La RAI stanzia 400 milioni di dollari per le fiction nazionali

Variety

L’emittente taglierà in altri settori.

La televisione pubblica italiana RAI sta pianificando di immettere quest’anno la notevole cifra di 400 milioni di dollari nella produzione di fiction nazionali, nonostante gli introiti pubblicitari siano in calo e le entrate provenienti dal canone siano state inferiori al previsto, il che significa meno risorse per i prodotti hollywoodiani.

La RAI, che nel 2008 ha vinto la gara dell’audience con un totale del 44% di share contro una media del 40% di Mediaset di Silvio Berlusconi, ha subìto lo scorso anno un decremento pubblicitario stimato intorno ai 90 milioni di euro a causa della crisi economica, costringendo la rete a tagliare i costi di almeno 150 milioni di dollari nel 2009, secondo il presidente Claudio Petruccioli.

Ma la RAI non taglierà gli investimenti nelle serie televisive nazionali che costituiscono i suoi usuali campioni di audience, secondo il piano di produzione dell’emittente che sarà presentato mercoledì al consiglio d’amministrazione per l’approvazione definitiva.

Il piano include un ricco film biografico sul controverso Papa Pio XII, capo della Chiesa Cattolica durante la seconda guerra mondiale, e nuovi episodi delle serie di punta tra cui “Don Matteo”, su un parroco-investigatore.

L’investimento sui prodotti americani è già scarso in RAI, che manda in onda in prima serata solo “Desperate Housewives” e “NCIS”, se confrontato con la rivale Mediaset più attenta a Hollywood, che trasmette “House”, “Gossip Girl”, “CSI”, e le serie di Hallmark “Merlin” e “Walker Texas Ranger”.

A dicembre il governo ha aumentato il canone della RAI, il più basso d’Europa, da 142 dollari l’anno ad appena 144 dollari. La RAI, che questo mese dovrebbe diffondere i risultati del 2008 con un passivo di 45 milioni di dollari, conta sul canone per metà del suo budget, mentre sugli introiti pubblicitari per il 45% e i diritti di vendita per il 5%.

[Articolo originale " RAI puts $400 million in local series " di NICK VIVARELLI]

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