Presto gli occhi saranno puntati verso un nuovo voto europeo pronto ad andare contro l’élite

Dopo Trump, l’Italia potrebbe essere la prossima rivolta contro l’establishment

The Economist

Presto gli occhi saranno puntati verso un nuovo voto europeo pronto ad andare contro l’élite

Prima che gli elettori americani – specialmente bianchi, maschi, contadini e anziani – portassero alla vittoria Donald Trump alle elezioni presidenziali statunitensi, afflitti  elettori britannici con un profilo simile hanno votato per abbandonare l’Unione Europea. Altrettanto scontrosi elettori francesi si sono rivolti a Marine Le Pen del Fronte Nazionale di estrema destra per mesi; è in predicato di arrivare al ballottaggio alle elezioni presidenziali del prossimo anno. Alternativa per la Germania, un partito anti immigranti, sta raccogliendo sostegno prima di un’elezione federale in Germania, anche questa nel 2017. Larghe parti di elettorati in tutto l’occidente sono stanchi dei partiti politici tradizionali che negli ultimi anni sono stati responsabili dell’aumento della disuguaglianza e di una bassa crescita economica.

Il prossimo grande esame per l’establishment, comunque, arriverà in Italia il 4 dicembre. Matteo Renzi, il presidente del Consiglio, ha indetto un referendum per chiedere agli elettori di approvare le riforme della Costituzione che ha proposto. L’idea è di riformare il Senato – rendendo la camera bassa decisamente più potente di quella alta – e di riportare molti poteri decisionali dalle regioni al governo centrale. Qualora vincesse, si verrebbe a creare un governo centrale più forte e si incoraggerebbero coloro che sono a favore di riforme economiche liberali.

I padroni delle maggiori aziende italiane e i capi delle associazioni di imprese amano l’idea delle modifiche costituzionali e supportano il referendum. Ci si aspetta che un governo centrale più forte sia a favore del mercato e che inneschi nuove riforme, come l’accelerazione dei tempi della giustizia civile, la riduzione della burocrazia e la maggiore competitività dei mercati italiani in modo da far affluire capitale produttivo. Così, il referendum di Renzi sembra per l’Italia una chiamata ad aprirsi a una maggiore globalizzazione – proprio mentre i contraccolpi contro tale idea sono in piena azione.

Gli elettori in Gran Bretagna e in America si sono rivoltati enfaticamente contro le politiche collegate alla globalizzazione, come il libero scambio e gli alti tassi di migrazione. Anche gli elettori italiani a favore del “no” al referendum stanno crescendo, respingendo i cambiamenti che le aziende e parte dell’establishment politico dicono essere essenziali. Se le riforme costituzionali fossero rigettate, si perderebbe l’occasione per ulteriori riforme liberali, con un costo a lungo termine per l’Italia, una delle economie più grandi dell’euro zona.

Il leader di una grande associazione di industriali italiana ha definito il referendum italiano la più grande fonte di rischio politico in Europa oggi – e lo ha detto ben prima della vittoria di Trump.

In effetti nei mercati c’è una diffusa preoccupazione che la vittoria del “no” possa essere il preludio di un’elezione nazionale dalla quale emergerebbe vittorioso il Movimento Cinque Stelle (M5S).

All’inizio di quest’anno, Renzi ha dichiarato che si sarebbe dimesso se perderà dicembre. Più recentemente ha tentato di tornare sui suoi passi. Ma la pressione perché onori la sua parola sarà notevole. E il fondatore del M5S è stato veloce nello sfruttare al meglio il trionfo di Trump, evidenziando sul suo blog “delle somiglianze tra questa storia americana e il Movimento”; i media più importanti hanno ignorato la crescita del M5S, così come hanno fallito nel prevedere la vittoria repubblicana.

Renato Brunetta, il leader parlamentare di Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi, ha dichiarato che la vittoria di Trump significa che il presidente del Consiglio è un “morto che cammina”. Ciò tuttavia presume che gli elettori italiani saranno incoraggiati dal risultato elettorale americano a diventare ancora più populisti e anti-establishment.

Non è certo. Magari invece desiderano scegliere il male minore.

Ma il 4 dicembre gli italiani dovranno decidere tra due mali minori: il governo di Renzi, il cui destino è appeso al “sì”, e la Costituzione del 1948, che sopravviverà nella sua forma attuale solo con il “no”.

Un “no”, che è il risultato più probabile, offrirà ancora una volta la prova che gli elettori dei Paesi occidentali sono sempre più disillusi e arrabbiati con chi è al potere.

Non sarà l’ultima occasione: in primavera si terranno le elezioni in Francia.

 

[Articolo originale "After Trump, Italy could be the next anti-establishment revolt" di The Economist]

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Traduzione di:
Federico GrecoItalia Federico Greco
Regista di cinema e televisione, ha imparato l'inglese costretto dal suo lavoro all'estero. Ma vive a Roma.
Revisione di:
Gaia Restivo