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Berlusconi rettifica e rinuncia a criminalizzare i «senza documenti»

Pubblicato Mercoledì 4 Giugno 2008 in Spagna

[El Paìs]

L’immigrazione clandestina non sarà considerata un reato, come aveva annunciato il Governo italiano, ma aggraverà di un terzo una condanna per altri motivi.

Il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, è tornato a sorprendere tutti quando ha fatto marcia indietro riguardo a una delle misure più controverse con cui ha inaugurato il proprio Governo: la tipizzazione come reato dell’immigrazione clandestina. “Personalmente penso che non si possa perseguire nessuno per la permanenza non regolare nel nostro paese condannandolo con una pena, ma questa può essere un’aggravante se si commette un reato”, ha dichiarato Berlusconi dopo essersi riunito a Palazzo Chigi con il capo di Stato francese, Nicolas Sarkozy.

Berlusconi non è sembrato toccato dal fatto che questa riforma figuri nel progetto di legge che il suo Governo ha mandato al Parlamento, all’interno di un pacchetto di misure per rendere più dura la lotta all’immigrazione clandestina e mettere un freno all’insicurezza cittadina. Negli ultimi giorni le critiche gli erano piovute addosso dai più alti ambiti, dal Vaticano all’ONU. “Il Parlamento è sovrano e deciderà con buon senso”, si è limitato a dire il primo ministro.

Decisione inaspettata

La rettificazione del Cavaliere ha lasciato stupefatto il suo ministro degli Interni, Roberto Maroni, il quale ha ricordato che il primo Consiglio dei Ministri presieduto da Berlusconi, e tenutosi lo scorso 21 maggio a Napoli, aveva approvato all’unanimità questa riforma che prevedeva di punire con una pena di detenzione compresa tra i sei mesi e i quattro anni “qualunque straniero si trovi nel paese in una situazione irregolare”. Non meno umiliato rimane il Parlamento che dovrà respingere un’iniziativa del suo stesso Governo. Il Popolo della Libertà e i suoi alleati godono della maggioranza assoluta in entrambe le camere.

In realtà, l’aggravamento di un terzo della pena per gli immigranti condannati è già in vigore, poiché è stato approvato con il decreto, e tra i giuristi suscita tanta repulsione quanta ne suscita il reato di immigrazione clandestina, a causa del suo carattere discriminatorio.

Berlusconi ha ricevuto Sarkozy come anfitrione del vertice della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura), che ha riunito a Roma una cinquantina di capi di Stato e di Governo. In questo scenario, ha avuto un colloquio durato poco meno di mezzora con il capo di Governo spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, il primo tra i due, dopo il ritorno di Berlusconi al potere e dopo la polemica suscitata dalle critiche dei membri del Governo spagnolo nei confronti delle misure di taglio xenofobo dell’Esecutivo italiano. “Ci siamo visti e abbiamo chiarito subito che non c’è niente tra noi. Ci mancherebbe altro! Siamo due paesi amici e anche noi responsabili di Governo lo siamo. Non c’è nessuna ombra sui rapporti che intercorrono tra noi”, ha dichiarato il primo ministro italiano in una breve apparizione congiunta.

Nonostante abbiano sigillato la loro riconciliazione con una stretta di mano, Zapatero ha preso le distanze dalla politica sull’immigrazione del suo anfitrione. “Forse non mi vedranno annunciare grandi riforme legislative, ma sicuramente mi vedranno moltiplicare gli aiuti per lo sviluppo”, ha spiegato in una successiva conferenza stampa, fiancheggiato dalla ministra dell’Agricoltura, Elena Espinosa, e dalla segretaria di Stato di Cooperazione Internazionale, Leire Pajín. Zapatero ha evitato di criticare la politica di Berlusconi, però ne ha messo in dubbio l’efficacia. “Magari bastasse una legge nazionale [per risolvere il problema]“, ha affermato, dopo aver ricordato che lui ha applicato la stessa legge sull’Immigrazione vigente nel periodo del PP, e, nonostante questo, ha duplicato il rimpatrio di immigranti senza documenti.

“Di certo non saremo d’accordo su tutto”, ha ammesso Zapatero, dopo aver invitato Berlusconi a lavorare insieme al problema. L’approvazione di un patto sull’immigrazione è uno dei temi principali inclusi da Sarkozy nell’agenda della presidenza francese della Ue, nel secondo semestre di quest’anno. Il presidente francese ha evitato di criticare le riforme italiane, ma in un’intervista a La Repubblica si è concentrato sul rafforzamento dell’agenzia europea per la gestione delle frontiere, Frontex, e sulla rinuncia alle regolarizzazioni di massa, come quella realizzata dalla Spagna nel 2005.

Furia nella Lega Nord

L’immigrazione clandestina sarà solo un’aggravante, non un reato. Silvio Berlusconi, che finora non aveva ancora pronunciato la parola immigrazione, ieri, in un minuto, ha stravolto i suoi piani e soprattutto quelli della Lega Nord, promotrice del cosiddetto pacchetto di sicurezza che ha costituito la bandiera del Governo nei primi giorni della legislatura. Il partito del Ministro degli Interni, Roberto Maroni, che il giorno precedente aveva dichiarato alla festa più grande della Padania che la Lega non sarebbe retrocessa di “un millimetro” nella sua politica sull’immigrazione, si è infuriato quando è venuto a conoscenza della posizione di Berlusconi.

La marcia indietro del primo ministro ha soddisfatto il leader della principale forza d’opposizione, il Partito Democratico, Walter Veltroni: “Berlusconi dà ragione a tutto quello che è stato detto dall’opposizione e da altre voci critiche”. L’ex ministro Rosy Bindi è stata più caustica: “O Berlusconi ha cambiato idea dopo aver sentito l’ONU e la Chiesa, o ha ingannato molti elettori, soprattutto quelli della Lega”.

[Articolo originale di M. GonzÁlez e M. Mora]

Gli ultimi commenti.

  1. Sabato, 7 Giugno 2008 alle 1:10 pm, cristina ha scritto :

    Berlusconi fa sempre marcia indietro…è stato capace di smentirsi anche dopo un’ ora

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