Berlusconi vuole limitare il potere dei giudici per le indagini preliminari

[Le Figaro]

Il governo prevede numerosi progetti di legge per riformare la giustizia, fino ad una riforma costituzionale.
Restringere il potere esorbitante dei GIP, separare le carriere all’interno della magistratura, limitare l’uso smoderato delle intercettazioni telefoniche, snellire le procedure giudiziarie, riconsiderare il Codice Civile ed il Codice Penale, costruire nuove prigioni: è un percorso a più tappe che il Consiglio dei ministri metterà in cantiere a partire da venerdì per riformare una giustizia lenta ed inefficace. Fanalino di coda dell’Europa, l’Italia è stata condannata più volte a Strasburgo per la durata eccessiva dei suoi processi e la disparità delle sentenze da una corte all’altra.
Silvio Berlusconi tiene molto a questa riforma: “E’ uno dei temi che conterà nel giudizio sulla sua esperienza politica”, sottolinea il giovane guardasigilli Angelino Alfano. L’Italia non ha mai conosciuto una riforma di tale portata. La procedura ha subito qualche modifica nel corso degli anni. I referendum hanno fatto il resto ma senza un impatto sostanziale. Regolarmente, nascono guerre tra procure, aggiungendosi alla confusione. La decisione di trasferire dei magistrati, colpevoli di eccessi, come è in programma oggi per sette di loro, diventa velocemente un affare di stato.

I giovani magistrati sottoposti ad un periodo di prova

Silvio Berlusconi manifesta il suo ottimismo: “Sono sicuro che questa volta faremo la riforma della giustizia, con la sinistra se possibile, senza se necessario.”
Il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, che ha elencato questo fine settimana le sei priorità della riforma, ha raccolto un vasto consenso, da destra a sinistra. Sottolinea la necessità di riformare radicalmente il Consiglio Superiore della Magistratura, di separare le carriere dei magistrati da quelle dei giudici, di sottoporre i giovani magistrati ad un periodo di prova sotto la sorveglianza di un magistrato esperto. Riafferma la necessità di mantenere in vigore lo strumento “indispensabile” delle intercettazioni telefoniche nelle inchieste su mafia e terrorismo, ma anche sui delitti contro la pubblica amministrazione.
“Escludere la corruzione screditerebbe il sistema”, ha spiegato. Silvio Berlusconi giura che non ne ha mai avuto l’intenzione. Gianfranco Fini propone anche delle sanzioni pecuniarie nei confronti di poliziotti, magistrati, assistenti di giustizia… che violeranno il segreto istruttorio: “Non è tollerabile che le intercettazioni diventino uno strumento per farsi giustizia; quello che ultimamente sta succedendo non è degno di un paese civile” ha affermato, facendo allusione alla pubblicazione di conversazioni private sulla stampa.
La riforma avrà bisogno di una riforma costituzionale. E’ pensata per restituire una più vasta autonomia alla polizia giudiziaria rispetto ai GIP e si propone d’abolire l’obbligo di azioni penali iscritto nella Costituzione italiana ed applicato oggi in maniera abusiva e discriminatoria. Per contro, l’autonomia e l’indipendenza delle corti non saranno rimesse in discussione.

[Articolo originale "Berlusconi veut limiter le pouvoir du juge d'instruction" di Richard Heuzé]

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