Nello Stivale, su 100 persone in età da lavoro, più di 33 sono in pensione. Di fatto il 70% delle spese sociali vengono utilizzate per preservare il sistema pensionistico.

Italia, la “vecchia minaccia”

Les Échos

Nello Stivale, su 100 persone in età da lavoro, più di 33 sono in pensione. Di fatto il 70% delle spese sociali vengono utilizzate per preservare il sistema pensionistico.

Il tasso di natalità in Italia è in calo da 20 anni, diventando una delle nazioni più vecchie al mondo. Gli specialisti, preoccupati da questo “ suicidio demografico” chiedono una presa di coscienza della popolazione e della classe politica.

Un mondo senza Italiani? Che orrore…” Questo grido di dolore era stato messo nero su bianco già nel 1997, sul quotidiano “ USA Today” dal politologo americano Ben Wattenberg. Fu scritto in un momento in cui l’Italia registrava il tasso di natalità ai minimi storici – 1,19 bambini per famiglia, ben lontano dal valore di 2,1 bambini, indispensabile per un rinnovo generazionale. Vent’anni dopo, la penisola non è ancora uscita dal suo lungo inverno demografico.

Nel 2015 le nascite sono calate a 500.000 ( appena 400.000 se si prendono in considerazione solo i bambini nati da due genitori italiani). Il tasso di natalità resta tra i più bassi al mondo con 1,37 bambini per famiglia, ovvero 8 nati ogni 1000 abitanti, contro i 10 ogni 1000 abitanti dell’Unione Europea. L’anno scorso, per la prima volta dal 1919, la popolazione dello stivale è diminuita, registrando un tasso di mortalità in aumento del 10% rispetto al 2014.

E’ una situazione demografica da tempo di guerra, sottolinea la demografa Letizia Mencarini dell’Università Bocconi di Milano. E’ anche peggio, perché un conflitto per lo meno dura qualche anno, mentre questa tendenza al ribasso dura da molto più tempo. Le conseguenze del cambiamento strutturale di una popolazione, sono visibili dopo decenni”. L’incredibile calo delle nascite è avvenuto negli ultimi due decenni, producendo così delle classi senza crescita.

Le donne in età riproduttiva oggi sono molto meno numerose di venti o quarant’anni fa. Nel 2003 rappresentavano il 47,3% di tutta la popolazione femminile. Nel 2015 non era più del 43%. Circa un quarto delle italiane non hanno figli; un altro quarto ne ha uno solo. Questo ha generato una vera e propria spirale di denatalità. Più che un inverno demografico, ormai in molti lo definiscono ormai un “suicidio demografico”: il 2% delle donne e il 4% degli uomini tra i 18 e i 40 anni, dichiarano di non volere creare una famiglia.

Un  “bonus bebè” di 80 euro

Ci sono più fattori che spiegano il fenomeno. Dalla precarietà economica delle coppie giovani, dovuta alla crisi e alla forte disoccupazione tra i giovani, a un mercato del lavoro che troppo spesso impedisce di conciliare la vita professionale con quella privata e soprattutto una totale mancanza di aiuto da parte dello Stato. L’Italia destina infatti il 70% delle spese sociali, al mantenimento del sistema pensionistico. Meno della metà invece, vanno a sostegno della famiglia. Si tratta della metà dei fondi, rispetto agli altri paesi europei. Un paradosso per il paese “della famiglia”.

