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Gli immigrati sono attaccati dalla rinata Destra – e perfino da pattuglie di cittadini.
L’Italia sta cedendo ad un’ondata di razzismo e xenofobia sotto il suo nuovo governo di centro-destra? A Senada Salkanovic sembra di sì: mentre accarezza sua figlia Brenda, di sette 7 anni, sui gradini della sua baracca in un campo nomadi sulla via Casilina, periferia est di Roma, si domanda dove andare con i suoi 6 figli quando i bulldozer arriveranno.
Il campo, che consiste di baracche di legno e lamiere e roulotte fatiscenti, è cosparso di immondizia, sorge di fianco ad un aeroporto in disuso e la sua demolizione è prevista nel quadro dell’attuale repressione dell’immigrazione illegale e della criminalità. Quaranta baracche sono già state demolite e 150 degli 800 abitanti se ne sono andati.
“Dove dobbiamo andare?” chiede Senada, arrivata in Italia 20 anni fa dalla ex-Jugoslavia. La sua casupola, fornita di credenze, un lavandino ed un fornello, è pulita e ben tenuta, in contrasto con lo squallore polveroso che sta fuori. “Dicono che siamo tutti ladri, ma io lavoro come donna delle pulizie”.
“Questo governo sta alimentando la paura” dice Najo Adzovic, suo marito. “La maggior parte della gente che vive qui sono rifugiati dalle varie crisi nei Balcani. Ci usano come capri espiatori, quando quello di cui abbiamo bisogno è un lavoro, una casa e la dignità. Abbiamo bisogno di di farci ascoltare“.
Dall’altra parte della città, in un un altro campo Rom fatto di container riadattati, a fianco di un deposito d’autobus nel sobborgo a sud-ovest di Magliana, trovo Riccardo Di Segni, il Rabbino Capo di Roma, che parla con Hanifa Rustic, un’anziana signora proveniente dalla Bosnia, che gli sta raccontando di essere arrivata in Italia a 13 anni, per sfuggire ai fascisti croati, filo-nazisti, durante una precedente ondata di intolleranza.
“Ci sono allarmanti segni di razzismo oggi in Italia” dice Di Segni, che è in visita al campo per manifestare solidarietà alla comunità ebraica. Sia gli ebrei sia gli zingari sono finiti nei campi di concentramento di Hitler, fa notare. “Dobbiamo stare all’erta, non solo per via di quello che sta succedendo, ma anche per quello che potrebbe accadere.”
“Prima viene bersagliato un gruppo e poi un altro. Bisogna fermarsi ora.
“Siamo trattati come criminali anche se la maggior parte dei Rom sono onesti” sostiene Mioara Miclescu, un rumeno del campo di Magliana che gestisce una lavanderia e dà lavoro a signore Rom. “Viviamo nella paura.”
Molti immigrati non sono i ladruncoli ed i borseggiatori dell’incubo popolare, ma badanti – donne delle pulizie e di sostegno per gli anziani, che non riescono ad ottenere il permesso di soggiorno per colpa di ostacoli burocratici.
Il dramma della popolazione Rom in Italia è venuto alla luce due settimane fa quando ragazzi su motociclette e scooter hanno gettato bombe molotov contro il campo nomadi di Ponticelli, fuori Napoli, una città messa in ginocchio dal problema irrisolto dello smaltimento dell’immondizia. Le fiamme alzatesi dal campo si sono unite a quelle delle montagne di rifiuti incendiati dai residenti esasperati.
Gli attacchi incendiari – apparentemente coordinati dalla camorra, la mafia di Napoli, che sta anche alle spalle del problema dell’immondizia – sono stati provocati da un presunto tentativo di una ragazzina Rom di sottrarre un bambino da uno degli appartamenti vicino al campo. Quando il nuovo governo di Silvio Berlusconi, che ha riportato una netta vittoria nelle elezioni del mese scorso, si è riunito a Napoli la scorsa settimana, uno dei provvedimenti del suo decreto d’emergenza per la criminalità e l’immigrazione riguardava l’arresto di zingari che utilizzano minori per rubare o mendicare.
La coalizione di Berlusconi riunisce il suo partito, Forza Italia, con il partito anti-immigrazione Lega Nord e la “post-fascista” Alleanza Nazionale. Tutti concordano con Berlusconi che “gli italiani hanno il diritto di non vivere nella paura” – che significa prendersela con chi fa paura agli italiani.
L’immigrazione illegale sta per diventare per la prima volta reato, punibile con un massimo di 4 anni di reclusione, con nuovi centri di detenzione per i clandestini in attesa di espulsione. Un altro provvedimento, pensato per le migliaia di romeni che si sono riversati in Italia da quando la Romania è entrata nell’Unione Europea, stabilisce che si potranno espellere cittadini UE se questi non sono in grado di dimostrare di avere sufficienti “risorse economiche” per restare più di tre mesi. “Pattuglie di quartiere” sono nate in molte città italiane e i sindaci sono stati investiti di poteri speciali per “garantire la pubblica sicurezza”.
