Il governo da il via libera alla creazione di un centro di studi nella città natale di Mussolini e il Parlamento apre al pubblico oltre 13.000 documenti sui massacri degli anni 40

L’Italia regola i conti con il fascismo

El País

Il governo da il via libera alla creazione di un centro di studi nella città natale di Mussolini e il Parlamento apre al pubblico oltre 13.000 documenti sui massacri degli anni 40

Dalla caduta del fascismo, tutti i sindaci di Predappio, la piccola città dell’ Emilia-Romagna dove nel 1883 nacque Benito Mussolini, sono stati di sinistra – socialisti o comunisti – e tutti hanno placidamente governato da un ufficio situato nella vecchia camera da letto del dittatore. L’attuale sindaco in carica, Giorgio Frassineti del Partito Democratico (PD), ricorre ai numeri per mostrare come, almeno qui, in una cittadina di 6.500 abitanti, con una disoccupazione al 4% e un 10% di immigrati che vivono senza problemi di integrazione, passato e presente convivano in modo pacifico.

Una pace disturbata solo tre volte l’anno, quando migliaia di ultra-nazionalisti nostalgici, con i loro costumi stravaganti, approfittano delle ricorrenze della nascita, della morte e della marcia su Roma del Duce per visitarne la cripta, con il braccio teso. “E io non sono disposto”, dice il sindaco Frassineti, “a lasciare che Mussolini rimanga proprietà esclusiva di quegli esaltati neofascisti o di quei quattro commercianti che vendono manganelli, magliette e statuette con l’effigie del dittatore. È qualcosa di molto più grave, tragico, e noi abbiamo il dovere di comprenderlo.”

—Si spieghi, sindaco.

—Sono solito dire, un po’ per scherzo e un po’ sul serio, che voglio Mussolini tutto per me. Non possiamo far finta che Mussolini non sia esistito e non possiamo ritrarre il fascismo come una malattia che ha colpito un corpo sano. Il fascismo ebbe un enorme consenso popolare. Il fascismo era tutto e il contrario di tutto. Se vogliamo comprendere appieno ciò che è l’Italia e imparare dai nostri errori, dobbiamo accettare Mussolini. Non possiamo pensare che fosse uno scherzo, qualcosa di cui ridere o da ridicolizzare. Occorre creare a Predappio un centro di documentazione e di studio del fascismo che sia utile tanto al paese quanto all’Europa.

E così, per quei paradossi tutti italiani, un sindaco di centro-sinistra e un capo del governo, anche lui del PD – nonostante Matteo Renzi non sia di destra né di sinistra, ma tutto il contrario – si sono alleati per risuscitare, con il supporto di una lunga lista di esperti e di un certo numero di università, la figura storica del dittatore. In questi giorni, un sottosegretario e diversi tecnici del Governo italiano hanno visitato Predappio e si sono impegnati a destinare 4,5 milioni di euro dalle casse pubbliche degli oltre 5 milioni di euro necessari, stimando a ribasso, che costerà la ristrutturazione dell’antica Casa del Fascio, situata di fronte al Comune – dove visse la famiglia Mussolini – e a due passi dalla casa dove nacque il dittatore, i cui genitori – un fabbro e una maestra socialisti – battezzarono con tre nomi. Benito, per il rivoluzionario messicano Juárez, Amilcare, per l’anarchico italiano Cipriani, e Andrea, per Costa, uno dei padri fondatori del socialismo italiano. “Dal 1922 al 1943, durante tutto il periodo fascista”, spiega il sindaco Frassineti dopo aver individuato nel mazzo di chiavi quelle che aprono la casa dove il dittatore ebbe la sua culla, “Predappio divenne il luogo d’origine del mito del nuovo uomo, un luogo di pellegrinaggio per migliaia di italiani. Su questa scala si fotografò mezza Italia.”

Il pellegrinaggio continua. Nel cimitero di Predappio, la cripta di Mussolini è visitata giornalmente da semplici curiosi o da furiosi nostalgici. Il libro delle firme registra ogni anno circa 50.000 messaggi che ne lustrano la figura. Sabato scorso, Giaco e Fiore, due ultras del club di pallacanestro di Bologna, si mostravano d’accordo con il progetto. “Perché Mussolini”, spiegavano all’unisono, “non deve essere visto solo come un mostro, visto che fece molte cose buone, mentre i libri di storia, soprattutto in Italia, sono molto parziali”. Nonostante il centro di studi sul fascismo – la cui apertura non avverrebbe prima del 2019 – sia già stato benedetto dal sindaco e dal primo ministro, entrambi del PD, alcuni settori della sinistra lo guardano con preoccupazione, temendo possa diventare un museo sulla gloria di Mussolini e del fascismo.

A tal proposito i compaesani di Mussolini, salvo eccezioni, non mostrano alcuna preoccupazione. Preferiscono guardare al lato pragmatico della questione – “qui si riempirà di turisti”, dice il sarto Frassinetti -, e continuare a votare un socialista o un comunista affinché governi la città dalla camera del dittatore.

 

[Articolo originale "Italia ajusta cuentas con el fascismo" di PABLO ORDAZ]

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Traduzione di:
Andrea CallegaroSpagna Andrea Callegaro
Laureato in filosofia, vivo e lavoro a Parigi. Condivido pienamente il progetto Italia dall'Estero, perchè credo che un punto di vista alternativo possa aiutarci a capire chi siamo.
Revisione di:
Simone Giovannini