I produttori italiani di prosecco cercano un riconoscimento

[The New York Times]

Nel 1984 Fabio Zardetto, direttore del gruppo vitivinicolo di famiglia, situato nel nord Italia, sfruttò l’occasione di diventare uno dei primi esportatori di vino frizzante prosecco negli Stati Uniti d’America.

Inizialmente gli sforzi per promuovere il proprio spumante furono un fallimento. “Dovevo costringere la gente ad assaggiare il prosecco” ricorda Zardetto, oggi 50enne. “Correvo dietro di loro con un bicchiere dicendo: per favore, lo assaggi”. Quando lo assaggiavano, dice Zardetto, rimanevano piacevolmente sorpresi. Le vendite del prosecco di Zardetto aumentarono fino a 100.000 casse negli Stati Uniti nel 2007, rispetto alle 50 del 1984.

Con il suo gusto fresco, gradevoli bollicine e una fascia di prezzo moderata – è venduto dai 10 ai 20 dollari la bottiglia – il prosecco ha guadagnato molti estimatori nel mondo. Le vendite globali sono cresciute molto velocemente per 10 anni, fino agli oltre 150 milioni di bottiglie dell’anno scorso. Inoltre con i consumatori che tendono a economizzare in questo periodo di vacanza, il prosecco sta diventando sempre più una celebre alternativa allo Champagne, i cui prezzi sono molto aumentati.

Tuttavia anche il prosecco sta incontrando alcune difficoltà. La sua tradizionale patria nel nord Italia, sta ora affrontando una guerra contro altri concorrenti, proprio come lo Champagne, il suo cugino ricco in Francia, ha fatto per molti anni.

Molti produttori sia in Italia sia nel mondo fino al lontano Brasile, stanno tentando di far soldi sulla ritrovata popolarità della bevanda. Siccome prosecco è il nome di un’uva, come lo chardonnay o il cabernet, chiunque può usare quel nome.

Oggi circa il 60% di tutto il prosecco – quasi 8 milioni di casse – arriva dai produttori della regione di Conegliano-Valdobbiadene, un insieme di paesini a circa mezz’ora di macchina a nord di Venezia.
I nuovi arrivati non sono obbligati agli stessi severi standard di produzione dei produttori tradizionali, che sono strettamente regolati dalle leggi italiane sul vino.

Uno di questi vini, il “Rich Prosecco”, è prodotto da un’azienda austriaca che ha come testimonial pubblicitaria Paris Hilton. In alcune bottiglie la Hilton è nuda e dipinta di vernice oro. Quel che è peggio per alcuni produttori è che questo vino è venduto in lattine di 6,8 once (20 cl) nelle stazioni di servizio e nei negozi, per circa 3 dollari. “E’ assolutamente volgare” dice Vittorio Zoppi, marketing manager del consorzio prosecco.

Claus Jahnke, direttore marketing e vendite di “Rich”, si è detto perplesso per le reazioni suscitate dal suo prodotto che è estratto da uve italiane.”Abbiamo investito molti soldi in pubblicità e pubbliche relazioni per lanciare Rich e promuovere il nostro prosecco” ha spiegato. “Abbiamo dato a questa famosa uva una mano per farle conquistare il mondo”.

I produttori italiani di vino sono preoccupati che questi “parvenu” indeboliranno l’immagine del prosecco proprio adesso che sta decollando. “Se chiunque nel mondo piantasse il prosecco noi perderemo il valore del nome” riferisce Ludovico Giustiniani, vicepresidente del consorzio che rappresenta circa 150 produttori della storica regione di produzione del prosecco.

Dopo mesi di discussione, il consorzio, insieme a un folto gruppo di altri produttori e viticoltori, ha proposto un piano che creerebbe una zona di produzione ufficiale del prosecco, confinata esclusivamente al nord Italia. Solo il vino di quella regione potrà essere etichettato come prosecco. Se il piano venisse approvato dal governo italiano – una decisione è attesa per il primi del 2009 – il prosecco potrebbe usufruire dello status di “designazione di origne protetta” secondo le leggi europee che tutelano prodotti regionali come lo Champagne, il porto e il prosciutto di Serrano.

