La bellezza di Roma sempre più deturpata da graffiti, strade dissestate, panchine rotte e bidoni traboccanti.

I romani insorgono contro lo squallore e il degrado della città eterna

The Telegraph

La bellezza di Roma sempre più deturpata da graffiti, strade dissestate, panchine rotte e bidoni traboccanti.

Nel migliore dei casi, i tassisti romani sono davvero lugubri, ma quello con cui ho avuto a che fare l’altro giorno era addirittura più tetro del solito. “Questo posto è peggiore del Burkina Faso”, ha detto, mentre il taxi sferragliava sulle strade butterate della periferia della città.

“I politici sono tutti pessimi. E’ deprimente”. C’erano degli autisti matti che sfrecciavano dietro di noi in un viale pieno di buche e dai cigli coperti di spazzatura.

Non aveva tutti i torti. Dopo aver vissuto a Roma per sette anni, amo ancora questa città. Ma vedere la sua splendida bellezza consumata giorno dopo giorno da migliaia di atti di negligenza e sbadataggine, mi lascia sgomento.

Tutti i muri sono imbrattati da graffiti – non i murali e gli stencil intelligenti e geniali che si trovano nelle altre città, ma degli stupidi scarabocchi. In un vicolo vicino a dove lavoro, qualcuno getta regolarmente a terra dei pannoloni usati. Biciclette abbandonate e arrugginite dappertutto, legate a un palo o buttate in un angolo.

I crescenti livelli di degrado generale sono documentati dal noto sito internet “Roma Fa Schifo” (n.d.t. in italiano nel testo).  Bidoni traboccanti di immondizia, panchine di legno rotte e strade e marciapiedi fatiscenti: la diretta conseguenza, abbiamo appreso di recente, delle massicce tangenti prese dai funzionari pubblici in cambio della concessione alle società appaltanti di utilizzare materiali al di sotto degli standard per manutenzioni e riparazioni. “Ammetto di essere stato molto poco attento e più di una volta ho chiuso un occhio sul numero di operai destinati a quel lavoro e sulla qualità dei materiali”, è ciò che ha detto alla polizia un funzionario statale arrestato di recente.

Ma vi è un barlume di speranza in mezzo a tale squallore e disperazione. Stufi dell’inattività senza speranza delle autorità, i romani hanno iniziato a prendere la situazione in mano. Si formano dei piccoli gruppi di persone per pulire parchi e giardini, raccolgono la spazzatura e svolgono tutti i lavori che dovrebbe svolgere il Comune, ma che non svolge.

Correndo per Villa Sciarra, uno dei parchi meno conosciuti, ho trovato il passaggio bloccato da una giungla di vegetazione. Nella direzione opposta c’era un signore di mezza età con il suo cane che arrancava nel sentiero. “Il Comune ha abbandonato questo posto a se stesso. Non fa nulla. Io e altre persone del posto abbiamo iniziato a pulire i sentieri”, ha detto, scavalcando un albero caduto.

In tutto la città stanno spuntando delle simili iniziative fai da te. E’ solo l’inizio, ma sempre più volontari benintenzionati vogliono raddrizzare Roma. Temo che non mi farò troppe illusioni su una migliore amministrazione nel 2016.

“I lupi sono al centro della mitologia dell’Italia fin dai tempi di Romolo e Remo e, prima di loro, degli Etruschi. Ma i predatori sono stati perseguitati per secoli e a partire dagli anni Settanta la popolazione dei lupi si è ridotta a meno di 100 esemplari. Ora, il lupo è tornato per vendicarsi.

L’ultimo censimento suggerisce che ce ne sono almeno 1,600, e forse anche 1,900, che vagano per le Alpi e gli Appennini. La specie ha ricominciato a proliferare dopo essere stata tutelata per legge nel 1971. Un altro aspetto importantissimo di questa nuova proliferazione è, negli ultimi anni, che vaste porzioni di terreno coltivato e a pascolo sono regrediti a foreste come risultato dello spopolamento delle aree rurali e la chiusura di piccole aziende agricole.

Nel 1945, le foreste coprivano il 18 per centro dell’Italia; ora occupano circa il 35 per cento, secondo l’Inventario Nazionale delle Foreste. Le foreste brulicano di daini, caprioli e cinghiali, che costituiscono una pronta fornitura di cibo per il crescente numero di lupi”.

Si prospetta un altro anno impegnativo per il leader di 1,2 milioni di cattolici. Papa Francesco ha in programma delle visite apostoliche in Messico e in Polonia, e forse andrà anche in Armenia, in Kosovo e magari anche nella sua natia Argentina. Ma qualunque cosa combini questo pontefice dinamico nel 2016, non aspettatevi che il canto sia in cima alla lista delle sue priorità. Giovedì ha detto a un pubblico di 6,000 giovani coristi che aveva una voce terribile, “come quella di un asino”.

Dovremmo essergli grati. Attualmente il Papa è impegnato con il suo “Anno della Misericordia”, che in questo mese è caratterizzato dalla pubblicazione di un libro-intervista con lui. E chiunque risparmi agli altri i propri ululati certamente dona un po’ di misericordia.

[Articolo originale "Romans rise up to tackle squalor and decay in the eternal city" di Nick Squires]

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Traduzione di:
Michele CasellatoGran Bretagna Michele Casellato
Revisione di:
Loredana Spadola