Il nuovo partito ha le idee chiare su come arrivare alla vittoria, ma le idee confuse sul dopo

L’ultimo arrivato dei partiti italiani. La questione 5 Stelle

The Economist

Il nuovo partito ha le idee chiare su come arrivare alla vittoria, ma le idee confuse sul dopo

ROSARIO SCAVO si ricorda di quando l’80% degli abitanti di Borgo Vittoria lavoravano direttamente o indirettamente per la Fiat.  “Era una città dentro la città” così parla dell’azienda alla quale ha dato 33 anni della sua vita.  Inutile dire che a quei tempi questo quartiere operaio di Torino, dove le montagne splendenti vengono oscurate da dei tetri condomini, votava a sinistra. Una volta per i socialisti o i comunisti, più recentemente per il Partito Democratico (PD) del Primo Ministro Matteo Renzi.

Una larga parte della produzione Fiat è stata delocalizzata in luoghi più economici. Oggi, Borgo Vittoria è un posto senza vita. Una gioielleria reca la malinconica insegna “Compro oro”. (Non molto, per la verità, sostiene uno dei commessi: ”Quelli che volevano vendere hanno già venduto”) Per quanto riguarda il signor Scavo, il pimpante 62enne ormai è in pensione da 5 anni. Dà 300 euro al mese alla figlia, laureata, che non è riuscita a trovare un lavoro migliore di un contratto part-time nei servizi sanitari e nell’assistenza sociale.

Tali prospettive cupe sono il motivo per cui alle elezioni amministrative dello scorso mese i Torinesi hanno posto fine ai 23 anni di amministrazione del centrosinistra a Torino e hanno defenestrato il sindaco PD Piero Fassino. Fassino aveva portato avanti il progetto dei suoi predecessori di trasformare Torino in una destinazione turistica, ma solo una piccola parte degli investimenti ha raggiunto le periferie. Al ballottaggio, molti elettori di Borgo Vittoria hanno sostenuto il rivale di Fassino, Chiara Appendino (in foto), dell’ultimo arrivato Movimento 5 Stelle (M5S). Con il M5S dato per favorito nei sondaggi (v. grafico), il PD è sempre più preoccupato che l’episodio di Torino possa ripetersi nel resto dell’Italia.

Appendino è una 32enne laureata alla Bocconi, la business school milanese della borghesia del Nord Italia. Ciò la rende una strana paladina della frustrazione della classe operaia. Ma il M5S, fondato  nel 2009 da Beppe Grillo come partito di ribellione alla politica, basato su internet , ha molto da offrire a quegli elettori. Chiede un referendum sulla permanenza nell’euro, considerato la causa dei mali dell’economia italiana. Promette un reddito di cittadinanza per tutti, indipendentemente dal fatto che lavorino o meno. I candidati del M5S martellano incessantemente sul tema dell’onestà, un potente grido all’interno della sporca cultura politica italiana.  Hanno anche cercato di coinvolgere gli elettori insoddisfatti chiedendogli delle idee. Appendino ha realizzato una piattaforma di 16 tavole rotonde sviluppate insieme a gruppi di cittadini in cui potevano partecipare tutti.

Ma il più grande vantaggio del M5S è la capacità di attirare sia la destra che la sinistra. Appendino ha battuto Fassino al ballottaggio di Torino grazie al sostegno degli elettori che al primo turno avevano votato per la destra.  Nel Parlamento europeo, i deputati del M5S siedono a fianco di quelli dell’ “UK Independence Party (Partito per l’Indipendenza del Regno Unito) e di “Alternativ für Deutschland” (Alternativa per la Germania). Le tendenze euroscettiche del M5S e l’ostilità di Grillo nei confronti dell’immigrazione attraggono molti elettori di destra.

Per questo motivo il partito ha molto successo nelle elezioni con il doppio turno. Grazie a una legge elettorale approvata sotto la supervisione di Renzi, ora l’Italia ha un sistema elettorale a doppio turno non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale. Il Primo Ministro è concentrato sulla vittoria al referendum di quest’autunno per la modifica costituzionale, in modo che il prossimo governo abbia le mani libere per l’intera durata del suo mandato. In caso di sconfitta, dice che rassegnerà le dimissioni, portando l’Italia a una crisi di governo. Ma un pericolo ancora più grande, per il suo partito, è che potrebbe vincere il referendum – ma perdere le prossime elezioni contro il M5S.

Testa vinciamo, croce vinciamo il ballottaggio

Il M5S è tristemente impreparato a governare. I suoi impulsi di sinistra e di destra sono in tensione, ma, sostiene Marco Ricolfi, sociologo presso l’Università di Torino, la componente di sinistra è maggioritaria. L’anno scorso Grillo ha cercato di far votare i suoi parlamentari contro la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina; il piano è stato sventato da una rivolta della base del partito. A Torino, il partito è allineato con la resistenza, talvolta violenta, degli ambientalisti No Tav. Nel programma di governo di Appendino, vi è l’impegno a promuovere il veganesimo. Gli elettori di destra che lo considerano un movimento di protesta potrebbero non gradire queste politiche nel caso in cui esso vinca.

Come se non bastasse, gli sforzi del movimento di chiedere degli input dai cittadini, per quanto lodevoli, hanno reso la sua piattaforma un groviglio di ingenuità, cinismo e ambiguità. La sua politica estera è influenzata dall’antiamericanismo. Uno dei suoi esponenti vuole coinvolgere i governi di sinistra dell’America Latina nei colloqui di pace in Medio Oriente. Un altro, di ritorno dalla Russia, ha dichiarato che Vladimir Putin dovrebbe essere considerato un alleato e le sanzioni andrebbero rimosse, poiché danneggiano l’export dell’Italia nei settori dell’agroalimentare e dell’arredo. Sull’economia, la principale politica del M5S è la richiesta di un referendum sull’euro. Questo referendum potrebbe essere incostituzionale; in ogni caso, il M5S non dirà se vuole restare o uscire dall’eurozona.

Coerenti o no, queste politiche sono popolari. Una media dei recenti sondaggi colloca il movimento un punto percentuale dietro al PD. Secondo i sondaggi, in caso di ballottaggio fra i due partiti, vincerebbe il M5S. L’Italia potrebbe finire col garantire maggiore potere al governo, solo per eleggere un partito che non ha idea di come utilizzarlo.

[Articolo originale "“The Five Star Question”" di The Economist]

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Traduzione di:
Michele CasellatoGran Bretagna Michele Casellato
Revisione di:
Gaia Restivo