Martedì scorso, a Roma, dove il mese scorso l’elezione di Gianni Alemanno di Alleanza Nazionale è stata accolta da alcuni sostenitori con saluti fascisti ed al grido di “Duce, Duce”, ci sono stati scontri tra gruppi di estrema destra ed estrema sinistra all’Università di Roma. Il week-end scorso, giovani dal volto coperto si sono scatenati nell’altrimenti tranquillo ed in voga quartiere multi-etnico di Pigneto, sfasciando le vetrine di negozi asiatici e picchiando proprietari indiani e bangladesi.
Il pretesto è nato dall’accusa che uno dei negozianti proteggeva un nord-africano che aveva rubato una borsa, ma i testimoni non avevano dubbi sul fatto che fosse un attacco razzista. Kabir Humayun, un commerciante bangladese, ha detto: “Sono terrorizzato dall’idea che accada di nuovo. Temo per mia moglie e i miei figli.”
“Quando finirà questa storia?” ha chiesto Islam Serajul, la cui lavanderia-centro telematico è stata distrutta. “E perché proprio ora? Sono qui da 6 anni e non ho mai avuto problemi.”
Alemanno, in passato giovane leader neofascista che – come tutta Alleanza Nazionale – ha poi rinnegato l’eredità di Mussolini, dice di essere rimasto orripilato come chiunque. Ha incontrato i negozianti assaliti, ha stretto loro la mano ed ha loro offerto un indennizzo da fondi pubblici. Ha accettato un sacchetto di noci in regalo e ha accusato la precedente amministrazione di Roma, di centro-sinistra, di aver creato un clima di intolleranza per essere stata lassista nei confronti della criminalità.
Ma poco dopo che se ne è andato, su una delle vetrine sfasciate è stato affisso un poster che diceva: “Ci opponiamo all’ipocrisia di chi nutre il razzismo e la xenofobia”. Vladimir Luxuria, transessuale ed ex-deputata che vive a Pigneto, dice: “I delinquenti che hanno attaccato gli asiatici non si sentono solo legittimizzati da Alemanno, si sentono sponsorizzati.”
Il mese prossimo una nuova opera su una baraccopoli del compositore Giorgio Battistelli, Miracolo a Milano, uscirà in anteprima a Roma. Inspirata al panico anti-immigrato che è seguito all’omicidio nei pressi di una stazione di periferia, nell’ottobre scorso, di Giovanna Reggiani, moglie di un ufficiale della marina, di cui è stato accusato un rumeno senza fissa dimora, l’opera è “una parabola che parla di gente alienata, sia quella che vive ai bordi delle ferrovie e sotto i ponti in Italia, sia gli italiani in genere” afferma Battistelli.
Walter Veltroni, il precedente sindaco di centro-sinistra di Roma, tempo addietro affermò che i Rom erano responsabili del 75% dei reati commessi a Roma. E’ questo tipo di dichiarazioni che ha portato i parlamentari e la Commissione Europea a lanciare un allarme contro la xenofobia italiana, insieme ad Amnesty International, che ieri ha fatto riferimento ad una “caccia alle streghe”.
La scorsa settimana, il Centro Europeo per i Diritti dei Rom, fondato da George Soros, lo speculatore finanziario e attivista politico americano di origine ungherese, ha scritto a Berlusconi esigendo “interventi urgenti delle autorità italiane per proteggere i Rom da ulteriori aggressioni”.
Alcuni italiani trovano tutto questo allarme sull’intolleranza fuori luogo e respingono gli avvertimenti di un ritorno ad un fascismo stile anni ’30, ritenendoli isterici. “Abbiamo semplicemente raggiunto il limite ” dice Guglielmo, il mio vicino. “Io di solito voto per il centro-sinistra ma, come molti altri che questa volta sono passati alla destra, ne ho fin sopra i capelli di furti, borseggi, vagabondi e di vedere centinaia di immigrati vendere impunemente borse ed occhiali contraffatti sulle nostre strade. Quando è troppo è troppo”.
C’è stato per anni un occasionale razzismo negli stadi di calcio italiani, con insulti lanciati regolarmente verso i giocatori di colore da parte dei gruppi ultras di estrema destra. Tuttavia, la violenza skinhead non è diretta solo contro gli stranieri: gay, chiunque porti i capelli lunghi, chiunque sia “diverso” è a sua volta un obiettivo. Ma gli stranieri spiccano e la geografia fa sentire vulnerabili gli italiani. “Siamo più vicini ai Balcani e al nord Africa di chiunque altro in Europa e le coste della nostra penisola sono impossibili da difendere” mi dice un amico italiano. “Noi ne sosteniamo il peso maggiore“.
