A partire da Expo 2015, Milano è stata impegnata a parlare di cibo. Leggi, applicazioni e chef combattono tutti attivamente lo spreco alimentare, e mentre nel mondo si celebra la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, riuscirà uno slancio simile a diffondersi in altre città?

Milano guida la lotta allo spreco alimentare con frutta brutta e mense stellate

The Guardian

A partire da Expo 2015, Milano è stata impegnata a parlare di cibo. Leggi, applicazioni e chef combattono tutti attivamente lo spreco alimentare, e mentre nel mondo si celebra la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, riuscirà uno slancio simile a diffondersi in altre città?

Un sabato pomeriggio, quando il mercato si avvia ormai alla chiusura, i commercianti portano le loro cassette di frutta e verdura rimaste invendute ad un angolo di Viale Papiniano, a Milano. Sono accolti da Rebecca, una studentessa venticinquenne appartenente a Recup, un progetto che distribuisce rimanenze alimentari ai bisognosi del quartiere. Assieme ad altri venti volontari reclutati attraverso i social media, Rebecca raccoglie e condivide pomodori, cavoli e banane rimasti invenduti dagli stand del mercato.

“Andando al mercato verso l’orario di chiusura sono rimasta scioccata da quanta frutta e verdura avanzata venisse gettata nella spazzatura,” ricorda. “Assieme alla mia coinquilina abbiamo cominciato a parlare con i venditori, cercando di convincerli a donare i prodotti agricoli destinati ad essere gettati via. Ora c’è un sistema di mutua fiducia tra i venditori locali e quanti vengono a raccogliere il cibo rimasto invenduto.”

Recup è una delle attività della società civile di Milano che riflette le ambizioni stabilite nella politica alimentare della città – un insieme di obiettivi fissati dall’amministrazione comunale nel 2015 volti a ridurre lo spreco alimentare e a promuovere un approccio al cibo più salutare e sostenibile tra i suoi cittadini.

Questa politica che riunisce i diversi assessorati della città in qualche modo legati al cibo (ambiente, commercio, trasporto, agricoltura, gestione dei rifiuti), è uno dei lasciti di Expo 2015, che per sei mesi ha fatto di Milano il centro del dibattito globale sull’alimentazione sostenibile con il motto “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.” Sebbene l’evento in sé abbia attirato diverse critiche, l’argomento cibo ha continuato ad avere risonanza.

Durante l’Expo milanese, lo chef stellato Massimo Bottura ha aperto una mensa sfruttando gli avanzi dell’esposizione universale per una campagna volta ad accrescere la consapevolezza attorno al tema dello spreco alimentare. Si calcola che circa 15 tonnellate di cibo abbiano finito con lo sfamare i senza tetto invece di finire nella spazzatura. L’iniziativa è ancora attiva a Milano e di recente è stata replicata durante le Olimpiadi di Rio de Janeiro.

Oltre alla politica alimentare della città, il 2015 ha visto la nascita del Milan Urban Food Policy Pact, un accordo internazionale sulle politiche alimentari urbane eque e sostenibili siglato dai sindaci di 130 città di tutto il mondo. Uno degli obiettivi principali è favorire la collaborazione tra le varie città attraverso la condivisione di buone pratiche. Per celebrare la Giornata Mondiale dell’Alimentazione di quest’anno, tenutasi il 16 ottobre, i sindaci delle città aderenti al patto si sono incontrati per discutere di come stiano mettendo in atto il patto a livello locale.

La prossima settimana sindaci da tutto il mondo si riuniranno al vertice delle Nazioni Unite Habitat III per discutere su come far diventare piu’ sostenibili le città, fissando degli obiettivi in una Nuova Agenda Urbana. Ma Milano crede che si debba fare di più per il cibo.

“I sistemi urbani di alimentazione risentono dei cambiamenti climatici, della violenza sociale, dei flussi migratori e delle perturbazioni economiche,” spiega Emma Bonino, ex Ministro degli Esteri italiano e consigliera speciale del sindaco di Milano. “Trovare le soluzioni più giuste richiede un approccio onnicomprensivo. Ecco perché Milano, assieme alle altre città del patto, sta lavorando affinché il cibo occupi un posto più alto nella nuova Agenda Urbana.”

Le idee all’avanguardia di Milano sono state confermate dall’approvazione di una nuova legge contro lo spreco alimentare entrata in vigore lo scorso mese, basata su una serie di incentivi che rendono più semplice per le aziende donare derrate alimentari. Si spera che la legge aiuti l’Italia a recuperare un milione di tonnellate di cibo ogni anno, mentre il paese attualmente ne spreca circa 5,1 milioni di tonnellate all’anno.

In tutto il continente si sprecano circa 88 milioni di tonnellate di prodotti agricoli ogni anno, con costi che si aggirano sui 143 miliardi di euro. Tra famiglie, supermercati, ristoranti e filiera alimentare, nell’Unione Europea lo spreco alimentare arriva fino al 50%, mentre più di 16 milioni di persone in Europa dipendono dagli aiuti alimentari delle associazioni benefiche.

