Può sembrare strano raccomandare un film così brutto, ma "Quo vado?" merita di essere visto, anche solo per provare a capire il successo di commedie in stile "Zorra Total" [celebre programma della tv brasiliana con humor demenziale, ndT].

Una versione delle commedie italiane così brutta che è da vedere

Folha de São Paulo

Può sembrare strano raccomandare un film così brutto, ma “Quo vado?” merita di essere visto, anche solo per provare a capire il successo di commedie in stile “Zorra Total” [celebre programma della tv brasiliana con humor demenziale, ndT]. Scritto e interpretato dal comico Checco Zalone, il film è un fenomeno in Italia, dove ha spodestato “Avatar” ed ha fatto il record d’incassi nella storia del paese.

Il Brasile ha il suo Checco Zalone. È il cineasta Roberto Santucci, autore di film come “De Pernas pro Ar” e “O Suburbano Sortudo”, tra gli altri. In un ritratto della rivista “Piauí”, Santucci è stato descritto come il regista di maggior successo commerciale della storia del cinema brasiliano.

Zalone è così famoso in Italia che i suoi personaggi – ha già fatto quattro film – si chiamano Checco Zalone. In “Quo Vado?”, interpreta un dipendente pubblico che passa le giornate cazzeggiando. Quando il governo annuncia delle misure per combattere l’inefficienza della Pubblica Amministrazione, tra le quali la dimissione volontaria per i dipendenti, lui si rifiuta di andarsene. Non vuole perdere i benefici per nulla al mondo.

Checco incontra una nemesi, una dura responsabile che gli assegna un incarico al Circolo Polare Artico. Zalone si innamora di una scienziata norvegese e finisce in Norvegia, dove fa fatica ad adattarsi a causa dei suoi modi maschilisti, rozzi e pieni di pregiudizi.

“Quo Vado?” è una versione peggiorata delle formule comiche che il cinema italiano usa da almeno 80 anni. Le commedie italiane si sono sempre occupate di temi come la burocrazia statale, il machismo, l’abisso culturale ed economico tra il sud povero e il nord ricco, e il complesso di inferiorità rispetto ad altri paesi. La differenza sta nella qualità del testo, della regia e dell’interpretazione.

Tra le molte scene pessimamente scritte, dirette e interpretate, ce n’è una che vale la pena sottolineare : Zalone entra in un ufficio per affrontare “il capo”, ma non sa che si tratta di una donna. Entra in una sala e vede un uomo ed una donna. Immediatamente si rivolge all’uomo e si sorprende quando questo gli dice che il capo è la donna. “Pensavo fosse la segretaria”, dice Zalone.

La scena di per se non è buona, ma la frase esacerbata trasuda di bruttezza. Se fosse stata diretta con un po’ più di delicatezza e talento, uno sguardo di Zalone farebbe emergere il suo stupore. Ma “Quo Vado?”, come la gran parte delle recenti commedie brasiliane, non lascia nulla all’immaginazione dello spettatore. Tutto deve essere spiegato, senza nessuna concessione alla capacità di astrazione del pubblico.

La commedia ha sempre affrontato gli stereotipi e le differenze. Il problema è come gli argomenti, per quanto delicati, vengono trattati. E la commedia italiana, con attori come Totò, Vittorio Gassman, Anna Magnani, Alberto Sordi, Aldo Fabrizi e Ugo Tognazzi, e gli sceneggiatori Steno, Mario Monicelli, Suso Cecchi D’Amico e la coppia Age & Scarpelli, hanno sempre trattato gli argomenti scomodi in maniera dolce e ironica, mostrando le differenze e i conflitti senza il bisogno di spiegarli allo spettatore. Alla fine, è una differenza abissale di talento.

 

[Articolo originale "Versão de comédias italianas é tão ruim que deveria ser vista" di André Bracinski]

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Traduzione di:
Andrea TorrenteBrasile Andrea Torrente
Giornalista multimediale e autore del blog Scappo in Brasile, vive in Brasile dal 2009 dove lavora per testate brasiliane e italiane. È traduttore freelance portoghese-italiano. Per contatti: torrente.andrea@gmail.com
Revisione di:
Alessandra CerioliTeresa Scolamacchia