Professoressa italiana si trova in città per fare una ricerca sugli accenti e sulle parole del veneto/talian

Colombo aiuta a mantenere vivo un dialetto italiano in estinzione

Gazeta do Povo

Colombo, Paranà 5.08.2016

Professoressa italiana si trova in città per fare una ricerca sugli accenti e sulle parole del veneto/talian

Giorgia Miazzo Cavinato era l’unica della sua  classe nella scuola della piccola Carmignano di Brenta, vicino a Padova, in Veneto, in grado di parlare con una certa padronanza e velocità la lingua italiana ufficiale. Era un desiderio della madre visto che questo insegnamento era considerato un discrimine nell’educazione dei bambini.  Il dialetto veneto dei locali non era ben visto. Giorgia ne soffrì la discriminazione rispetto ai suoi amici. Le dicevano che “si dava delle arie” e non so che altro. Oggi la ricercatrice, linguista, giornalista e traduttrice, si occupa di recuperare la lingua che non ha potuto parlare durante l’infanzia. Il Brasile non avrebbe potuto non incrociare il suo cammino, una volta che 12 dei 30 milioni di immigrati italiani che arrivarono in questo Paese avevano lasciato le loro vite in Veneto.

Lavorava alla Camera di Commercio della Repubblica Dominicana quando l’Università Federale di Santa Catarina [nel sud del Brasile, NdT] le propose di tenere un corso di italiano. Mise piede in queste terre, conobbe gente della sua gente e restò abbagliata come Salvatore, il bambino di “Nuovo Cinema Paradiso”, affascinato da quello che vede. “Fu come mettere piede in casa” afferma con un portoghese quasi madrelingua, perfezionato durante i dieci anni di ricerca tra Italia e Brasile.

I suoi studi hanno coinvolto quattro università – Ca’ Foscari di Venezia, Università Federale di Santa Catarina, Università di Londrina [nello Stato del Paraná, NdT] e Università Statale di Rio de Janeiro – e hanno portato alla pubblicazione di cinque libri sull’immigrazione veneta in Brasile. Tutti si basano sulle tradizioni culturali dei due Paesi. Giorgia vuole far sentire la propria voce.

In questi giorni, Giorgia ha incontrato discendenti di immigrati a Colombo [piccolo municipio nello Stato del Paraná, NdT], nell’hinterland di Curitiba. La ricercatrice sta facendo una raccolta di espressioni e parole della regione che parla “quasi il 100% del veneto originale”. “La lingua si è cristallizzata a Colombo” spiega. “La cultura del Veneto nel Rio Grande do Sul [altro Stato del Brasile meridionale NdT] (dove ha realizzato altre ricerche) si è mescolata un po’ di più. La regione di San Paolo ha ricevuto i dialetti del Sud. A Colombo la lingua si è rafforzata a causa dell’isolamento”.

Date le peculiarità dell’Unificazione d’Italia, Colombo convive con un’altra caratteristica importata. “Il popolo che viene dal Veneto non si sente italiano, non abbiamo ‘valori italiani’. Apparteniamo al Veneto. Molti dei migranti che vennero in Brasile si ‘scoprirono italiani’ qui”.

Secondo i dati del 2008 sulla comunità di Colombo, ci sono tra i 20 e i 30 mila discendenti nella regione, 5 mila dei quali capiscono e comunicano in Veneto. Il Rio Grande do Sul registra varianti diverse del dialetto che tendono verso il talian (il veneto brasiliano) [lingua che mescola dialetto veneto e portoghese ed è riconosciuta ufficialmente dallo Stato brasiliano, NdT].

La ricerca di Giorgia è anche un ponte, dato che in Italia manca una storia dell’emigrazione. “Gli italiani non conoscono la storia dell’immigrazione. L’italiano medio pensa che il Brasile finisca a Rio, che qui si parli spagnolo, ci siano gli indigeni, le ragazze e il calcio. Fino al 1975,  non avevamo nemmeno una pagina su tutto ciò nei libri scolastici” spiega. In Brasile, il talian è diventato patrimonio immateriale nel 2014.

Secondo la linguista, i discendenti sono molto orgogliosi del veneto/talian, nonostante alcuni si pentano di non aver trasmesso la lingua, a causa dei divieti imposti durante la fase dell’Estado Novo (1937-1945) e le difficoltà a cui andavano incontro i figli nelle scuole brasiliane. Inoltre è una tradizione orale che si può perdere con le “nonas” [versione brasilianizzata della parola “nonne”, NdT] se persone come Giorgia non si dedicassero ad ascoltare quello che la tradizione ha da dire.

Tradizione e storia

Diair Lídia Milani, 65 anni, è una discendente delle popolazioni venete che ancora parla [in italiano nel testo, NdT] la lingua ereditata dalla nonna immigrata. La “nona” arrivò a soli 9 anni in Brasile, probabilmente dal villaggio costiero di Morretes [piccola città del Paraná, NdT], dove sbarcarono gli immigrati che in seguito risalirono l’interno fino a Colombo. Cattolica, recita le preghiere in italiano nella tradizionale messa della Festa dell’Uva e anche durante le celebrazioni della Settimana Italiana. Tutta la cerimonia si svolge in dialetto veneto, come in passato. Diair ha trasmesso buona parte dei ricordi ai figli, ma non ai nipoti.  In casa, quando i piccoli non ci sono, la lingua ufficiale è il veneto.

La data ufficiale in cui iniziò l’ immigrazione veneta in Brasile è il 26 giugno 1875. La prima nave salpò da Genova con 380 famiglie, in maggioranza da Veneto e Trentino. Sbarcarono nello Espirito Santo [Stato del sudest brasiliano, NdT]. La prima ondata proseguì fino al 1920. Le famiglie del Veneto furono quelle che aprirono il cammino agli italiani in Brasile. Quelle del Sud partirono dall’Italia dopo il 1910, quando parte delle colonie già esistevano.

[Articolo originale "Colombo ajuda a manter vivo dialeto italiano em extinção" di Eriksson Denk]

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Traduzione di:
Andrea TorrenteBrasile Andrea Torrente
Giornalista multimediale e autore del blog Scappo in Brasile, vive in Brasile dal 2009 dove lavora per testate brasiliane e italiane. È traduttore freelance portoghese-italiano. Per contatti: torrente.andrea@gmail.com
Revisione di:
Silvia De CagnaAmina Iacuzio