Uno degli aspetti della nuova legge italiana promuove un cambiamento di atteggiamento; incoraggia all’uso del “doggy bag” (contenitori take-away) per portare a casa gli avanzi dei ristoranti. Alcuni credono che pratiche simili debbano cominciare in giovane età. Milano Ristorazione, una compagnia di proprietà municipale che fornisce 80 000 pasti al giorno a scuole, ospedali e dimore per anziani, nel 2014 ha lanciato la campagna Io non spreco per coinvolgere i bambini nelle scuole nella lotta allo spreco alimentare. La compagnia distribuisce sacchetti ai bambini della scuola primaria, così che possano portare a casa con sé gli avanzi del pranzo, come pane e frutta.

“Insegnare il valore del cibo è fondamentale,” spiega Gabriella Iacono, direttore di Milano Ristorazione. “A scuola i bambini imparano a non sprecare la frutta e a dare un valore a tutto: alla fine di un pasto, quando gettano via gli scarti alimentari e i piatti biodegradabili nel bidone dell’umido, imparano che tutto può essere riutilizzato per la natura.”

Il movimento globale per il “cibo brutto”, che promuove il consumo dei prodotti agricoli esteticamente poco gradevoli solitamente gettati via, ha preso piede anche in Europa: dalla campagna Inglorious Food and Vegetables dei supermercati francesi Intermarché, che ha portato la Francia a mettere al bando lo spreco alimentare nei supermercati; all’idea inglese della “wonky veg box” (letteralmente una scatola di verdure malconce) fino al brand spagnolo Es Imperfect, che commercia marmellate, zuppe e salse ottenute dal recupero dei prodotti agricoli.

A Milano il progetto Frutta Brutta è guidato da un gruppo di produttori frutticoli lombardi che vendono mele difettate nei mercati contadini locali ad un prezzo ribassato (0,80 € al chilogrammo, mentre il prezzo per delle mele “normali” solitamente si aggira sui 2,5 € al chilogrammo). Gli agricoltori coinvolti nell’iniziativa, lanciata nel settembre 2014, mirano a salvare più di 50 tonnellate di mele entro aprile 2017 seguendo questo schema, che prevede, inoltre, la donazione alle associazioni benefiche locali di un chilo di mele per ogni chilo venduto al mercato.

Molte delle iniziative locali di Milano  incentrate sullo spreco alimentare si propongono anche di avere un forte impatto sociale. L’associazione non governativa Banco Alimentare organizza grandi collette alimentari in tutto il Paese per donarne i ricavati alle reti di associazioni benefiche e alle mense o direttamente alle famiglie bisognose. A Milano sono circa 54 000 le persone che beneficiano dell’operato di Banco Alimentare, che tratta perlopiù con la grande distribuzione attraverso un sistema che coinvolge oltre 700 persone in Lombardia. Attualmente l’organizzazione mira a collaborare con l’amministrazione comunale e con il Politecnico di Milano per testare un modello di riduzione dello spreco alimentare su scala locale in un’area suburbana della città: offrirebbe ai residenti una lista in tempo reale di negozi in cui è disponibile un surplus.

A Milano, l’uso di applicazioni per combattere lo spreco alimentare contribuisce anche alla nascita di nuove modalità di fare la spesa. MyFoody avvisa i residenti del cibo a rischio spazzatura (perché prossimo alla scadenza o per confezionamento danneggiato) nei piccoli supermercati. L’iniziativa conta oggi 10 000 utenti registrati in tutta la città (molti dei quali tra i 25 e i 34 anni) e coinvolge 23 piccoli supermercati, ma spera di arrivare ad inglobarne 500 nel nord Italia entro il 2017.

Un sistema simile, incentrato principalmente su negozi locali come panetterie e gastronomie, è offerto da Last Minute Sotto Casa. La startup con base a Torino sta per arrivare a Milano, dove connette utenti alle offerte attivate dai piccoli negozi per evitare rimanenze alimentari al momento della chiusura dell’attività. Di sicuro la tecnologia facilita come mai prima d’ora la connessione tra persone ed attività così da affrontare il problema dello spreco alimentare; l’idea ha fatto presa persino sulla Silicon Valley.

A Milano, il vicesindaco Anna Scavuzzo è ottimista circa il futuro della sua città. “La questione della riduzione dello spreco alimentare è una parte importante del nostro programma. La città deve fare da catalizzatore nel mettere in contatto coloro che vogliano ridurre lo spreco alimentare e i più bisognosi.

“Fare il primo passo non è semplice,” aggiunge. “Ma una volta spiegate le ragioni dietro politiche del genere, i cittadini cominceranno a capire l’importanza di simili decisioni.”

[Articolo originale "Milan leads fight against food waste – with ugly fruit and Michelin-starred soup kitchens" di Simone d’Antonio]

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Traduzione di:
Noemi AlemanniItalia Noemi Alemanni
24 anni e tanta voglia di fare. Sono laureata in lingue straniere e ho una passione smisurata per la letteratura ed il giornalismo. Spero di riuscire a coniugare le due cose come traduttrice. Nel frattempo, continuo a studiare: con le lingue non si finisce mai! noemi.alemanni@gmail.com
Revisione di:
Elisabetta Pastorutti