Il “bonus bebè” di 80 euro al mese, introdotto da Matteo Renzi, sembra più un’ elemosina, che una vera e propria allocazione famigliare. A questo si aggiunge anche la mancanza di infrastrutture, dato che solo la metà dei comuni italiani offrono asili pubblici. Circa l’80% dei bambini tra 0 e 2 anni sono quindi affidati alle cure di amici, o più spesso dei nonni. Ci sono così tante ragioni che spingono i futuri genitori ad aspettare prima di mettere al mondo un unico figlio, che farlo diventa sempre più raro. Gli italiani hanno il loro primo figlio in media a 31,6 anni, contro i 28 dei francesi…

“Le ragioni socio-economiche sono importanti, ma troppo semplicistiche” dice l’economista Alfonso Giordano, che insegna all’Università Luiss di Roma. La demografia è più complessa. Nell’Italia povera del dopo guerra, le famiglie erano più numerose, mentre il numero di figli ha iniziato a diminuire a partire dal 1965, quando il paese entrava in una fase di crescita, benessere e opulenza. La natalità nell’Italia cattolica è più debole di quella di una Francia laica. La Germania, risparmiata dalla crisi dell’ultimo decennio, non ha che un tasso di fecondità di 1,44 bambini per famiglia.”

Le cause profonde del declino

E’ ancora molto difficile identificare le cause profonde del declino demografico dell’Italia, ma si può già pensare alle conseguenze. La parte di popolazione con più di 80 anni è aumentata del 150% negli ultimi vent’anni e il 21,4% degli italiani hanno più di 65 anni, contro la media europea del 18,4%. Saranno il 26,5% nel 2030. Uno sconvolgimento demografico che ha fatto saltare il patto intergenerazionale.

Oggi, su 100 persone in età da lavoro, più d 33 sono in pensione. Su ogni giovane italiano pesa così un fardello di 250.000 euro di debito legato al finanziamento del sistema pensionistico. La nuova generazione, molto meno numerosa di quella dei baby-boomer, deve quindi pagare sempre più quotizzazioni per assicurare alle generazioni precedenti una pensione di cui loro non beneficeranno mai.  

“E’ una vera ingiustizia che può far nascere delle tensioni” avverte Alfonso Giordano. “ Ma non ci sono solo i futuri problemi delle pensioni o dell’aumento delle spese sanitarie. Cercare una crescita economica ora, con una popolazione che invecchia, è un controsenso.

Avere una “finestra demografica” ampia e ben proporzionata rispetto alle frange inattive (bambini e anziani) facilita considerevolmente lo sviluppo economico”

Uno sviluppo ostacolato da un esodo sempre più massiccio della forza lavoro del paese. Dei 100.000 italiani partiti all’estero nel 2014, la maggior parte sono laureati e circa la metà sono giovani donne con un’età inferiore a 40 anni. Se il governo si preoccupa giustamente della fragilità delle banche della penisola, dovrebbe anche preoccuparsi della mancanza di capitale umano, altrettanto indispensabile alla crescita del paese.

Ostacoli per l’ingresso nel mercato del lavoro

“Meno giovani, vuol dire una società più conservatrice, meno aperta all’innovazione e alle evoluzioni tecnologiche” continua Alfonso Giordano. Inoltre i giovani incontrano delle vere e proprie barriere che ostacolano il loro ingresso nel mercato del lavoro, venendo rimpiazzati spesso da generazioni più vecchie, che hanno atteggiamenti corporativi. Su 5000 personalità elencate nel “Who’s Who” italiano, solo il 2,5% hanno meno di 35 anni. Visto quindi che c’è una sola generazione al potere, si può dire che vivano in una gerontocrazia.”

Il quarantenne Matteo Renzi e alcuni dei suoi ministri trentenni, sono l’eccezione che conferma la regola, in un mondo politico dove le teste  brizzolate sono la norma. Situazione identica riguardo alla macchina burocratica.

Su 3,2 milioni di funzionari transalpini, solo 100.000 hanno meno di 30 anni. L’8,4%  ne ha meno di 34 anni, contro il 22,9% in Germania e il 26,7% in Francia. Non fa eccezione neanche il mondo del lavoro. Il 23% dei dirigenti delle aziende a conduzione familiare – che rappresenta i 2/3 del tessuto industriale italiano – hanno più di 70 anni e spesso hanno risultati peggiori, rispetto a quelle aziende dove il direttore è più giovane.

