Un libro rivela la storia di Tommaso Buscetta, il mafioso italiano che ha sedotto i padrini grazie al suo carisma, ha inserito il Brasile nella rotta del narcotraffico e ha smantellato l’impero di Cosa Nostra.

Tommaso Buscetta, il mafioso che tradì Cosa Nostra (e visse per raccontarlo)

Gazeta do Povo

Uno spirito libero avventuriero, carismatico, ponderato, innamorato della famiglia e del Brasile. Così il giornalista Leandro Demori descrive il suo “compagno” degli ultimi anni, il mafioso italiano Tommaso Buscetta, protagonista del libro-reportage Cosa Nostra in Brasile. Nonostante non sia mai stato un padrino, la personalità e l’intelligenza di Buscetta lo hanno inserito tra i potenti, a guida dei momenti cruciali nella storia criminale siciliana: la fondazione di un “consiglio della mafia”, che evitò una guerra sanguinaria; la costruzione di una rete mafiosa internazionale per traffico di droga, contrabbando e politica; e il “pentimento”, dopo l’arresto in Brasile, che ha praticamente posto fine a Cosa Nostra e messo a nudo i suoi ingranaggi. Il personaggio ha tra l’altro attirato l’attenzione del regista Marco Bellocchio, che lo porterà sul grande schermo

L’asso nella manica di Demori sta in un’apparente contraddizione: un mafioso buono? Buscetta è stato un personaggio complesso, che non si riduce a stereotipi e per il quale arriviamo a fare il tifo durante la narrativa. Che, tra l’altro, ha il ritmo del thriller e una ricchezza di dettagli che dà la dimensione della ricerca intrapresa dall’autore catarinense [originario di Santa Catarina, stato del Brasile meridionale, ndT], che ha studiato i sistemi mafiosi presso l’Associazione di Giornalismo Investigativo di Roma.

Nonostante non sia il primo libro dedicato ai pentiti [in italiano nel testo, ndT], come sono chiamati i collaboratori della polizia, è stato Demori a raccontare i periodi di Buscetta in Brasile, a partire dagli archivi fino ad allora inediti della dittatura militare. Anche il criminale fu una vittima del regime, formò famiglia, mise il paese nella rotta del traffico internazionale di eroina, scappò da una guerra tra le famiglie italiane e già all’epoca vide nella regione amazzonica, recentemente palco di massacri nelle carceri, il potenziale per il mercato della cocaina.

Intervistato al telefono, Leandro Demori ha parlato con la Gazeta do Povo a proposito dell’attualità del suo personaggio e ha tracciato paragoni con gli schemi di corruzione e le fazioni criminali in Brasile.

Tommaso Buscetta si distanzia dal nostro immaginario di mafioso. In che cosa era diverso?

Venne iniziato alla mafia quando, da uomo povero del sud Italia, doveva scegliere tra due strade: l’esercito o la mafia. Tommaso finì nella mafia, ma era un tipo dallo spirito avventuroso, viaggiava per il mondo. In generale, la mafia non era il luogo per questo tipo di spirito libero, con tre mogli, tutto ciò che la mafia predicava all’epoca. C’era dunque una dicotomia tra i desideri personali – gli piacevano le serate, le discoteche, le feste – e un’istituzione molto conservatrice.

Cosa è cambiato nell’azione della mafia da allora? E come è cambiata Cosa Nostra?

È più inserita nell’economia formale. Chi non è morto in questa guerra, è in carcere. Dunque la mafia è tornata ad essere quello che era prima, quasi una malattia silenziosa nella società. Cosa Nostra è ancora molto potente.

Il governo riconosce che il PCC e il CV [i due maggiori gruppi criminali del Brasile, il primo con sede a São Paulo e il secondo a Rio de Janeiro, ndT] provano a internazionalizzarsi…

Non è un caso che queste ribellioni siano avvenute nella regione nord [ad inizio 2017, rivolte con decine di morti si sono verificate nelle carceri del Brasile settentrionale, ndT]. La regione amazzonica ha sempre avuto un’importanza vitale per il traffico di cocaina nell’America Latina. Adesso, soprattutto con l’armistizio delle Farc, altri gruppi criminali vogliono occupare lo spazio. È già in corso una guerra tra di loro.

