Finanza. Bilanci deteriorati, crediti inesigibili: le istituzioni transalpine soffrono. Matteo Renzi prega di poter usufruire degli aiuti pubblici.

Crisi bancaria italiana Roma corre in aiuto?

Libération

Finanza. Bilanci deteriorati, crediti inesigibili: le istituzioni transalpine soffrono. Matteo Renzi prega di poter usufruire degli aiuti pubblici.

“Semplicemente in sofferenza”, affermano i banchieri italiani. Ma per molti economisti, il “semplicemente in sofferenza” sinceramente sembra fare riferimento a una “bomba ad orologeria”, con una scintilla ormai accesa che potrebbe provocare l’esplosione di una parte del sistema bancario italiano. Dopo essere rimasta stordita dalla questione Brexit, l’Unione Europea deve far fronte a un altro rischio: quello delle banche italiane e dei loro crediti inesigibili che hanno un peso di 360 miliardi di euro, l’equivalente del 22% del PIL nazionale. Un record. In confronto, i crediti bancari “in sofferenza” in Francia non superano i 30 miliardi di euro. Ipersensibile, il dossier sulle banche italiane circola per i corridoi di Bruxelles, ma anche di Parigi e anche a Berlino. Tra Roma e la Commissione Europea la tensione continua a crescere. Ed è ancora più forte di quanto non lo fosse venerdì, l’Autorità Bancaria Europea deve pubblicare i suoi risultati riguardo alla salute finanziaria delle 130 maggiori banche della zona euro. Prima della pubblicazione, ha realizzato i suoi famosi “stress test” sui conti di questi 130 istituti. I loro bilanci hanno dovuto superare il vaglio di scenari più o meno “stressanti” (la crisi obbligazionaria, la recessione, l’impennata della disoccupazione…), è un classico quello di far oscillare – in questa simulazione – il prezzo degli attivi finanziari, dei conti economici ed infine dei coefficienti patrimoniali delle banche.

Incendio

“Le banche italiane non potranno uscirne indenni”, stima un analista finanziario. Con 24 miliardi di crediti inesigibili, la Banca Monte dei Paschi di Siena (BMPS), la più antica banca del mondo, ha perso l’85% del suo valore in borsa nel corso di un anno. A partire dal primo gennaio 2016, nuove regole mirano a spezzare la linea di collegamento tra crisi bancaria e crisi dei titoli sovrani. L’idea è quella di evitare un bis repetita dello scenario del 2008. All’epoca, per evitare il crollo totale di una parte del sistema bancario europeo sommerso da crediti inesigibili, gli stati evitarono l’incendio decidendo di ricapitalizzare le banche con il denaro pubblico. La Francia, la Spagna, l’Italia, l’Irlanda, la Grecia e in misura minore la Germania, dovettero pagare questo salvataggio con l’impennata dei tassi d’interesse sui loro debiti sovrani. La crisi bancaria finì per contaminare le loro finanze pubbliche. Al punto di dover adottare delle politiche fiscali restrittive.

È proprio per spezzare questa linea (ciò che gli economisti chiamano “bail out”) che si è deciso di adottare a partire dall’1 gennaio 2016 il nuovo set di regole europee che si basano su di un nuovo principio, quello del salvataggio interno (“bail in”). Quando una banca si trova in una situazione di difficoltà finanziaria, è innanzitutto dovere degli azionisti quello di mettere mano al portafoglio per salvarla, poi ai creditori ed infine ai suoi clienti, i cui conti superino i 100.000 euro. Ma ecco, a due mesi dal referendum sulle riforme costituzionali, in cui mira a un plebiscito, il Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, non può permettersi di prendersi il rischio di mettere in atto il “bail in”.

Case, fabbriche, macchine

Facciamo un piccolo passo indietro per capire il perché di una tale situazione. Contrariamente alla maggior parte della zona euro, l’Italia è rimasta impantanata in un livello di crescita basso dalla crisi del 2008. Risultato, i bilanci delle banche non hanno smesso di deteriorarsi. La situazione sembra ancora più complicata dal fatto che il sistema bancario italiano è unico in Europa. Rifacendosi in un certo senso al modello americano, quando le banche italiane accordano dei crediti, esigono di prendere in ipoteca (in garanzia) appartamenti, case, fabbriche, macchine… ”Questo sistema esiste in Francia. Ma in Italia è sproporzionato. Oggi, i bilanci delle banche sono piene di ipoteche che non valgono niente”, stima l’economista Patrick Artus. Altra particolarità: l’Italia conta più di 650 banche, un record mondiale. Infine, la maggior parte degli istituti hanno un ancoraggio altamente locale. “L’attività del credito di certe banche non supera il tessuto economico locale di una città media”, aggiunge Artus. Nel momento in cui una provincia cade in una crisi economica, la banca che porta il nome della regione in cui è contenuta, crolla con lei. Ultima particolarità, e non da meno: in Italia, i debiti bancari sono quelli venduti più spesso ai clienti come investimenti sicuri. La metà dei debiti delle banche italiane è in realtà in mano alle famiglie. Detto altrimenti, sono questi ultimi, considerati come azionisti, che rischiano di essere chiamati a contribuire per salvare le loro banche.  Nel 2015, più di 10.000 piccoli risparmiatori hanno perso una parte delle proprie finanze dopo il crollo di quattro banche regionali (Banca Etruria, CariChieti, Banca Marche e Carife). E ciò nonostante l’intervento del governo.

Recentemente, diversi istituti di medie dimensioni non sono riusciti a trovare degli investitori sul mercato disponibili ad aiutarli. Il governo non ha avuto altra scelta che fare appello al salvataggio del fondo Atlante, creato per salvarle. Matteo Renzi sa quindi a che punto una crisi bancaria rischia di rovinare decine di migliaia di depositanti. Il suo governo è ben deciso a utilizzare tutti gli strumenti che ha a disposizione per salvare non solo queste ultime, ma anche gli investitori istituzionali. A questo punto, con il rischio di segnare un passo indietro, il Presidente del Consiglio italiano potrà riattivare il “bail out”.

[Articolo originale "Crise bancaire italienne Rome à la rescousse?" di Vittorio De Filippis]

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Traduzione di:
Denise BosottiGran Bretagna Denise Bosotti
Laureata in scienze linguistiche per le relazioni internazionali, leggere la stampa estera fa parte della mia quotidianità. La mia più grande passione è il mondo, capire le sue logiche. E' per questo che ho deciso di continuare i miei studi in scienze politiche. Le lingue straniere sono però il mio primo amore e tradurre è il modo che ho di coniugare le mie due passioni.
Revisione di:
Gaia Restivo