Su Facebook, i mafiosi sono simpatici

[Le Monde]

Si può impunemente adulare i boss di Cosa Nostra su Facebook, il sito di socializzazione? Apparentemente sì. I dirigenti del network di Palo Alto, in California, hanno fatto sapere che la censura non fa parte della loro politica. A questo proposito, non faranno nulla contro i gruppi di fan di mafiosi come Totò Riina e Bernardo Provenzano manifestatisi attraverso il sito e che hanno provocato uno scandalo in Italia per aver definito i padrini, tra l’altro, come “uomini d’onore”, “incompresi” e “innocenti” a cui “bisogna baciare la mano”.
Il problema: la tolleranza del sito sembra essere a geometria variabile. Gli stessi dirigenti di Facebook hanno in effetti appena revocato i “profili” di alcune mamme che si mostravano mentre allattavano i loro bambini. Queste immagini sarebbero “oscene”. Una doppia morale che ha fatto arrabbiare gli internauti. E anche se molti esperti si sono affannati a spiegare il paradosso americano per cui un capezzolo può rivelarsi scioccante per il pubblico nonostante la libertà d’espressione rimanga comunque sacra, la rivolta cova nella rete.

“Il vero capo dei capi”

Migliaia di adesioni sono state raccolte alle pagine “O noi o loro” e “No alla mafia su Facebook”. Una petizione è stata rivolta al ministro delle comunicazioni per domandare la chiusura del sito per “complicità in apologia di reato”, punibile secondo il codice penale italiano. Un politico propone dal canto suo, di fare tabula rasa del network: “A cominciare da noi, uomini politici, dovremmo ritirarci da Facebook”, ha dichiarato Gianpiero D’Alia, membro della commissione parlamentare anti-Mafia.
La vicenda, che è stata risollevata in questi giorni dopo la doppia decisione del sito – seni no, Mafia sì – era stata denunciata a fine dicembre. Alcuni famigliari di vittime della Mafia si erano detti scioccati dopo essere venuti a sapere che migliaia di persone si erano iscritte a pagine dedicate a Totò Riina, il padrino di Corleone arrestato nel 1993 e condannato una quindicina di volte all’ergastolo.
Accanto alla foto che lo ritrae, l’aria sconvolta, il giorno del suo arresto, la legenda lo presenta come “Totò Riina…il vero capo dei capi”. Martedì sera, 6 gennaio, i suoi fan raggiungono la considerabile cifra di 5913. Bernardo Provenzano, il suo successore alla testa di Cosa Nostra, in prigione dal 2006 dopo quarant’anni di latitanza, deve accontentarsi di qualche centinaio di iscritti mentre colui che è considerato come il nuovo capo della Mafia, Matteo Messina Denaro, sembra molto meno popolare con i suoi 143 sostenitori.
Uno scherzo? Non sembra, leggendo i commenti dei fan. Il dibattito verte sui “valori” della Mafia e le “qualità” del boss dei boss. A fianco di coloro che tessono le lodi della Mafia, arma di difesa di fronte all’arroganza del potere, altri, più diretti, lanciano l’appello: “Liberate Totò Riina”. C’è colui che rimpiange di non potersi mettere a disposizione di un tale uomo, e colui che ricorda che si tratta di “un grande che ha lottato per tutti noi”.
Internet può servire a plasmare il mito di Cosa Nostra e dei suoi boss, denuncia Claudio Fava, deputato europeo e figlio di Giuseppe, giornalista ucciso dalla Mafia precisamente 25 anni fa. Contro ogni forma di censura, si mostra preoccupato perché questo “significa che il paese è malato”.
Maria Falcone, la sorella del magistrato Giovanni Falcone, assassinato dalla Mafia nel 1992 e simbolo della lotta contro Cosa Nostra, si dice “indignata”: “Il male esercita ancora fascino sui i giovani. Bisogna fare di tutto affinché questo non accada più, ma certi messaggi su internet e alcuni film non aiutano”, spiega, riferendosi non solo a Facebook ma anche ad una serie televisiva intitolata “Il capo dei capi”, di cui Totò Riina è il protagonista.
Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo Borsellino, ucciso anch’egli dalla Mafia nel 1992, va più in là e lancia l’allarme. Dietro questi commenti da parte di giovani poco consapevoli di quello che realmente rappresenti la Mafia, ci sarebbe, secondo lui, una precisa strategia volta a delegittimare le decisioni della giustizia. Perché, ricorda, l’obiettivo dichiarato dalla Mafia è sempre stato quello della revisione dei processi. Facebook al servizio dei boss?

[Articolo originale "Sur Facebook, les mafiosi sont sympas " di Salvatore Aloïse]

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