In Sicilia, i medici curano anche i morti

[Le Figaro]

Più di 50.000 persone decedute figurano ancora negli elenchi del servizio sanitario nazionale, che a tale titolo versa un’indennità ai medici di base.

In Sicilia, i medici curano persino i morti. Un’inchiesta condotta dalla Guarda di finanza ha rivelato che 51.287 defunti, alcuni da oltre vent’anni, erano ancora inseriti come pazienti negli elenchi dell’anagrafe sanitaria, di cui quasi 21.000 solo a Palermo. Per questa ragione, i medici generici percepiscono dalle AUSL un’indennità mensile di 5 euro a malato, ossia un danno erariale stimato di oltre quattordici milioni di euro.

I medici, che dovranno rimborsare tali somme in in una sola volta entro il prossimo Natale, sono in collera. “In che modo possiamo verificarlo? Siamo doppiamente penalizzati. Dovremo rimborsare l’eccedenza di riscossione tutto d’un colpo. E, nel frattempo, non potremo acquisire nuovi pazienti”, spiega Francesco Pecora, Vice Segretario Nazionale dello SNAMI. I medici ritengono che l’aggiornamento degli elenchi sanitari non sia di loro competenza, ma responsabilità dei comuni; sennonché, un gran numero di italiani non vive nella città nella quale ha dichiarato di risiedere e parecchi si iscrivono in più municipalità contemporaneamente, per essere certi di ricevere effettivamente il rimborso.

Una valanga di querele

Non è la prima volta che uno scandalo simile scoppia in Sicilia. Nel 2007, la Guardia di finanza aveva scoperto a Ragusa una frode analoga, che era costata all’erario cinque milioni di euro. L’assessore regionale alla Sanità di Palermo, Massimo Russo, promette di adottare nelle prossime settimane l’anagrafe sanitaria per combattere la frode. “Non vi sono errori individuali passibili di tribunali penali, ma semplicemente una pessima organizzazione amministrativa”, afferma.

Questo scandalo sopraggiunge al momento in cui il governo si appresta a depenalizzare l’atto medico, ossia l’errore clinico. Si tratta di frenare la valanga di terapie e analisi che hanno come unica finalità quella di mettere il medico di famiglia al riparo dai ricorsi alla giustizia.

Tali terapie, che non hanno alcuna virtù curativa, hanno un costo che va dai dodici ai venti miliardi di euro all’anno, a carico del servizio sanitario nazionale. Otto atti medici su dieci sono oggetto di denuncia penale.

[Articolo originale "En Sicile, les médecins soignent aussi les morts" di Richard Heuzé]

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