I musulmani nordafricani sono il più visibile oggetto di sospetto, specialmente nel nord Italia, dove la Lega Nord è forte, e c’è una tendenza a considerare un unico gruppo zingari Rom e romeni. Dei tre milioni di immigrati legali in Italia – il 5% della popolazione – i romeni sono i più numerosi, seguiti da vicino da albanesi e marocchini. Secondo le statistiche della polizia, un terzo del totale di furti, stupri ed omicidi sono commessi da “stranieri”.
Si stima che siano presenti in Italia 600.000 immigrati illegali ed altre centinaia arrivano ogni settimana a Lampedusa, una piccolissima isola vicino alla costa nordafricana. Alcuni sono rimandati indietro, ma la maggior parte riesce ad arrivare sul continente. Nel 2006, dei 124.383 immigrati “fermati per ingresso illegale” e destinati all’espulsione, solo 13.397 sono stati effettivamente “accompagnati alla frontiera” per avere la certezza che uscissero. Gli altri hanno avuto l’ordine di espulsione, ma poi si sono dati alla latitanza conducendo una vita irregolare.
Marco Brazzoduro, professore di politiche sociali presso l’università di Roma che si occupa della causa dei Rom, afferma che gli italiani non sono razzisti. “Qui si tratta più di povertà che di razzismo” dice. “I poveri sono sempre colpevoli . E’ innegabile che i Rom chiedano l’elemosina e rubino, ma la stessa cosa fanno altri immigranti e gli italiani”. Il professor Brazzoduro, che ha cominciato facendo ricerche sul popolo Rom ed ha finito per aiutarli, ha organizzato un laboratorio di sartoria per sette donne Rom, con “una lista di attesa di altre 40.
Molti italiani sentono minacciato il proprio modo di vivere dalla combinazione di immigrazione e globalizzazione. In un’economia dalla crescita pari quasi a zero, le imprese di famiglia, che sono la struttura portante d’Italia, si battono faticosamente. A Pigneto, i residenti ti dicono che i problemi erano in fermento da tempo, con il divario tra ricchi e poveri che minaccia l’armonia sociale. “Da un lato i prezzi delle case sono andati alle stelle via via che i ricchi ci si trasferivano, dall’altro la zona è stata inondata da ambulanti illegali, criminali e spacciatori” dice uno.
“Non vedo di cosa Alemanno debba scusarsi!” dice il barista di un caffè vicino ad uno dei negozi assaliti. “Attaccare la gente è sbagliato, ma vivere qui sta diventando impossibile: rumori tutta la notte, droga, ubriachi. Non sono razzista, è solo che il nostro quartiere viene distrutto”.
Secondo l’Opera Nomadi, un’organizzazione che rappresenta gli immigrati Rom, gli Zingari romeni cominciarono ad arrivare in Italia nel tardo Medioevo e metà dei 150.000 Rom in Italia sono cittadini italiani. Molti di loro vivono commerciando in rottami di metallo e beni di seconda mano, e molti bambini Rom frequentano le scuole italiane.
“Non tutti i Rom sono romeni e non tutti i romeni sono Rom” dice Ilvo Diamanti, eminente sociologo. Concorda col professor Brazzoduro nel considerare gli italiani non razzisti, “ma sono xenofobi, nel senso che gli stranieri suscitano loro paura. Ma questo vale per tutta l’Europa. Dire che questo è un fenomeno esploso a causa del ritorno al potere di Berlusconi è surreale”.
Giuliano Ferrara, in passato portavoce di Berlusconi ed ora importante editore ed esperto televisivo, concorda. “Era del tutto prevedibile che, una volta tornato al potere Berlusconi, sarebbe comparso un coro greco per avvertirci che la democrazia in Italia è in pericolo e che l’Italia sta introducendo deportazioni e campi di concentramento” dice. In realtà, aggiunge, le violenze contro immigrati e zingari sono state “limitate”.
Il vero problema, afferma Ferrara, è che l’Italia deve affrontare un afflusso di immigrati che finiscono col vivere in povertà ai bordi delle città, i margini estremi dove gli stessi italiani più poveri vivono.
“In Italia non c’è nessuna persecuzione etnica” insiste. “Fare paragoni con quanto è successo agli Ebrei, che furono sterminati, è irresponsabile”.
Roberto Maroni, Ministro dell’Interno e vice capo della Lega Nord, sottolinea che rendere reato l’ingresso illegale in Italia non fa altro che allineare la nazione col Regno Unito, la Francia e la Germania. Riguardo agli attacchi di gruppi di vigilantes agli immigrati, “questo è quel che succede quando gli zingari rubano i bambini, o quando i romeni commettono violenze sessuali”. La destra è stata eletta, dice Maroni, per fare qualcosa per questa situazione. “Il punto centrale del pacchetto sicurezza è rassicurare i cittadini proprio affinché non decidano di farsi giustizia da soli. E’ compito dello Stato garantire la sicurezza pubblica”.