I metodi mafiosi di allora per il riciclaggio di denaro, il traffico di influenze, la corruzione non sembrano molto diversi da quelli che si vedono oggi in Brasile. Prima era il contrabbando, ma presto i mafiosi si accorsero che l’amministrazione pubblica era una fonte di traffico di influenza. Questo è il più grande traffico in Brasile, più grande di quello della droga o delle armi. Ma non si riesce a misurare.

La storia si ripete?

Diciamo che il Brasile non è cambiato. Non a caso gli italiani scelsero il paese per operare i propri affari illeciti. Ciò che mi frustra è che ancora oggi non si capisca che la guerra alle droghe è fallita, è una cosa stupida. Chi difende il proibizionismo è come minimo disinformato, o nel peggiore dei casi disonesto perché ci guadagna dalla situazione.

 

Cronologia

1928 : Nasce a Palermo.

1945 : Si sposa con Melchiorra Cavallaro.

Tra il 1946 e il 1948 ha la sua iniziazione mafiosa e, per questo, avrebbe commesso il suo primo omicidio.

1949 : Prova, senza riuscirci, una vita a Buenos Aires.

1951 : “Fosse per lui, non se ne sarebbe mai andato da questo paese. Per lunghi periodi si dimenticava di essere un mafioso” racconta Demori sul breve passaggio di Tommaso in Brasile. La moglie non si adatta e viene schernita a causa del cognome. Ritornano in Italia.

1957 : Partecipa alla creazione della Commissione delle famiglie mafiose.

1959 : Viene arrestato per la seconda volta per contrabbando di tabacco.

1962-63 : Va in Messico a causa di una disputa nella Commissione. Abbandona la moglie e i quattro figli. Nasce la sua prima figlia con Vera Girotti.

1964 : Si trasferisce con la nuova famiglia a Toronto dove contribuisce a consolidare l’ingresso di nuovi picciotti negli USA.

1965 : Si stabilisce a Brooklyn dove gestisce una pizzeria di facciata.

1966 : Porta Melchiorra e i suoi figli a New York.

1970 : Viene arrestato negli USA, con una condanna a 14 anni in Italia.

1971 : Viene liberato su cauzione e scappa a Rio de Janeiro. Si fidanza con Maria Cristina, di 21 anni. Vive bene con fama di grande imprenditore. Mette in piedi le rotte del traffico di droga verso gli Stati Uniti.

1972 : Conosce João Goulart [ex presidente del Brasile deposto dal golpe militare nel 1964, ndT], in esilio in Uruguay, con il quale negozia l’acquisto di terre nel Mato Grosso. Diventa un obiettivo di Sérgio Fleury [poliziotto diventato celebre per perseguire gli oppositori del regime militare, ndT] per essere un possibile comunista. Arrestato e torturato a São Paulo, viene estradato in Italia dove trasforma il carcere in un “resort mafioso”.

1980 : Cosa Nostra, che aveva abbandonato in questi anni, entra in guerra. Tommaso, in regime semi aperto, scappa pochi mesi prima di aver scontato la pena.

1981 : Torna in Brasile. A Palermo le stragi continuano causando la morte di famigliari e conoscenti di Tommaso, considerato un nemico dai nuovi reggenti. Per colpirlo, la mafia ucciderà due dei suoi figli.

1983 : Una task force della polizia dà la caccia e arresta Tommaso, la cui fama era ormai internazionale.

1984 : È estradato in Italia dove rivela tutto ciò che sa sulla mafia. Centinaia di mafiosi vengono arrestati. Collabora anche con la giustizia statunitense e entra nel programma di protezione testimoni insieme alla moglie Maria Cristina e ai figli.

2000 : Muore a New York, vittima di leucemia, senza mai ammettere di essere stato un trafficante di stupefacenti.

[Articolo originale "Tommaso Buscetta, o mafioso que traiu e desafiou a Cosa Nostra (e viveu para contar)" di Yasmin Taketani]

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Traduzione di:
Andrea TorrenteBrasile Andrea Torrente
Giornalista multimediale e autore del blog Scappo in Brasile, vive in Brasile dal 2009 dove lavora per testate brasiliane e italiane. È traduttore freelance portoghese-italiano. Per contatti: torrente.andrea@gmail.com
Revisione di:
Alessandra Cerioli