Oltre alla rilevanza politica, la dinastia di Berlusconi sta perdendo peso all’interno dell’azienda

L’impero dei Berlusconi si ridimensiona

The Economist

Il crollo

Oltre alla rilevanza politica, la dinastia di Berlusconi sta perdendo peso all’interno dell’azienda

In questi giorni, a Silvio Berlusconi le cose non vanno esattamente per il verso giusto. Il miliardario ex crooner (cantante di musiche popolari, NdT) ed ex-Primo Ministro ha trascorso due anni a cercare di di vendere il Milan, la squadra di calcio acquistata nel 1986. Ma i suoi giocatori hanno avuto delle difficoltà, finendo settimi nel campionato italiano la scorsa stagione, e il business è crollato. Ormai un’ombra del suo vecchio ego, il club lo scorso anno ha perso 89 milioni di euro ($ 99m). Alla sua caduta si sono abbinate le sempre più avverse fortune del suo proprietario.

Infine, il 5 agosto il Cavaliere, appellativo con cui è ancora conosciuto Berlusconi, ha comunicato che gli investitori cinesi Sino-Europe Sports Investment Management Changxing avrebbero pagato 740 milioni di euro  per il club e si sarebbero fatti carico del suo debito di 220 milioni. La vendita segna una svolta generazionale, il potere dell’impero aziendale di Berlusconi inizia a spostarsi verso i suoi figli. Marina Berlusconi, la figlia maggiore, presidente della Fininvest, la holding di famiglia, sembra felice di essersi liberata del Milan. Probabilmente i giovani Berlusconi si dimostreranno più modesti negli affari rispetto al padre.

E’ in corso un processo di successione. A giugno un infarto ha quasi ucciso Berlusconi, che compie 80 anni il mese prossimo. “Sta lottando duramente per mettere in ordine i suoi affari”, afferma François Godard di Enders Analysis, notando che la famiglia sta premendo per fare cassa e ripianare i debiti. A febbraio 2015 la Fininvest ha venduto una quota del 7,8% della sua grande azienda televisiva Mediaset per 377 milioni di euro. Fininvest, che è quasi fallita l’anno scorso a causa delle perdite prolungate, a giugno ha promesso di “consolidare” la leadership nel suo core business. Ottimizzare gli interessi avrebbe senso. Essa detiene il 30% di Mediolanum, una società di servizi finanziari, più il 50% di Mondadori, la più grande casa editrice italiana. Ma quello che veramente conta è il 34,7% del capitale della famiglia in Mediaset, la più grande emittente terrestre.

Questa è gestita da Pier Silvio Berlusconi, il figlio body builder dell’ex premier, soprannominato “Dudi”.  Ha vari canali in chiaro, ma ha sofferto della poca pubblicità a causa della crisi economica dell’Italia. Sembra stia patendo la perdita di un “Berlusconi premium”. Uno studio di tre anni fa del “Centre for Economic Policy Research”, un think tank londinese, ha stimato che, nel corso degli anni, Mediaset aveva precedentemente ottenuto un supplemento di 1 miliardo di ricavi, dato che gli inserzionisti hanno cercato di compiacere il padrone politicamente forte. Ma da allora è passato molto tempo.

Adesso un ramo di Mediaset sta prosperando in Spagna, ma il business italiano sembra lento nel rispondere ai cambiamenti delle abitudini dei consumatori di internet o nel competere con Sky Italia, parte di BSkyB, nel conquistare gli abbonati della pay-tv. Mediaset ha perso progressivamente valore – la sua capitalizzazione di mercato è di soli 3,3 miliardi di euro, poco più di 2 miliardi di euro in meno di un anno fa. La sua più grande palla al piede è la pay-tv Mediaset Premium, che attira gli abbonati che vogliono pagare poco e ha strapagato per i diritti televisivi delle partite di calcio per le prossime due stagioni. Mai redditizia, l’unità ha già perso oltre 100 milioni di euro nel primo semestre di quest’anno.

Quando Berlusconi era sulla cresta dell’onda, ci si sarebbe aspettati una sorta di salvataggio. In realtà, ad aprile Vivendi, una società di media francese guidata da Vincent Bolloré, un socio del Cavaliere, ha accettato a tutti gli effetti di salvare la divisione in cambio della partecipazione condivisa del 3,5% tra Mediaset e Vivendi. Questo è stato pubblicizzato come una “strategia latina” per costruire una potente pay-tv del Mediterraneo. Tutto ciò non aveva molto senso, a meno che il signor Bolloré non sognasse un giorno di acquistare Mediaset e il business del digitale terrestre in cui rimane un leader di mercato. Alla fine di luglio l’accordo è saltato, con Vivendi che ha affermato di aver notato che il business della pay-tv di Mediaset avrebbe impiegato molto tempo ad andare in pari. Fininvest ha replicato lanciando varie accuse contro Vivendi e ha promesso di citarla in giudizio. La nuova generazione dei Berlusconi avrà molte cose da riassestare.

[Articolo originale "The Berlusconis’ shrinking empire" di the economist]

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Traduzione di:
Gaia RestivoSvizzera Gaia Restivo
Una dei fondatori del sito ItaliaDallEstero.info. Ricercatrice in Svizzera impegnata nella lotta al cancro.
Revisione di:
Denise BosottiMichele Casellato