“Il prosecco dovrà essere un prodotto italiano e nient’altro” dice Giancarlo Moretti Polegato, proprietario di Villa Sandi, una delle più importanti case vinicole della zona. Questo per lo meno in teoria. La protezione dell’Unione Europea sarebbe estesa solo ai 27 stati membri e, come hanno già potuto appurare i produttori di Champagne, è necessaria ancora molta attività di controllo.

La regione dello Champagne in France è stata ufficialmente designata nel 1927 come la vera casa del vino a cui dà il nome, ma la sua organizzazione commerciale spende ancora milioni di dollari per combattere i produttori di svariati prodotti come vini frizzanti, bagnischiuma e acqua imbottigliata che adoperano lo stesso nome. “Dobbiamo spendere molti soldi ed energia per proteggere il nostro prodotto” dice Sam Heintner, direttore dell’ufficio dello Champagne USA, gruppo commerciale che rappresenta gli interessi dei prodottori di Champagne.

Una prova di quanto speso è presente a Times Square dove uno schermo gigante mostra un annuncio elaborato dal gruppo di Heitner e destinato a chi fa baldoria durante le vacanze. Una bottiglia con etichetta “American Champagne” è coperta da una rossa maschera di carnevale stile veneziano.
Lo spot fa parte della campagna “Smaschera la verità” che serve a evidenziare la differenza rispetto al nome utilizzato dai produttori degli Stati Uniti d’America.

Anche i produttori di prosecco dovranno prepararsi ad una lunga battaglia. Il successo del prosecco può essere visto tra i sentieri delle alte colline che circondano Conegliano e Valdobbiadene. La zona si è trasformata da sonnolenta area agricola a uno dei territori più ricchi d’Italia, caratterizzata da nuove sfavillanti cantine e aziende agricole che sono state trasformate in locande rustiche per sostenere il crescente business del turismo enogastronomico.

Le vendite di Prosecco proveniente da quest’area lo scorso anno sono arrivate a 370 milioni di euro. Inoltre un ettaro (2,47 acri) di vigne nelle aree più pregiate, come Cartizze, costa più di un milione di dollari. Il prosecco di Cartizze, una collina a forma di Panettone a Valdobbiadene dove 140 viticoltori occupano circa 250 acri, costa circa 40 dollari a bottiglia.

Le vigne sono coltivate e vendemmiate a mano. Le macchine non riescono a muoversi nei punti più ripidi, anche se di tanto in tanto vengono utilizzati degli elicotteri quando il vigneto necessita di una spruzzata (con degli antiparassitari). Il terreno e l’insieme di giorni caldi e notti fredde rendono speciale il gusto del prosecco – un’accoppiata che ha raggiunto l’ufficialità nel 1969, quando la regione è stata insignita dello status di “denominazione di origine controllata” [in italiano nel testo, N.d.T.] o D.O.C., la versione italiana della certificazione del vino.

La svolta fortunata della regione, tuttavia, è relativamente recente. Nonostante le uve di prosecco siano coltivate qui da tre secoli, inizialmente venivano impiegate per farne vino non frizzante per il consumo locale. Le vigne occupavano parte delle ripide colline destinate a pecore e bovini di maggior valore. E’ stato solo dopo l’adozione di un nuovo metodo di produzione del vino frizzante (spumante) avvenuta nella metà del ‘900, che le cose hanno iniziato a cambiare.

Lo Champagne e altri vini frizzanti, normalmente acquistano le loro bollicine quando sono fermentati per una seconda volta con l’aggiunta di zucchero e lievito. Il lievito alimentato dallo zucchero si trasforma in alcol e diossido di carbonio. Quando la bottiglia è aperta la fuoriuscita di gas dà al vino le bolle e il caratteristico schiocco.