L’Italia rimane un paese tollerante, in parte grazie alla tradizione di ospitalità e carità della chiesa cattolica. Ma se un dottore dovesse misurare la temperatura dell’Italia in questo momento, potrebbe concludere che si trova in uno stato d’animo febbrile e agitato. Gli italiani, osserva lo scrittore Claudio Magris, sembrano aver dimenticato che solo mezzo secolo fa anche loro erano una nazione di poveri emigranti verso l’America. “Noi, più di tutti, dovremmo sapere cosa significa essere stranieri in terra straniera” afferma.
Il pericolo è che più gli italiani si sentono minacciati e maltrattati, piú la xenofobia si radicherà, secondo quanto dice Marco Lodoli, giornalista romano. L’Italia è una tollerante mistura di tradizioni, una macedonia, afferma, ma “la frutta sta andando a male. L’aria è elettrica, basterà un lampo per causare la prossima esplosione. Oggi è Napoli o Pigneto. Domani chissà”.
Sì, può succedere qui.
Rivolta degli italiani contro gli zingari; rivolta dei Sudafricani contro persone dello Zimbabwe ed altri immigrati. In tempi agitati, lo straniero è sempre odiato.
L’immigrazione di massa solitamente avviene senza permesso ed anche contro la volontà della popolazione che la riceve, che è incline ad irrigidirsi di fronte al mancato rispetto della propria volontà. Noi nel Regno Unito non dovremmo essere troppo veloci a congratularci con noi stessi per non avere ancora avuto molte esplosioni di xenofobia violenta, anche se abbiamo molti più immigrati, provenienti da molti più paesi, rispetto all’Italia. Mi ricordo come, nei primi anni ’60, ridevamo dell’assurdità del tifo calcistico ultras italiano, per poi diventarne noi stessi i leader mondiali poco dopo
La nostra apprensione rispetto a questi fatti è dimostrata ogni volta che un giovane membro di una minoranza etnica viene assassinato. E’ stato ucciso da razzisti? E se si, ci saranno altri scoppi di violenza? Tiriamo un sospiro di sollievo quando viene fuori, come sembra sia stato nel caso del giovane recentemente ucciso a Dewsbury, che non si è trattato di un atto razzista.
Sembra che, esibendo alcune delle peggiori caratteristiche della cultura britannica contemporanea, i gruppi di immigrati si stiano adeguando alle consuetudini dei propri paesi adottivi. Nel Regno Unito, le tensioni etniche e culturali non sono necessariamente tra nativi britannici ed altri. C’è abbondanza di tensioni fra diverse minoranze.
Ad esempio, Sikh e Musulmani non vanno d’accordo e ho incontrato molti pazienti che raccontano storie orribili degli scontri tra di loro, specialmente su questioni matrimoniali. Le “comunità” a volte organizzano addirittura ronde di gruppi di vigilantes per controllare i propri confini.
Il vero pericolo non è quando persone di origini differenti si mescolano, ma quando si segregano in ghetti virtuali. Il rancore porta gli uomini alle peggiori cose e raramente è assente dal cuore umano. Ed è al culmine della pericolosità quando ha un bersaglio facile.















Le parole rom albanese tunisino magrebino cinese romeno..etc non devono essere e non lo sono sinonimo di delinquenza.
Il criminale non ha razza, cultura, religione o colore della pelle specifici.
I criminali sono in tutti i Paesi e si distinguono solo per il tipo d’atto criminoso…Pensate solamente a noi italiani che abbiamo dei condannati che ci rappresentano al governo, eletti da noi.
Chi parla guidato dal razzismo si faccia un esame di coscenza se ce l’ha, poi vada a cag..e comunque!
Ottimo intervento, totalmente condivisibile tranne per un particolare: i criminali al governo purtroppo sono stati messi li grazie ad una legge elettorale che non va bene e noi Italiani votanti non abbiamo avuto modo di decidere se Schifani, Maroni, etc.etc., potevamo lasciarli a casa o meno… se a decidere fosse veramente il popolo, quei criminali non sarebbero li!
Sergio, non sarei cosi’ sicuro che quei criminali non sarebbero li… la maggioranza degli italiani sono dei consumatori passivi di televisione, hanno il cervello in stand-by (pero’ spengono anche il LED, perche’ questo ora sembra il problema del secolo). Secondo me sarebbero tutti li ugualmente! Forse le persone come te e me avrebbero fatto di tutto perche’ cio’ non accadesse… ma purtroppo siamo ancora troppo pochi! Forse siti come questo serviranno ad aprire gli occhi a qualcuno e a spegnere qualche televisore… Speriamo!!!