Processo Storico contro la Camorra a Napoli

[Le Figaro]

In prima istanza, circa 95 persone sono state condannate ad una pena globale di sette secoli di prigione.

Questo processo, battezzato « Spartacus», è prima di tutto quello del clan dei Casalesi. É un verdetto storico quello che sarà rilasciato mercoledì dalla corte d’appello di Napoli nel più grande processo mai intentato allaCamorra. L’ultimo risale al dicembre 1987 a Palermo nel quale erano stati condannati circa 500 mafiosi appartenenti a Cosa Nostra. In prima istanza il 15 settembre 2005, dopo dibattiti interminabili che sono durati sette anni, circa 95 persone sono state condannate ad una pena globale di sette secoli di prigione. L’ergastolo è stato pronunciato contro ventuno imputati da parte del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Questo processo, battezzato «Spartacus», è sprima di tutto quello del clan del Casalesi, una delle bande più potenti della Camorra. La loro crudeltà, la loro potenza economica e militare, la loro influenza nelle grandi città del Nord in cui i Casalesi si sono installati, costituiscono la trama di Gomorra, il romanzo dello scrittore Roberto Saviano che vive sotto scorta di polizia dalla sua pubblicazione nel 2006. La pellicola dallo stesso nome che tratta della vera esecuzione di due giovani sul litorale napoletano nel 2003 è stata presentata a Cannes. I Casalesi devono il loro nome al paese Casal Di Principe, vicino a Caserta al sud d’Italia, il loro feudo da oltre venti anni. Questo comune di 20.000 abitanti detiene alcuni record poco invidiabili: la più forte densità di automobili di lusso in Italia, uno dei tassi di omicidio più elevati d’Europa e diciassette consiglieri comunali su trenta messi sotto esame per complicità con i Casalesi. Il clan ha avuto il suo periodo di gloria negli anni 1990 sotto l’impulso di un capo carismatico, Francesco Schiavone, chiamato «Sandokan», come il pirata malese in lotta contro i colonizzatori britannici.

Questo criminale napoletano appassionato di Napoleone è stato catturato nel suo bunker nel 1998 e condannato all’ergastolo. L’ estremista serbo «Arkan», assassinato nel 2000, era venuto a ordinargli un carico d’ armi. Dopo il suo arresto, l’organizzazione sembra essere passata sotto il controllo dei due luogotenenti, Michele Zagaria ed Antonio Iovine, tutti e due latitanti. Zagaria è un po’ il Bernardo Provenzano della Camorra, il capo enigmatico di Cosa Nostra catturato nel 2007 dopo una «fuga» leggendaria che è durata oltre quaranta anni. Suo fratello, Pasquale Zagaria, detto “Bin Laden„, è stato catturato nel luglio 2007 a Milano. Battezzato «re del cemento» dopo essersi appropriato di numerosi appalti pubblici in Lombardia così come a Parma, aveva stabilito il suo quartiere generale in uno dei posti più «in» della metropoli lombarda, la zona del Navigli.

Quattro pentiti assassinati

Nella regione napoletana, i Casalesi controllano tutti i traffici, stupefacenti, estorsione e corruzione nell’amministrazione pubblica. Si dice che le loro società siano presenti sui cantieri della TAV Roma-Napoli e dell’ autostrada Salerno-Reggio Calabria. Sono particolarmente attivi nel trasporto ed il trattamento dei rifiuti altamente tossici che provengono dal nord Italia e che sotterrano senza formalità in località clandestine. Chi gli resiste è eliminato senza pietà, a cominciare da quelli che collaborano con la giustizia. All’avvicinarsi della sentenza d’appello, quattro «pentiti» sono stati uccisi. Il 1° giugno scorso, è stato il turno di Michele Orsi, un industriale di 47 anni che aveva costituito un consorzio, ECO4, per riciclare i rifiuti domestici di diciotto comuni. Indagato per complicità con i Casalesi, collaborava con la giustizia. Per l’associazione «Articolo 21» che fa campagna a Caserta contro la Camorra, il peggio sarebbe che questo verdetto passasse inosservato: «questo non farebbe che banalizzare nell’opinione pubblica il ruolo nocivo della Camorra.»

[Articolo originale di Richard Heuzé]

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