Lo Champagne rifermenta in bottiglie, e ciò costituisce un costoso e laborioso processo. Invece i nuovi metodi di produzione hanno consentito ai produttori di prosecco di rifermentare i loro vini in grandi contenitori, un processo che ha mantenuto i costi bassi. Questo e il gusto leggero e delicato del prosecco, insieme al basso contenuto di alcol, ne fanno un vino particolarmente versatile.

In Italia il prosecco è gradito per tutto l’anno e a tutte le ore della giornata. “L’unico momento in cui non lo beviamo è a colazione” dice Giustiniani. Questa accessibilità ha aiutato a incrementare la popolarità del prosecco negli anni ‘60 in Italia, negli anni ‘80 in Germania e negli stati limitrofi e negli anni ‘90 negli Stati Uniti, divenuti oggi il primo mercato fuori dall’Italia per il prosecco.

Forse nessuno ha spinto per affermare il prosecco negli Stati Uniti tanto quanto Mionetto, una cantina fondata a Valdobbiadene nel 1886 e ora il più importante produttore della zona con vendite per 40 milioni di euro all’anno.

Vedendo l’enorme potenziale di crescita negli anni Novanta, questa cantina ha iniziato a espandersi in modo aggressivo. Fu fondata la Mionetto USA per controllare la distribuzione nel Nord America e furono spesi milioni di dollari per pubblicizzare il prosecco e il marchio Mionetto. Oggi l’azienda è leader del segmento di mercato con una quota pressappoco del 33%, negli Stati Uniti, con 168.000 casse l’anno dei suoi prosecco D.O.C. e non. Eppure, dice Sergio Mionetto, che ha preso in mano l’azienda da suo nonno nel 1956, “noi crediamo di essere solo la punta dell’iceberg”.

Nell’animato Union Square Cafe di Manhattan, dove il prosecco della casa è il costoso Mionetto Sergio (dal nome del proprietario), si vendono 2 bicchieri di Prosecco per ogni bicchiere di Champagne, dice Stephen Paul Mancini, direttore dei vini e dei liquori nel ristorante. “Il prosecco è un prodotto molto famoso per noi” aggiunge. E alcuni venditori affermano che il prosecco sta volando dagli scaffali in questo periodo di vacanza.

Il prosecco sta anche avvicinando nuovi mercati come Cina, India e Vietnam, obbligando i produttori a pensare ancora più in grande. “Il prosecco può essere il più venduto vino spumante nel mondo”, sostiene Gianluca Bisol, un produttore dell 21esima generazione familiare e ora direttore generale della cantina Bisol, a Valdobbiadene. Egli ritiene che il prosecco può superare lo Champagne nei volumi di vendita nei prossimi 25 anni circa.

Il problema è che anche altri ne hanno riconosciuto il potenziale. È iniziato con dei nuovi arrivati nelle pianure del nord Italia. Viticoltori meno regolati dai loro parenti D.O.C., a cui fu assegnata la meno severa designzione del sistema vinicoli italiano, conosciuta come I.G.T. nel 1995. Questi possono produrre quasi il doppio del volume di vino per ettaro e la qualità può variare.

Nelle pianure i produttori possono utilizzare macchine per la vendemmia e per coltivare le loro viti per circa un decimo del costo, spiegano Bisol e altri. “Per queste ragioni” dice Bisol “quest’area che non esisteva 25 anni fa ora produce il 60% del prosecco”. Un più recente allarme per il consorzio e i coltivatori più recenti è che Paesi come Brasile, Romania, Argentina e Australia hanno iniziato a piantare prosecco. Il Brasile, in particolare ha adottato quest’uva, forse non sorprendentemente, visto che la principale regione del vino è popolata da immigrati del Nord Italia.

Quasi duemila acri di prosecco sono piantati in Brasile, dice Bisol. “Ai brasiliani piacciono le feste” aggiunge Bisol. “Bevono molto prosecco”.I produttori brasiliani di prosecco possono danneggiare le vendite italiane: il Brasile è già il quinto esportatore del prosecco Italiano.

