[Libération]
In Italia, il business dei rifiuti è sempre molto redditizio. Secondo il rapporto annuale “Ecomafia” dell’ONG Legambiente, il giro d’affari delle attività mafiose legate all’ambiente è salito, nel 2007, a 18.4 miliardi di euro. Circa 4 miliardiin meno rispetto al 2006, certo, ma pur sempre un quinto del giro d’affari totale di tutte le mafie della penisola (Camorra, N’drangheta e Cosa Nostra).
Montagna. L’inchiesta condotta, in collaborazione con la direzione antimafia, rileva quest’anno più di 30.000 infrazioni alle leggi ambientali (ossia 3 ogni ora). Il volume dei rifiuti tossici non trattati e partiti per Hong-Kong, Tunisia, Pakistan, Senegal e Cina, senza contare quelli che continuano ad essere dispersi in natura, formerebbero una montagna di 2.000 metri d’altezza per una base di 3 ettari! Pubblicato in piena crisi della spazzatura in Campania, il rapporto di Legambiente insiste su quanto siano generalizzati certi comportamenti. La regione di Napoli occupa sempre il primo posto per quanto riguarda le illegalità ambientali, ma è stranamente seguita da vicino dal Veneto.
“La Camorra è responsabile di numerosi traffici, compreso quello dei rifiuti tossici, ma per la maggior parte questi provengono da industrue del nord”, aveva d’altra parte affermato la settimana scorsa il capo di Stato italiano, Giorgio Napolitano. Provocando un’alzata di scudi nei partiti di destra, come la Lega lombarda, che avevano preteso che Napolitano facesse i nomi. Per Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, “la criminalità ambientale infetta intere regioni a partire dal sud del paese, là dove la criminalità organizzata arriva ad inquinare ogni dettaglio della vita economica e sociale, a imporre delle scelte strategiche per tutto il territorio nazionale e a decidere la sorte di intere comunità”. In questo gioco, è sempre la Campania che conduce, davanti alla Calabria, la Puglia e il Lazio.
Incendi. Il traffico dei rifiuti non è, sfortunatamente, la sola attività economica delle mafie che hanno allargato il loro raggio d’azione alla speculazione sul rimboschimento, al traffico dell’acqua e della sabbia. E soprattutto al traffico di animali usati per combattimenti e scommesse clandestine, un’attività che da sola costituirebbe un giro d’affari di circa 3 miliardi di euro. Il rapporto “Ecomafia 2008″ mostra soprattutto che il fenomeno si ingrandisce: il numero delle infrazioni è aumentato del 27% rispetto al 2006, i sequestri del 9% e gli arresti del 19%. Senza contare l’aumento vertiginoso del numero degli incendi dolosi, con 225.000 ettari andati in fumo in un anno.
Il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, insiste perché questo tipo di infrazioni siano contemplate nel codice penale. “Affinché chi avvelena l’aria che respiriamo, chi inquina l’acqua, saccheggia il territorio e minaccia la nostra salute sia punito”.























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