Più che un paese che invecchia, “l’Italia è un paese morente” afferma crudelmente Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute italiano. Il 22 settembre scorso, ha deciso di organizzare un “Fertility Day” per ridare una seconda giovinezza alla nazione più vecchia del mondo, dopo il Giappone. “Non aspettate troppo per avere figli” “ La bellezza non ha età, la fertilità sì” e “ La procreazione è un dovere verso la nazione” sono stati solo alcuni degli slogan di una campagna governativa giudicata sprovveduta. Ha suscitato polemiche, alcuni ci hanno visto un modo per tornare a rilegare le donne al loro ruolo tradizionale o per colpevolizzarle anziché mettere in luce le mancanze del servizio pubblico.

“Aldilà della scomodità della campagna di sensibilizzazione, c’è  una questione sociale, che è stata nascosta per troppo tempo” dice Beatrice Ermini, ginecologa romana specializzata in tecniche di procreazione assistita. Il numero di coppie che fanno ricorso alla fecondazione assistita è aumentata più del 19% negli ultimi sei anni. Lo stile di vita sedentario, l’alimentazione, l’aumento del consumo di alcolici e tabacco hanno aumentato i problemi di fertilità, sia tra gli uomini  che tra le donne. Per quest’ultime, quando finalmente ci sono le condizioni di vita ottimali per avere un figlio, è spesso troppo tardi o comunque molto difficile restare incinta.”

La fine della “mamma”

Un simbolo tutto italiano sta quindi sparendo: la “mamma”. E il fenomeno dell’immigrazione, sembra essere insufficiente per contenere il problema. Perché se la fecondità delle donne straniere è più importante al loro arrivo in Italia, adottano rapidamente i comportamenti della società italiana. “ Le coppie vorrebbero dei figli ma non possono” dice la demografa Letizia Mencarini. “Ci mettono più tempo che altrove ad avere il secondo figlio o rinunciano proprio ad averlo. Ci vuole una vera e propria politica familiare, che non è mai stata presa in considerazione seriamente da nessun governo, a differenza della Francia, buon modello da seguire in materia. Ma il tempo dei demografi non combacia con quello dei politici e ci vorrebbero decenni per ottenere dei risultati.”

I responsabili politici sono più concentrati ad assicurarsi elettori con un’età media superiore a cinquant’anni che non vedrebbero di buon occhio un calo delle spese destinate al sistema pensionistico, per finanziare quelle per le famiglie. Ma sul lungo termine, dare più autonomia ai giovani che vivono troppo a lungo con i genitori, rafforzare la presenza delle donne sul mercato del lavoro e instaurare un regime fiscale favorevole alle coppie, costituirebbero le linee guida per un piano nazionale per la famiglia.

La popolazione e la classe dirigente dovrebbero prendere coscienza della situazione  e vivere queste nuove misure fiscali non come una spesa supplementare, ma come un investimento indispensabile per garantire l’avvenire di un paese la cui economia dipende per 2/3 dalla  domanda interna. Mai come oggi, le parole di Alcide De Gasperi, primo  Presidente del Consiglio italiano del dopo guerra, suonano più opportune: “ Un politico pensa alle prossime elezioni, un uomo di Stato pensa alla prossima generazione”.

 

[Articolo originale "Italie, le « péril vieux »" di Olivier Tosseri]

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Traduzione di:
Silvia OlivieriItalia Silvia Olivieri
Laureata in Lingue e Letterature straniere a Milano, ho vissuto e studiato in Inghilterra,Belgio e Peru'. Traduco da ogni parte del mondo e adoro il Bel Paese visto dall'occhio positivo della stampa estera. Traduco dal francese e dall'inglese. Stampa estera preferita: Belgio francia inghilterra stati uniti.
Revisione di:
Gaia RestivoElisabetta Pastorutti