[The Economist]
L’Italia e la Mafia: un’ondata di arresti colpisce la Mafia italiana.
E’ stato trovato morto, impiccato con la propria cintura nel carcere palermitano di Pagliarelli. L’apparente suicidio di un 52enne siciliano, Gaetano Lo Presti, il 16 dicembre ha fornito un finale raccapricciante a ciò che gli investigatori definiscono il passaggio a una nuova leadership della mafia siciliana.
Lo Presti era tra gli 89 presunti criminali fermati in una delle più grandi operazioni di polizia svolte in Sicilia. Circa 1.200 Carabinieri sono stati impiegati nelle operazioni nell’isola e (come indizio dell’estesa sfera di influenza di Cosa Nostra) nella tranquilla Toscana. Solo cinque dei ricercati dalle forze di polizia hanno scampato l’arresto. “Cosa Nostra è in un evidente stato di crisi” commenta soddisfatto il Procuratore Capo Antimafia, Piero Grasso. “Non riescono a riorganizzarsi”.
Nel 2006 il latitante Bernardo Provenzano, accreditato come il successore di Salvatore “Totò” Riina (conosciuto anche come “Shorty”) ["U' curtu" N.d.T.], il capo supremo di quell’ampia associazione che è la mafia. Due mesi più tardi furono catturati parecchi mafiosi, sospettati di essere i luogotententi di Provenzano. Lo scorso anno è stato arrestato Salvatore Lo Piccolo, il presunto erede di Provenzano.
L’obiettivo dell’Operazione Perseo di questa settimana era di bloccare il tentativo dei maggiori esponenti latitanti di Cosa Nostra di trovare un significativo accordo sul nuovo leader che avrebbe dovuto guidare la ricostituzione del gruppo di comando. Non si presumeva che tale “commissione provinciale” esistesse già dal 1993, quando Riina finì in un carcere di massima sicurezza.
I Carabinieri sono venuti a conoscenza dei piani dei mafiosi attraverso intercettazioni ambientali nel corso dei loro incontri, culminati in una riunione del mese scorso alla quale avevano preso parte 31 capimafia. Altri incontri si sono tenuti in un garage, in una casa abbandonata e - persino - da un barbiere. L’idea, ha riferito uno dei boss, era: “se dobbiamo fare qualcosa noi stessi, dobbiamo assumercene tutti la responabilità”. Ma per cosa? Il Procuratore Grasso spiega che il ruolo di questa commissione provinciale era dirigere le grandi operazioni, come la guerra che la Mafia intraprese contro lo Stato con bombe ed assassinii all’inizo degli anni ‘90.
Moltre altre domande sono rimaste senza risposta. Una è se Riina sia mai stato veramente rimpiazzato come capo dei capi di Cosa Nostra; a sentir parlare i criminali, Riina è considerato ancora come la massima autorità.
Un’altra domanda è perchè Lo Presti è morto. Forse non è riuscito a fronteggiare il regime carcerario che spetta ai boss mafiosi? O aveva paura di qualcos’altro?
Secondo quanto trapelato dagli investigatori, Lo Presti era a capo di un clan in disaccordo con la strategia diretta dal carcere dal 78 enne Totò Riina, che ha un altro soprannome: “La bestia”.




















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