[El País]
Medici italiani hanno realizzato operazioni chirurgiche ingiustificate per ricevere il contributo statale – vari pazienti sono morti a causa di interventi non necessari
Operavano pazienti anche se non c’era bisogno di farlo; sottoponevano malati incurabili a interventi che non avrebbero migliorato la loro situazione, con “crudeltà”; obbligavano persone con il cancro a sottoporsi a varie operazioni quando una era sufficiente; asportavano deliberatamente polmoni per curare una tubercolosi; hanno asportato i capezzoli a una ragazza di 18 anni senza che ce ne fosse bisogno. Considerati responsabili di questi e altri delitti, 13 medici italiani e il direttore della clinica privata Santa Rita di Milano sono stati arrestati ieri dalla Guardia di Finanza. Sono accusati di omicidio volontario, di aver provocato gravi lesioni ai pazienti, e di frode fiscale.
La stampa italiana parla di clinica degli orrori. Secondo gli investigatori, nell’ospedale Santa Rita, sovvenzionato dal Sistema Sanitario Nazionale, si falsificavano le cartelle cliniche e si esercitavano procedure scorrette in modo da aumentare l’importo dei rimborsi statali, che negli ultimi anni avevano raggiunto i due milioni e mezzo di euro.
Tredici medici hanno guadagnato da queste operazioni, però solo due di loro sono finiti in carcere: Pier Paolo Brega Massone, responsabile dell’Unita di Chirurgia Toracica, che si era descritto, in un messaggio sms, come ”l’Arsenio Lupin delle chirurgia”, e un membro del suo staff, Pietro Fabio Presicci. Gli altri sono agli arresti domiciliari.
I pubblici ministeri milanesi Grazia Pradella e Tiziana Siciliano hanno documentato 90 casi di lesioni gravi a pazienti del Santa Rita. Secondo quanto riferito ieri dalla Guardia di Finanza, i medici avrebbero “sottoposto alcuni pazienti ad operazioni traumatiche senza tenere conto del loro stato di fragilità dato dall’età e dalle condizioni cliniche”. Gli interventi avevano come unico scopo quello di ottenere il rimborso, visto che la clinica era indenizzata in base al numero delle operazioni realizzate.
I pazienti, operati senza che ce ne fosse bisogno, non erano informati sui rischi della sala operatoria. In 5 casi, malati di età compresa tra i 65 e gli 85 anni sono morti nel corso di operazioni non necessarie, e per questo alcuni dei medici sono accusati di omicidio volontario.
“L’uso delle intercettazioni telefoniche è stato fondamentale perché durante le loro conversazioni gli accusati parlavano in maniera esplicita della necessità di operare per guadagnarci”, hanno scritto le piemme milanesi.
I dettagli della storia sono duri: a una ragazza di 18 anni sono stati asportati i capezzoli, anche se sarebbe bastato asportare solamente una cisti. A operazioni analoghe sono state sottoposte anche persone anziane. Una signora di 88 anni, malata di tumore, fu operata tre volte in tre mesi, anche se sarebbe stata sufficiente solo una operazione (il rimborso era di 12.000 euro per ogni operazione). I rappresentanti della clinica non hanno voluto commentare le accuse: “Ne siamo venuti a conoscenza dai giornali”, si sono giustificati.




















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Sono curiosa di sapere se andrà a finire come tutte le vicende di mala sanità… magari un mese di arresti domiciliari e via.
Che schifo!
Vai tranquilla che scenderanno i migliori avvocati,per l’occasione,ovviamente pagati da chi ha tutto l’interesse che il buon nome della sanita venga ripulito….