[European Voice]
Gli italiani interrompono i trasferimenti dei nuovi arrivati sul continente; gruppi in difesa dei diritti umani sostengono che le regole non sono state rispettate.
L’isola di Lampedusa è ormai simbolo delle sfide Europee rivolte a fare i conti con immigrati clandestini che attraversano il Mediterraneo.
L’isola è distante 205 chilometri dalla Sicilia ma solo 113 km dall’Africa e pertanto è diventata porta d’ingresso per l’Europa nonostante la sua estensione di soli 25 chilometri quadrati.
Migliaia di immigrati arrivano ogni anno, molti di essi chiedono asilo. Almeno 31000 immigrati nel 2008, che solo il mese scorso hanno spinto il governo Italiano a interrompere i trasferimenti dei nuovi arrivi per il continente.
Per contro, le organizzazioni in difesa dei diritti degli immigrati asseriscono che le condizioni sull’isola violano le direttive comunitarie UE.
La Commissione Europea è responsabile di assicurare che gli Stati Membri implementino la legislazione UE sull’asilo. Potrebbe forse fare di più per assicurare che tali regole vengano attuate davvero?
Dopo l’annuncio del 9 Gennaio di Roberto Maroni, il Ministro dell’Interno italiano, che i nuovi arriviati non sarebbero stati trasferiti sul continente, il numero degli immigrati trattenuti a Lampedusa è passato da circa 800 a più di 1800. Maroni da allora è parzialmente ritornato sui suoi passi, ma tra i gruppi in difesa dei diritti umani permangono preoccupazioni.
Amnesty International ha scritto il 28 Gennaio a Jaques Barrot, il Commissario Europeo responsabile della direzione Giustizia, Libertà e Sicurezza, sostenendo che trattando le richieste di asilo sull’isola si corre il rischio di “violare” i diritti dei richiedenti di asilo di appellarsi contro la deportazione. Il diritto di fare appello è garantito, dice Amnesty, dalla direttiva sulle procedure di asilo UE.
Il Consiglio italiano per i Rifugiati è preoccupato che le autorità sull’isola non stiano effettuando i colloqui personali ai richiedenti di asilo prima di rifiutare le loro richieste Anche questo sarebbe una violazione delle regole UE.
Barrot ha risposto al Parlamento Europeo martedì 3 febbraio che andrà in visita sull’isola questo mese.
Barrot e i suoi collaboratori, tuttavia, si sono trattenuti da ogni pubblica critica all’Italia. Gli esperti dicono che il tono non provocatorio della Commissione deriva, almeno in parte, da una mancanza di risorse amministrative. Sostengono inoltre che l’ufficio incaricato delle procedure di asilo è composto da sole 13 persone, più assorbite dalle bozze di legislazione piuttosto che dalla sorveglianza delle regole esistenti. Il monitoraggio del modo in cui gli Stati Membri applicano le leggi è uno dei compiti in discussione per l’istituzione di un ufficio di supporto alle politiche d’asilo che la Commissione proporrà il 25 Febbraio.
I difensori della Commissione mostrano le sue azioni nel portare in tribunale quegli Stati Membri che non hanno emendato le leggi a seguito delle nuove direttive. Essi fanno presente che la pressione dalla Commissione potrebbe, con tutta probabilità, essere controbilanciata dalle affermazioni dell’Italia di essere “sovraccarica” rispetto gli altri Stati Membri.
La Commissione sta seguendo un approccio gemello sulla questione – essere vigile nell’accertarsi che gli Stati Membri applichino ciò che è stato previsto dalla legge nazionale, ma anche essere comprensiva quando i governi affermano che stanno facendo il massimo per sostenere un “influsso” di immigrati illegali. Per fare diversamente, richiederebbe un aumento di risorse amministrative. Inoltre comporterebbe il rischio di danneggiare le relazioni con gli Stati Membri. Di fronte a questo pericolo, la Commissione sta optando per la cautela.
[Articolo originale "EU migration policy tested on Italian island " di Jim Brunsden]




















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