Nel 2015 il capitale dato in prestito ai privati ha raggiunto la quota di 30 miliardi di euro, quello restituito ammonta a 66 miliardi.

Grazie alla crisi, in Italia prospera l’usura

Les Échos

Nel 2015 il capitale dato in prestito ai privati ha raggiunto la quota di 30 miliardi di euro, quello restituito ammonta a 66 miliardi.

Considerata la quantità dei loro crediti inesigibili, le banche sono diventate reticenti ad emettere nuovi prestiti. Il 12% delle famiglie e il 10% delle imprese hanno fatto ricorso all’usura.

Se l’usura fosse un’impresa, sarebbe una delle più fiorenti della penisola. Questa raggiunge infatti un giro d’affari annuale di 82 miliardi di euro, più dell’ENI, uno dei gruppi più importanti del paese. La crisi economica e la fragilità del settore bancario italiano l’hanno fatta prosperare nell’arco degli ultimi anni. I crediti non recuperati delle piccole e medie imprese (che costituiscono il fondamento del tessuto industriale del paese) sono passati dal 10% del 2009 al 28% di oggi, le banche sono diventate reticenti ad emettere nuovi prestiti. Secondo Unimpresa, l’Unione nazionale delle imprese, tra maggio 2015 e maggio 2016 i crediti bancari emessi in favore dei principali attori dell’economia italiana si sono ridotti per un valore pari a circa 16 miliardi di euro.

Tanto che, davanti alla reticenza dei banchieri, le imprese hanno deciso di ricorrere sempre più spesso a usurai senza scrupoli. Secondo un rapporto di Eurispes, l’Istituto italiano di studi politici, economici e sociali, un’impresa su dieci nel settore agricolo, commerciale e dei servizi è interessata da tale fenomeno.

“L’usuraio della porta accanto.”

La legge regola i tassi di interesse, che vengono rivalutati ogni semestre dal ministero dell’Economia e dalla Banca d’Italia, e pubblicati sulla gazzetta ufficiale. Sono considerati usurai coloro che applicano tassi che superano del 50% il tasso medio utilizzato dalle banche. Di solito, gli usurai applicano dei tassi di interesse di almeno 10% per ogni mese ed esigono il rimborso del doppio della somma prestata in un anno.

Il ruolo di usuraio è ricoperto solitamente dalle organizzazioni criminali, che vi vedono un doppio vantaggio: quello di riciclare il denaro sporco e quello di affermare il proprio potere sul territorio. Certamente, questo fenomeno interessa maggiormente il sud della penisola, considerata la presenza delle differenti mafie sul territorio e le sue difficoltà socio economiche croniche. Dal 2008 al 2013, grazie alla crisi, l’usura è cresciuta del 30%. E l’8% delle imprese sono minacciate da diversi tipi di gruppi criminali. Ma le difficoltà economiche e l’aumento della disoccupazione hanno aiutato il fenomeno nella sua evoluzione. Questo riguarda sempre più le famiglie, che si sono fortemente indebitate. Durante lo scorso anno il 12% di queste ha chiesto aiuto a una terza persona, che non è né un amico né un parente, per ottenere un prestito di 10.000 euro in media. Nel 2015 il capitale prestato ai privati ha raggiunto la quota di 30 miliardi di euro, mentre quello restituito ammonta a 66 miliardi.

“Oggi sappiamo che l’usuraio non è solo un mafioso, spiega Gian Maria Fara, presidente di Eurispes. A volte è qualcuno di insospettabile, come un commerciante, un contabile, un avvocato o anche un funzionario. Si sono approfittati di questa lunga crisi economica e dell’indebitamento delle famiglie per arricchirsi. È nata una nuova figura, quella dell’usuraio della porta accanto” conclude.

In reazione a ciò, lo stato ha deciso di unire i fondi di solidarietà contro il racket e l’usura. Ma la legge antiusura, adottata vent’anni fa, soffre di lentezza burocratica nell’applicazione. Le vittime dovrebbero ricevere un aiuto finanziario nell’arco dei sei mesi successivi alla presentazione della denuncia, ma sono numerosi coloro che non hanno ancora ottenuto niente a distanza di due o tre anni.

 

[Articolo originale "Profitant de la crise, l'usure prospère en Italie" di Olivier Tosseri]

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Traduzione di:
Denise BosottiGran Bretagna Denise Bosotti
Laureata in scienze linguistiche per le relazioni internazionali, leggere la stampa estera fa parte della mia quotidianità. La mia più grande passione è il mondo, capire le sue logiche. E' per questo che ho deciso di continuare i miei studi in scienze politiche. Le lingue straniere sono però il mio primo amore e tradurre è il modo che ho di coniugare le mie due passioni.
Revisione di:
Gaia Restivo