Un’occasione unica di rendere il Paese più governabile

Perché il referendum costituzionale italiano è importante?

The Economist

Un’occasione unica di rendere il Paese più governabile

Il governo italiano ha comunicato che il tanto proclamato referendum sulla riforma costituzionale si terrà il 4 dicembre. Il risultato sarà cruciale per il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che all’inizio di quest’anno ha dichiarato che si sarebbe dimesso se il voto andrà contro di lui.  Un’affermazione avventata.

Personalizzando il voto, Renzi ha offerto  agli elettori l’opportunità di protestare formalmente contro la sua coalizione di centro-sinistra e, in particolare, contro il suo fallimento nel rilanciare l’economia. La crescita nel secondo trimestre di quest’anno è stata bassa. La vittoria del Governo, che inizialmente sembrava in cassaforte, adesso sembra molto meno certa. L’ultimo sondaggio, secondo l’istituto di ricerche Eumetra, ha valutato che, senza prendere in considerazione gli indecisi e i potenziali astenuti, gli oppositori della riforma hanno aumentato il vantaggio di 10 punti percentuali. Perché?

Diversamente da David Cameron, che ha convocato il referendum inglese sull’adesione all’UE, Renzi non aveva altra scelta che indire un referendum dopo che non è riuscito ad assicurarsi il sostegno parlamentare alle modifiche dei due terzi necessari. L’obiettivo è quello di rendere l’Italia, che nei 70 anni dalla nascita della Repubblica ha avuto 63 governi, un Paese più governabile.

Le effimere durate dei governi italiani non sono l’unica ragione che rende impossibile attuare i programmi. Le due camere legislative hanno poteri identici, perciò i disegni di legge devono rimpallarsi tra di esse finché non vengano approvate in forma identica. La legge di riforma costituzionale limiterebbe drasticamente il potere del Senato. Un’altra ragione per cui è così difficile promuovere dei cambiamenti è che il governo centrale e quello regionale hanno responsabilità che si accavallano. La riforma affronta anche questo.

Gli oppositori argomentano che, combinata ad una legge elettorale già approvata dal Parlamento (ma che potrebbe essere ridiscussa), la riforma potrebbe conferire troppo potere al prossimo presidente del Consiglio. Il capo del governo starebbe in carica cinque anni con una maggioranza parlamentare garantita, persino senza il rischio di una minaccia di ribellione nelle sue stesse fila – la possibilità di rielezione dei deputati non dipenderà dalla loro popolarità presso gli elettori ma dalla loro fedeltà al leader di partito. E il fatto che l’iperattivo Renzi sia famoso per governare in solitaria non aiuta.

Quello che spaventa gli investitori non è tanto che l’Italia potrebbe perdere quell’occasione di risollevarsi che arriva una sola volta in una generazione, ma che l’uscita di scena di Renzi potrebbe rigettare il Paese nel disordine politico e dare origine a una crisi più ampia nell’economia dell’Unione Europea.

L’Italia è un anello debole: ha un debito pubblico del 132,7% sul PIL e un settore bancario in sofferenza a causa di debiti deteriorati dopo anni di crescita fiacca. Inoltre, il più grande gruppo di opposizione del Paese e il più ovvio beneficiario della sconfitta del governo è il Movimento Cinque Stelle, un movimento basato su internet fondato da un comico, Beppe Grillo, e largamente composto da politici principianti . Che sia in grado di gestire l’economia nazionale è tutt’altro che chiaro.

La possibilità di vittoria di Renzi aumenterebbe in caso di qualche buona notizia sul fronte dell’economia, oppure dall’alleggerimento dei vincoli di bilancio che consentano di offrire agli elettori qualche succoso manicaretto (juicy titbits nel testo originale) nel 2017. Ma le previsioni economiche continuano ad essere deludenti. Nonostante una riforma molto apprezzata delle norme italiane sull’occupazione, il numero di contratti a tempo indeterminato offerti dai datori di lavoro è sceso di un terzo nei primi sette mesi del 2016. Per quanto riguarda la flessibilità fiscale, l’Italia rimane intrappolat dalle maglie dell’eurozona e né la Commissione Europea né il cancelliere tedesco, Angela Merkel, sembrano pronti a dare tregua a Renzi. Ciò potrebbe spiegare perché abbia fatto la parte del monello a Bratislava, durante l’ultimo summit dell’UE, rifiutandosi di partecipare alla conferenza stampa di chiusura tenuta dalla Merkel e da François Hollande, il presidente francese. Sembrare esasperato dalle politiche europee di austerità produce un doppio vantaggio: addossa ad altri la colpa della scialba performance economica italiana e fornisce a Renzi un’aura di euroscetticismo che va di moda. Aspettiamoci altri atteggiamenti simili con l’avvicinarsi del voto.

[Articolo originale "Why is Italy’s constitutional referendum important?" di The Economist]

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Traduzione di:
Federico GrecoItalia Federico Greco
Regista di cinema e televisione, ha imparato l'inglese costretto dal suo lavoro all'estero. Ma vive a Roma.
Revisione di:
Gaia Restivo