Con la chiusura della rotta balcanica, gli italiani stanno già affrontando un aumento degli arrivi dei rifugiati. Mentre l’opinione pubblica è divisa e a tre mesi dalle elezioni comunali, il tema è cruciale per il futuro di Renzi.

Italia: di fronte all’inevitabile ritorno dei rifugiati, Renzi si gioca la sua sopravvivenza politica

Le Nouvel Observateur

Con la chiusura della rotta balcanica, gli italiani stanno già affrontando un aumento degli arrivi dei rifugiati. Mentre l’opinione pubblica è divisa e a tre mesi dalle elezioni comunali, il tema è cruciale per il futuro di Renzi.

Tutti in Italia sono in attesa di una nuova estate “calda riguardo alla questione dei migranti”. Con il ritorno della bella stagione, questi uomini e donne che fuggono dalla guerra in Siria riprendono il viaggio. E ora che il mar Egeo e i Balcani sono “off limits” a causa dell’accordo tra i 28 e la Turchia e della chiusura progressiva delle frontiere in Macedonia, Serbia, Croazia e Slovenia, la Penisola è tornata ad essere una destinazione popolare.

Tutti si preparano dunque, mentalmente e praticamente, all’inevitabile nuova ondata migratoria. Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha dichiarato di aspettarsi “200.000 arrivi sul suolo italiano” nel 2016. Nel frattempo l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE, Federica Mogherini, parla di “500.000 migranti” sul punto di mettersi in viaggio verso l’Europa. Sia per uno che per l’altra la chiusura dei Balcani è dunque soprattutto un “colpo basso all’Italia”. La Libia, primo fornitore di migranti verso l’Italia, che era quasi scomparsa dagli schermi radar e dalle paure quotidiane, in poco tempo è tornata ad essere una minaccia concreta.

A partire dall’inizio dell’anno, il numero dei rifugiati sbarcati sul suolo italiano ha già raggiunto quota 12.623, ovvero il 36% in più rispetto all’anno scorso nello stesso periodo. Su questi 12.623, 9.500 sono partiti dalle coste libiche, 1.767 provengono dalla Nigeria, 1.463 dalla Gambia. La maggior parte dei richiedenti asilo tradizionali, che sono stati ripartiti tra le piccole cittadine siciliane di Pozzallo, Augusta e Lampedusa. Ma la vera novità è che, in questi ultimi giorni, la qualità del flusso migratorio è cambiata.

Il ritorno dei siriani

Delle circa 4.000 persone salvate tra il 14 e il 19 marzo dalle navi italiane e tedesche, la maggior parte erano siriani e libici. Tuttavia alcuni tra questi hanno raccontato che i trafficanti avevano fatto loro cambiare il tragitto, scegliendo di attraversare l’Algeria e poi la Libia, prima di abbandonare il loro carico e molto prima di aver raggiunto le acque internazionali.

Poiché è all’interno di queste acque internazionali che opera l’operazione EUNAV for Med, chiamata “Sophia” che, dopo sei mesi, sta dando buoni risultati nel contenere il flusso migratorio in direzione delle coste italiane nonostante il magro personale di 2.000 uomini e quattro navi per la sorveglianza di un milione di chilometri quadrati, ovvero due volte la superficie della Francia. Ma le nuove rotte migratorie e la pressione crescente di coloro che vogliono espatriare sono tali da spingere sempre di più la missione Sophia a passare alla “fase 2”, quella che permetterà, se il “governo” libico dovesse richiederlo, di entrare nelle acque territoriali libiche.

Ma contenere i migranti dall’altra parte del Mediterraneo condannandoli a morire nel deserto della Libia è una politica migratoria sufficiente? È la questione che ha posto, a Roma, il numero due dell’operazione Sophia, l’ammiraglio francese Hervé Bléjean, intervistato da noi qualche settimana fa.

L’opinione pubblica è divisa

E l’opinione pubblica italiana si rende conto della posta in gioco? È infatti divisa. Da una parte gli italiani sembrano tollerare, approvare, la moltiplicazione delle strutture di accoglienza: 103.792 migranti sono stati ospitati nel 2015 sul territorio, erano 66.086 nel 2014.

Del resto, nei prossimi giorni verranno aperti a Catania e Messina nuovi hot spots, che si aggiungeranno a quelli di Lampedusa, Pozzallo e Trapani, in una sorta di consenso generale.

Ma, come sottolinea la molto simpatica commissaria Marica Scacco che dirige l’ufficio “Immigrazione” a Catania, “non saranno sufficienti ad assimilare il flusso”. Ma cosa succederà se i rifugiati dovessero eccedere sul territorio? Saranno allora necessarie delle nuove strutture, dice la commissaria, poiché l’accoglienza è anche una questione di soldi. È bene in questo senso capire le proposte che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si è lasciato scappare a Bruxelles: “Le regole che vengono applicate per Ankara (3 miliardi di euro di aiuti europei che diventeranno 6 miliardi in tre anni NdR) costituiscono un precedente e saranno valide per gli altri paesi che saranno oggetto di nuovi flussi migratori”. In parole povere, si suggeriva l’Italia.

Elezioni comunali suppletive a giugno

Per i politologi come Iginio Ariemma, l’opinione pubblica italiana è da sempre divisa tra due sentimenti contraddittori: una “preoccupazione per l’accoglienza e una generosità, tipiche di un popolo che vive essenzialmente in riva al mare e si è abituato nei secoli ad aprire le braccia a coloro che arrivano dal largo” da una parte, e il “terrore di veder riprodursi un fenomeno che ha diviso gli spiriti, l’invasione incontrollabile delle coste della Puglia da parte di decine di migliaia di rifugiati provenienti dall’Albania negli anni 90/92”.

Se questo genere di evento apocalittico dovesse ripetersi nel 2016, c’è da scommettere che alimenterà l’onda populista, xenofoba e antieuropeista che è stata incarnata nella Penisola da un sosia di Marine Le Pen, Matteo Salvini e dalla sua Lega Nord, già al 15% dei voti”.

Oppure, la sorte di Matteo Renzi dipende anche da quel mix esplosivo e contraddittorio tra capacità di accogliere e paura dell’invasione: le comunali di giugno, che riguarderanno città come Roma, Milano, Napoli e Torino, potrebbero essere decisive per la sua sopravvivenza politica. Se i populisti anti-migranti dovessero vincere (i sondaggi danno già la capitale come “persa”), “Matteo” potrebbe lasciarci le penne. Il Presidente del Consiglio quindi ha molto da perdere in questo gioco sul futuro dei migranti.

 

[Articolo originale "Italie : face à l'inévitable retour des réfugiés, Renzi joue sa survie politique" di Marcelle Padovani]

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Traduzione di:
Denise BosottiGran Bretagna Denise Bosotti
Laureata in scienze linguistiche per le relazioni internazionali, leggere la stampa estera fa parte della mia quotidianità. La mia più grande passione è il mondo, capire le sue logiche. E' per questo che ho deciso di continuare i miei studi in scienze politiche. Le lingue straniere sono però il mio primo amore e tradurre è il modo che ho di coniugare le mie due passioni.
Revisione di:
Gaia Restivo