L’Italia tiene il programma TV di Bruxelles “fuori onda”

[Financial Times]

L’idea di formare una grande coalizione politica, sebbene sia stata suggerita in alcune occasioni, è sempre stata considerata poco realistica in Italia. Ma una convergenza di idee tra destra e sinistra sembra essere forte soprattutto nel settore della televisione del paese. Ci si potrebbe aspettare che le parti politiche abbiano sguainato le spade dato che Silvio Berlusconi, il presidente del consiglio in carica, possiede Mediaset, la televisione dominante nel settore privato italiano. Tutto ciò senza menzionare il fatto che, come presidente del consiglio, ha anche il controllo effettivo della televisione di stato, la RAI, che insieme a Mediaset risponde di ben oltre il 90 % del profitto della televisione via satellite (FTA) italiana.

Una serie di governi di centro-sinistra, incluso l’ultimo governo di Romano Prodi, hanno puntualmente rifiutato di affrontare l’evidente conflitto di interessi di Berlusconi nel settore televisivo. Ciò non è del tutto inaspettato, dato che lo status quo conferisce alla sinistra la potestà sulla RAI quando sono loro al potere.

Tuttavia, forse, l’indizio più significativo di una coalizione tra partiti nell’interesse di proteggere il sistema è il modo in cui i governi successivi hanno dato un secco rifiuto al tentativo della Commissione Europea di promuovere la concorrenza nel settore televisivo italiano. Quando Neelie Kroes, il capo della Commissione per la concorrenza, fece presente due anni fa che l’Italia trasgrediva le normative Europee, si offrì al mondo lo spettacolo di un governo Prodi nell’atto di difendere una falla dell’amministrazione Berlusconi che apertamente sostenne i canali dei media del magnate dalla competizione.

Berlusconi è riuscito ad evitare che uno dei suoi tre canali venisse relegato al satellite e smettesse di operare come una tradizionale stazione commerciale. Le sentenze successive contro il governo da parte della corte costituzionale italiana e della Corte di Giustizia Europea non sono state prese in considerazione.

Ora, dato che l’Italia comincia ad avviarsi verso tecnologia del digitale terrestre, questa strana grande coalizone sta nuovamente prendendo le misure. La Kroes ha specificato che la conversione verso nuove tecnologie da l’opportunità di promuovere nuovi concorrenti nel settore. Tuttavia, sola in Europa, l’Italia ha pattutito una linea bipartisan per mantenere lo status quo semplicemente distribuendo le nuove frequenze del digitale ai gruppi che dominano il settore. Questi includono RAI, Mediaset e Telecom Italia.

Il risultato è l’esclusione. Il modo rimarcabile in cui l’elite politica Italiana continua a prendere tempo ed evita Bruxelles, è l’invidia di molti altri paesi. Roma riesce non solo a mantenere Bruxelles “fuori onda”, ma sta rimuovendo tutti gli impedimenti per far giungere nuovi aiuti di stato alla sua sofferente compagnia di bandiera, Alitalia.

[Articolo originale di Paul Betts]

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11 commenti per L’Italia tiene il programma TV di Bruxelles “fuori onda”

  • mi piace questo articolo…
    facciamo benissimoi a non sottometterci alle cricche di imprenditori e banche straniere che dominano quel finto parlamento europeo…
    basta vedere come l E ha permesso la produzione di succo d’arancia senza arancie….
    io darei all’UE L’APPOGGIO ESTERNO COME LA GRAN BRETAGNA!!!!!

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