Una “guerra di toghe” divide i giudici italiani sulla base dell’inchiesta anticorruzione

Le Monde

Neanche lui ci capisce niente. Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica italiana, non ha esitato, in qualità di garante delle istituzioni, a chiedere ai magistrati di Catanzaro (Calabria) e di Salerno (Campania) “tutte le informazioni riguardanti una situazione senza precedenti”.

Mercoledì 3 dicembre, il pubblico ministero del tribunale di Salerno ha ordinato una perquisizione al suo omologo di Catanzaro. Dall’indomani, i magistrati di Catanzaro aprono una inchiesta su sei dei loro colleghi di Salerno. Il tutto con l’aiuto dei carabinieri…

Questa “guerra di toghe”, come l’ha soprannominata la stampa, risale al mese di gennaio. A quell’epoca, il procuratore di Catanzaro, Luigi de Magistris, che indagava sulla sottrazione di 800 milioni di euro dai fondi europei per l’ambiente, venne trasferito a Napoli su richiesta dei suoi superiori e del ministro della giustizia dell’epoca, Clemente Mastella. Motivo: violazione del segreto istruttorio.

Nella sua inchiesta, l’ex procuratore di Catanzaro ha fatto emergere, con l’aiuto di intercettazioni telefoniche, dei legami tra imprenditori locali, politici di sinistra come di destra, giudici, logge massoniche, un movimento ecclesiastico, lo stesso ex-ministro della giustizia, e fino al precedente presidente del consiglio Romano Prodi ed alcuni collaboratori.

Trasferito a Napoli, de Magistris sporge denuncia al tribunale di Salerno. Conseguenza inattesa, i giudici campani prendono le parti del magistrato e sospettano i giudici della Basilicata di aver cercato di danneggiare la reputazione del loro collega per allontanarlo da un’inchiesta di cui era necessario intralciare lo sviluppo.

De Magistris ebbe così la sorpresa di constatare che le perquisizioni che lui aveva ordinato nel maggio 2005 erano state sventate, permettendo ai sospettati di mettere al sicuro quanto di compromettente essi potevano possedere. Due anni più tardi, era stato privato del suo lavoro a vantaggio di un altro procuratore. Un mezzo, secondo lui, d’impedire certe verifiche.

Questo affare potrebbe essere un’occasione sognata da Berlusconi di limitare, come egli desidera da tempo, il potere dei giudici. Berlusconi conta di modificare la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura – il cui vice-presidente, ex presidente del Senato, è ugualmente citato nell’inchiesta di de Magistris – e limitare l’uso delle intercettazioni telefoniche.

In questo contesto di cannibalismo giudiziario e di sospetto generalizzato, Angelino Alfano, guardasigilli, ha dichiarato: “Viviamo l’implosione di un sistema, di un ordine, che non solo si è trasformato in potere, ma che pretende di non avere alcun limite.” Egli ha invitato il centro sinistra a votare al più presto la riforma della giustizia.

[Articolo originale "Une "guerre des toges" déchire les juges italiens sur fond d'enquête anticorruption" di Philippe Ridet ]

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Silvia
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