[Le Figaro]
Dopo il suo discorso al summit FAO, martedì a Roma, Nicolas Sarkozy, si è recato a Palazzo Chigi per il primo incontro con Silvio Berlusconi dopo che quest’ultimo è ritornato al potere, due mesi fa. Il presidente della Repubblica era stato uno dei primi a telefonare al Cavaliere per congratularsi. Aveva sottolineato in quell’occasione i loro “interessi convergenti sulla maggior parte dei documenti europei”.
I toni sono stati i medesimi, martedì. Per i loro incontri, i due capi di Stato hanno manifestato amabilità. Noi abbiamo una “larga affinità di punti di vista”, ha detto Nicolas Sarkozy. “Siamo d’accordo su molti punti”, gli fa eco il presidente del Consiglio.
Ad un mese dall’inizio della presidenza francese dell’Unione Europea (PFUE), il primo luglio, i colloqui hanno riguardato l’agenda del prossimo semestre. Per quanto concerne l’immigrazione, una delle priorità della PFUE, Nicolas Sarkozy ha ricevuto l’appoggio del suo ospite italiano che ha appena stretto ulterioremente la morsa nella penisola progettando di istituire il reato d’immigrazione clandestina, espulsioni più facili, e prolungamento del soggiorno nei centri di permanenza da due a 18 mesi. Parigi e Roma si ritrovano ugualmente sulla preoccupazione di proteggere i loro agricoltori, con tanta più determinazione quanto più la crisi alimentare pesa sul pianeta.
Per quanto riguarda l’energia, argomento critico in Italia, il presidente del Consiglio sarebbe pronto ad effettuare una virata storica andando verso il nucleare bandito dal 1987. Roma considererebbe quindi la costruzione di cinque centrali da adesso al 2015, prospettiva giudicata troppo ambiziosa per molti, ma che fa già gioire il presidente francese, grande sostenitore dell’energia nucleare civile. “Noi saremmo molto contenti di lavorare con l’Italia”, ha dichiarato Nicolas Sarkozy.
Ulteriore punto di accordo, l’Unione per il Mediterraneo, progetto caro a Nicola Sarkozy che l’italiano ha accolto calorosamente, almeno su alcune parti, come gli scambi di giovani ed il disinquinamento. Il presidente della Repubblica, che ha pranzato ieri a Roma con Hosni Moubarak, s’è detto fiducioso della venuta a Parigi della maggior parte dei capi di Stato del bacino del mediterraneo, in particolare il siriano Bachar al-Assad.
I due uomini si sono perfino scambiati qualche garanzia supplementare. Contrariamente alla posizione adottata dalla Germania, Nicolas Sarkozy ha così dato la sua benedizione all’Italia augurandole di unirsi al gruppo delle sei potenze che adottano il braccio di ferro con l’Iran sulla crisi nucleare: “Benvenuta all’Italia. Più numerosi saremo, maggiori saranno le possibilità di successo”, ha sostanzialmente detto il capo dello Stato.
Liberalismo ed atlantismo
Da parte sua, Silvio Berlusconi non ha escluso, in futuro, di vedere Air France giocare un ruolo nel risollevamento di Alitalia. Particolare che diventa curioso nel momento in cui ci si ricorda che il Cavaliere aveva largamente contribuito a far fallire tale accordo. E’ vero che all’epoca era in campagna elettorale…Quanto ai lavori per mettere in sicurezza il tunnel del Fréjus, “cominceranno presto senza ritardi malgrado la contestazione di minoranze”, ha promesso il capo di Stato italiano dando così il benservito all’opposizione delle associazioni ecologiste. “Se aspettiamo di risolvere i deficit per far le cose, ce ne saranno ancora di più”, ha valutato Nicolas Sarkozy sotto lo sguardo d’approvazione dell’italiano, chiaramente soddisfatto tanto quanto lui di lanciare una frecciatina a Bruxelles.
Tutte queste convergenze non escludono delle differenze di approccio. Certamente, i due uomini, che si conoscono bene, condividono un buon numero di impegni ed atteggiamenti, liberalismo ed atlantismo, eloquenza e distensione. Nicolas Sarkozy può contare sul suo “amico” italiano sull’Areopago dei Ventisette. Ma quest’alleato suscita nondimeno una certa diffidenza a causa del suo carattere imprevedibile ed i suoi cambi di rotta potrebbero farne un partner ingombrante al momento della presidenza francese dell’UE. Per riuscire tenendo uniti i suoi partner, Nicolas Sarkozy sa che dovrà mantenere una rotta intermedia. Per esempio, sull’immigrazione, il capo dello Stato ha sottolineato che il “patto” che proporrà ai Ventisette “non significa un rifiuto dell’immigrazione”. Ecco Berlusconi, e la Lega Nord, avvertiti. Amico ma non troppo.























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