschi ha scritto :

    Pietro, se una norma mi dice che la prostituzione é “un atto illecito i cui guadagni sono tassati come ricavi diversi derivati da introiti illeciti” io capisco quanto segue:

    1 la prostituzione è un’atto illecito (e fin quì non ci dovrebbero essere dubbi)

    2 tassazione dei guadagni come ricavi diversi (e anche qui tutto normale, si tratta solo di definire un’aliquota per il “ricavo diverso”)

    3 introito illecito (è un percepire soldi tramite un lavoro illecito)

    4 se applico una tassa a qualcosa è perchè quel qualcosa (fondamentalmente un introito) è previsto che provenga da un lavoro legalmente riconosciuto e dignitoso per chi lo svolge

    5 se quel lavoro NON è legalmente riconosciuto e quindi illecito, gli introiti sono automaticamente illeciti (droga, traffico d’armi, PROSTITUZIONE etc.)

    6 se applico una tassa ad un’introito illecito, altrettanto automaticamente o la tassa è illecita o sancisco una forma di legalità per un qualcosa che non lo è

    Per cui o prostituirsi è legale o non lo è, allo stesso modo tassare un introito è legale se l’introito è lecito: se tasso qualcosa di illecito, convieni che qualcosa non è al suo posto?

  2. Domenica, 29 Giugno 2008 alle 11:23 am, Marcello ha scritto :

    La fatidica norma del 2006 non l’ho trovata.

    In compenso vi riporto il seguente link:
    http://www.uglagenziefiscali.it/ote/2007/reddpros.pdf

    Si tratta di un documento che, giustamente direi, sottolinea “Fiscus non erubescit”: il Fisco non arrossisce.
    Si tratta di un breve documento che studia i rapporti tra il Fisco ed attività come la prostituzione. In fin dei conti, secondo quanto ho capito, il Fisco non è legato a considerazioni morali, ma deve solo applicare la semplice norma di tassare le transazioni in denaro per ogni lavoro eseguito.

    Se qualcuno trovasse la Norma del 2006 gliene sarei immensamente grato.

  3. Venerdì, 27 Giugno 2008 alle 7:07 pm, pietro 1987 ha scritto :

    Ma Sergio che stai addì?
    Cito testualmente quello che hai scritto:
    “Tale norma quindi sancisce la possibilità di avere ricavi da introiti illeciti e che quindi l’illecito lavoro è possibile”
    ASSOLUTAMENTE NON FUNZIONA COSI’!!

  4. Mercoledì, 25 Giugno 2008 alle 6:32 pm, Sergio Bergamaschi ha scritto :

    Ah, rileggendo poi l’articolo si dice che: “La polizia tributaria ha applicato alla donna una norma del 2006 che stabilisce che la prostituzione é “un atto illecito i cui guadagni sono tassati come ricavi diversi derivati da introiti illeciti”. Tale norma quindi sancisce la possibilità di avere ricavi da introiti illeciti e che quindi l’illecito lavoro è possibile! questa è una delle contraddizioni, traboccanti dallo stato pappone ma la cosa più bella è che E’ UNA NORMA!!!

  5. Martedì, 24 Giugno 2008 alle 2:20 pm, Sergio Bergamaschi ha scritto :

    C’è qualcosa che non cerchia! non torna, il cerchio normalmente è rotondo e qua ci sono evidenti spigoli!!!
    Non c’è una regolamentazione in merito, non è sfruttata dal pappone di turno (quindi non ricade sotto la normativa contro lo sfruttamento della prostituzione) ma qualcuno per fare cassa (in base a che titolo e con quali dati poi abbiano deciso che la prostituta in questione quadagna tot piuttosto che un’altro tot, non è dato saperlo) ha ben pensato che la suddetta debba tirare fuori 90000 Euro per darli allo STATO.
    Cosa viene subito da pensare?

    LO STATO SI SOSTITUISCE AL PAPPONE QUINDI STATO PAPPONE !!!

    A questo punto, si può a rigor di logica intentare una causa nei confronti del PAPPONE di turno perchè la prostituta c’è, il PAPPONE anche e il tutto ricade preciso preciso come un “guanto” (non c’e lho fatta, dovevo dirla, scusatemi) sotto la normativa CONTRO LO SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE. Sotto Avvocato Berni, visto che la Legge è uguale per tutti, sotto con una azione legale contro lo STATO: preferisco una prostituta ricca (anche se sarebbe meglio che facesse un lavoro più dignitoso) e che aiuta la famiglia in Uruguay ad uno “STATO” PAPPONE, pieno fino a traboccare di contraddizioni ingiustificabili e insulse, come questo.

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