[Financial Times]
Dimenticate le “Big Three”. Il vero salvataggio – in Italia, ad ogni modo – si sta verificando nell’altro grande motore dell’attività economica: il formaggio. I produttori di parmigiano in Emilia Romagna stanno odorando l’acre odore delle difficoltà economiche. Dato che molti stanno vendendo il loro formaggio sotto costo, i produttori di parmigiano stanno affrontando la prospettiva del fallimento – alcuni addirittura usano il formaggio prodotto come garanzia ai prestiti bancari chiesti per pagare i lavoratori. Ora Luca Zaia, pezzo grosso dell’agricoltura del governo italiano, è intervenuto annunciando un fondo di 50 milioni di euro per il famoso formaggio.
La mossa ha già infastidito i produttori di altri tipi di formaggio. Quelli di mozzarella di bufala, ad esempio, temono di poter fallire sul fronte del fieno senza pescare a piene mani dal denaro pubblico. Ad alcuni osservatori economici si è gelato il sangue al pensiero che il governo italiano possa intervenire nel salvataggio di tutte le industrie in difficoltà. A differenza del formaggio stesso però, le misure a protezione del parmigiano per molti non sono state facili da digerire.
Come principio generale, I governi non dovrebbero salvare le imprese inefficienti. Comunque, i produttori di parmigiano hanno delle ragioni per spremere il governo e chiedere aiuto. In base alla tradizione che si tramanda da 800 anni il processo di produzione di parmigiano implica una lavorazione precisa e meticolosa. Ci vogliono fino a due anni affinché le forme di parmigiano raggiungano una buona stagionatura. E il risultato del rispetto fedele della tradizione è che i produttori finiscono per essere battuti dalle imitazioni di “parmigiano”, formaggi la cui produzione richiede meno tempo e denaro. Abbandonare una autentica arte per scarsa redditività equivarrebbe ad ammettere che siamo degli ignoranti.
Il parmigiano a ben vedere ha ragioni da vendere per far valere il diritto di essere il formaggio nazionale di una orgogliosa potenza gastronomica. Le motivazioni indotte per aiutare i produttori tuttavia, non sono quelle di proteggere un “settore strategico nazionale” – come il tentativo assurdo delle istituzioni francesi di difendere la Danone, azienda produttrice di yogurt. Considerate piuttosto il rischio su scala globale per la cultura e la gastronomia mondiali qualora si lasciassero fallire i produttori di parmigiano. Non c’è bisogno di essere gastronomi o bongustai per rendersi conto del vuoto che lascerebbe il re dei formaggi, qualora dovesse sparire. Un mondo senza parmigiano è uno in cui la pasta non sarebbe più la stessa e un’altra bellezza andrebbe perduta. Forza Italia? No, non proprio. Forza formaggio? Potete scommetterci.




