Vicino all’Italia, dei produttori tedeschi e austriaci hanno iniziato a acquistare botti di prosecco italiano prodotte nelle pianure e trasportate nei propri Stati per essere imbottigliate. O messe in lattine, nel caso del “Rich Prosecco”. Quando Paris Hilton è stata in nord Italia a promuovere il Rich Prosecco due anni fa “fu un grande scandalo per questa area” dice Bisol. “I produttori erano molto arrabbiati”. Lei non tornò, riferisce Bisol.

Gunther Aloys, proprietario di hotel e imprenditore nella città turistica austriaca di Ischgl, colui che lanciò il Rich Prosecco nel 2006, pensa di portarlo negli Stati Uniti l’anno prossimo. E il signor Jahnke, direttore marketing e vendite del Rich, ha rivelato che l’azienda stava seguendo gli sviluppi della proposta legislativa fatta dai produttori italiani al governo.

La minaccia di un prosecco a marchio estero ha fatto sì che i produttori italiani del nord, sia di prosecco D.O.C che I.G.T, iniziassero a collaborare per proteggere i loro interessi. Loro dicono di credere che la loro proposta accrescerà la qualità e servirà a prevenire contraffazione.

Il piano vorrebbe creare una nuova e più ampia designazione D.O.C. per regolamentare le centinaia di aziende produttrici di prosecco spuntate nelle otto province italiane nelle pianure da Treviso a Trieste.
I produttori dovranno aderire a più severi criteri di qualità, tra cui la riduzione della produzione per ettaro e controlli più stringenti.

La regione di Conegliano-Valdobbiadene, intanto, accederebbe alla più alta designazione italiana per le regioni vinicole, nota come D.O.C.G. La chiave è collegare il prosecco alla sua tradizionale casa.

“Non vogliamo fare la fine del pinot grigio”, dice Primo Franco, proprietario della cantina Nino Franco di Valdobbiadene, riferendosi ad un’altra uva bianca che dalla regione del Veneto ormai è prodotta in tutto il mondo.

Siccome prosecco è anche il nome di un paese del nord Italia dove si ritiene che l’uva sia nata, il consorzio può utilizzare come ulteriore giustificazione che prosecco è il nome di una località che può essere protetta proprio come Chianti, Champagne e altri.

Riunendo tutti i produttori di prosecco del nord Italia in un unico gruppo, si spera fare qualcosa in più oltre a dare al prosecco una identità territoriale. I produttori vogliono anche dar impulso alle richieste e raggiungere il loro obiettivo di eguagliare o anche superare lo Champagne che oggi produce circa 300 milioni di bottiglie l’anno. Circa 150 miloni di bottiglie di prosecco sono prodotti ogni anno.

I produttori di prosecco sostengono di credere che con il nuovo piano essi possono raddoppiare la loro produzione fino a 300 milioni o addirittura 400 milioni di bottiglie l’anno, garantendo allo stesso tempo una certa qualità ai consumatori. “Lo Champagne è il re delle bollicine” dice Bisol “ma il prosecco forse può essere considerato il principino”.

Nelle scorse settimane, i produttori di vino si sono affrettati per finalizzare una proposta per il governo italiano, prima della scadenza di fine anno. Essi sperano di avere i requisiti per adeguarsi ad un efficiente sistema dell’Unione Europea che entra in vigore ad agosto. Se tutto andrà bene, le nuove tutele per il prosecco saranno in vigore per la vendemmia del 2009.

Ma questo è solo l’inizio. Le regole dell’Unione Europea sono valide solo per gli stati membri, quindi per gli stati al di fuori dell’Unione, come gli stati Uniti o il Brasile, è necessario fare degli accordi anche caso per caso. Per ora, dice Moretti Polegato di Villa Sandi “chiunque è coinvolto nella produzione del prosecco è contento”. Si possono quasi sentire i tappi saltare dalle bottiglie.

[Articolo originale "Italian Makers of Prosecco Seek Recognition " di AMY CORTESE ]

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