Una passeggiata nei borghi di Sommati, Cossito e Saletta mostra che ci sono stati imbrogli nella maniera di costruire

L’Italia teme infiltrazioni mafiose nella ricostruzione

El País

Una passeggiata nei borghi di Sommati, Cossito e Saletta mostra che ci sono stati imbrogli nella maniera di costruire

L’Italia sta affrontando la difficile sfida della ricostruzione a seguito del terremoto della scorsa settimana (24.08.2016, ndt) sotto la minaccia di infiltrazioni mafiose. Il Procuratore Capo della Direzione Nazionale Antimafia, Franco Roberti, avverte che, in passato, la criminalità organizzata ha approfittato del fiume di denaro pubblico destinato a tamponare gli effetti dei terremoti. “Gli utili per i clan della mafia cominciano proprio quando il cemento crolla”, dice. Un altro procuratore sta già indagando sul nesso tra l’elevato numero di vittime e le truffe nell’edilizia.

Come quando, nella sala dell’autopsia , la vittima di un crimine può accusare il suo assassino, così le case distrutte dal terremoto di mercoledì scorso in centro Italia stanno già denunciando apertamente i costruttori che,  per incapacità e avarizia, hanno utilizzato materiali e tecniche inadeguate in una zona soggetta a forte attività sismica.

Una passeggiata nei borghi di Sommati, Cossito e Saletta, nella periferia di Amatrice, serve a confermare i sospetti del procuratore capo di Rieti,  Giuseppe Saieva, che ha denunciato come molte delle case crollate fossero state costruite con più sabbia che cemento,  e usando  travi troppo deboli, incapaci di sostenere i pensanti tetti in cemento armato.

Secondo le indagini del procuratore Saieva alcune imprese edili potrebbero incorrere nel reato di “disastro doloso” per aver partecipato alla costruzione della scuola, ristrutturata appena quattro anni fa e già crollata. Anche se il procuratore di Rieti sospetta possibili reati di frode in altre opere costruite ad Amatrice – basti pensare al caso del campanile, che nonostante sia stato restaurato tre volte negli ultimi anni, è crollato causando la morte di  un bambino di pochi mesi – l’episodio più significativo è quello della scuola di Capranica. “Che cosa sarebbe successo” continuano a chiedersi i vicini senza nascondere la propria indignazione “se i bambini fossero stati all’interno della scuola durante la scossa?”.

La ricostruzione della scuola di Amatrice nasconde “vari misteri”, secondo la ricostruzione del quotidiano La Repubblica. Fu inaugurata nel settembre 2012 dopo un importante restauro, con un investimento di 700.000 euro per adeguarsi alle norme sismiche dopo terremoto del 2009. Tuttavia se guardiamo alla montagna di detriti in cui si è ridotta, la ristrutturazione non è servita a niente.

Un’impresa indagata

La cosa strana è che alla fine del 2015 la scuola già aveva bisogno di nuovi lavori, appena quattro anni dopo i precedenti. La Soprintendenza alle opere pubbliche di Roma il 22 dicembre 2015 aveva pubblicato un bando per realizzare “opere urgenti relazionate alla prevenzione e alla riduzione del rischio connesso alla vulnerabilità degli elementi strutturali”, con fondi pari a 172.000 euro. Parteciparono 10 imprese, ma il lavoro fu assegnato a Carlo Cricchi, un’impresa di costruzioni che ha lavorato con vari Ministeri italiani e che già aveva lavorato ad Amatrice 10 anni fa.

L’altro mistero da chiarire è perché si optò per questa impresa, dato che era già coinvolta in una indagine per corruzione legata alle opere realizzate in seguito al terremoto de L’Aquila nel 2009. Si sospetta che abbia dato una mazzetta di 10.000 euro per evitare che l’Amministrazione convocasse una gara di appalto. E come se non bastasse l’impresa di Carlo Cricchi era stata accusata di reati tributari e di falso per aver contraffatto la firma del parroco della chiesa di Santa Maria Paganica che autorizzava l’avvio di lavori per 19 milioni di euro. E nonostante tutti questi precedenti, lo Stato ha consegnato nelle sue mani la sicurezza dei bambini di Amatrice.

Dinnanzi a questo ed ad altri casi simili il presidente del Senato Pietro Grasso ha lanciato l’allarme. “Se i primi a crollare sono gli edifici simbolo dello Stato, come la scuola, l’ospedale e la centrale dei carabinieri, vuol dire che siamo un paese incapace di seguire le regole”. Prima di diventare presidente del Senato, Grasso è stato presidente della Direzione Nazionale Antimafia. Sa per esperienza che una delle specialità delle mafie, e in Italia si trovano le più potenti del mondo, è approfittare delle debolezze dello Stato. Alcune debolezze, come l’eccessiva burocrazia e la mancanza di prevenzione, sono venute allo scoperto dopo l’ultimo terremoto.

“SIAMO VIVI E ABBIAMO LE MUCCHE. CE LA CAVEREMO”

Giorivita Riba, 60 anni, racconta che la difficoltà dopo un terremoto non è solo aver perso la casa, ma anche il rischio che corrono i vicini di non poter continuare il proprio lavoro, e la maggior parte lavora nei campi. Lei possiede una piccola stalla a Sommati, a pochi km da Amatrice e, benché il sisma l’abbia lasciata senza casa, la cosa che più le dispiace è il crollo della sua stalla con otto mucche. “Non ho niente, solo queste mucche. Dopo il terremoto tremavano di freddo e le ho avvolte con le coperte che i volontari della Protezione Civile avevano dato a me” ricorda Giorivita, che solo dopo aver coperto le sue mucche ha pensato al suo di freddo e al rischio che i suoi reumatismi peggiorassero.

“Ora devo prendermi cura di loro più che mai” spiega, “Sono  quattro giorni che non producono latte, sono spaventate. In realtà sono come le persone, non parlano ma noi le capiamo”. Nonostante le condizioni in cui vive - dorme in macchina, non ha vestiti di ricambio, acqua, luce, vive in un borgo ridotto a macerie – la signora Riba si mostra ottimista perché la sua famiglia è sopravvissuta al terremoto e suo figlio Luca è riuscito a togliere i calcinacci che sono caduti sugli animali e a metterli in salvo. “Siamo vivi e abbiamo le mucche. Siamo italiani, ce la caveremo”.

[Articolo originale "Italia teme que la mafia se infiltre en la reconstrucción" di PABLO ORDAZ MARÍA SALAS ORAÁ]

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Traduzione di:
Michela Grugni
Revisione di:
Teresa ScolamacchiaAmina Iacuzio