[De Volkskrant]
ROMA – Nemmeno un mese fa si trovava alla Casa Bianca in caloroso abbraccio con il suo “buon amico George”. In occasione del Columbus Day e della dimissione di Bush da presidente degli Stati Uniti, Silvio Berlusconi disse: ‘È sempre stato facile condividere il tuo punto di vista, stare al tuo fianco, perchè noi siamo sempre uniti l’uno all’altro dal comune amore per la libertà’. Bush e Berlusconi sarebbero “sempre rimasti amici”, assicurava il premier italiano.
Ma il presidente americano non ha ancora lasciato Washington e Berlusconi sembra aggrapparsi con entrambe le braccia a quell’altro amico del cuore: Vladimir Putin.
Provocazioni
“Cerchiamo di essere chiari”, ha detto il premier italiano mercoledi durante una visita in Turchia. “Ci sembra che siano state fatte delle provocazioni nei confronti della Federazione Russa con il progetto di installare uno scudo anti-missile in Polonia e nella Repubblica Ceca, col riconoscimento unilaterale del Kosovo ed inoltre con l’accellerazione del processo di ingresso di Ucraina e Georgia nella NATO”.
Così in una frase Berlusconi mette da parte tre dei progetti proprio opera di Bush o che in ogni caso venivano da lui fortemente appoggiati. È anche la prima volta che un leader di un paese dell’UE e membro della NATO si esprime in maniera così aperta sia contro lo scudo anti-missile che contro il riconoscimento del Kosovo, sia l’allargamento della NATO a nazioni dell’ex blocco sovietico. Anche dalla Germania arrivano regolarmente parole di complimento appoggio nei confronti della Russia. Di fatto non da politici in carica ma dalla bocca dell’ex Cancelliere Gerhard Schröder – al momento alto funzionario di una compagnia impegnata nella costruzione di un importante gasdotto dalla Russia alla Germania (nel quale il governo russo ha un grande interesse).
Espressione d’intesa
“Berlusconi si accoda a Mosca”, ha concluso ieri il quotidiano La Stampa. Il cronista de La Repubblica scrive sorpreso che una così calorosa espressione d’intesa “potevano solo aspettarsela da Raùl Castro, Hugo Chavez e il presidente nicaraguense Daniel Ortega”.
Come è possibile? La manovra dell’imprenditore-presidente italiano va vista alla luce del suo profondo pragmatismo, che a volte tende all’opportunismo. L’Italia dipende fortemente da una fornitura energetica russa e Berlusconi ha molto a cuore che la cosa rimanga sul binario giusto. Ora che non è ancora chiaro quale sarà la sua relazione con Barack Obama (da lui definito “giovane, bello e abbronzato”), il premier si aggrappa a quanto di meno insicuro.
Berlusconi non è mosso da un grande credo ideologico – al contrario dei governi italiani di centro-sinistra, che letteralmente periscono a forza di buoni propositi. Chi lo infastidisce è un “comunista”, ma un ex-agente del KGB che può dargli una mano ad andare avanti – come il premier russo Putin – lui lo accetta senza problemi nella sua cerchia di amici.
Un passaggio degno di nota
“Io sono amico di tutti, ma soprattutto degli interessi del mio paese”, dichiara regolarmente Berlusconi. Questo spiega anche il passaggio interessante nel recente “accordo d’amicizia” con la Libia. In quel trattato, firmato a conclusione del comune passato coloniale, Berlusconi promette che l’Italia non permetterà attacchi [militari n.d.T.] alla Libia dal suolo italiano.
Quella promessa è in diretto contrasto con gli obblighi dell’Italia quale appartenente alla NATO. Dovesse la Libia un giorno attaccare un paese della NATO, cosa che avveniva in passato con operazioni di terrorismo, l’Italia sarebbe obbligata a collaborare ad un’eventuale rappresaglia da parte della NATO.
Berlusconi ha assicurato che l’Italià terrà sempre fede ai propri impegni di membro della NATO. Il motivo per cui ha fatto quella promessa al leader Libico Gheddafi si evince dal resto del trattato. In quello si assicura all’Italia la fornitura di petrolio e la Libia si fa carico di arginare l’enorme flusso di emigranti africani verso l’Italia.
Berlusconi nel frattempo vede anche in Gheddafi il suo miglior amico.
[Articolo originale "Berlusconi zoekt innige toenadering tot Moskou" di Eric Arends]




















