Fammi vedere i soldi.

Matteo Renzi vuole incoraggiare i cittadini a usare più contanti. Cattiva idea

L’evasione fiscale italiana

The Economist

Fammi vedere i soldi.

Matteo Renzi vuole incoraggiare i cittadini a usare più contanti. Cattiva idea

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Molti concordano che sia bello avere grandi cumuli di contanti. Ma non tutti pensano sia un bene per un paese se i suoi cittadini dirigono le proprie attività con grandi cumuli di contanti. Nello specifico, alcuni italiani disapprovano la mossa del primo ministro italiano, Matteo Renzi, di triplicare il limite di transazioni con contante a 3000 Euro.

Il tetto esistente era stato introdotto nel 2012, al picco della crisi dell’euro, quando l’Unione Europea stava pressando l’Italia affinché inasprisse i controlli sull’evasione fiscale. Da quando i pagamenti con carte di credito sono più facili da tracciare, si è pensato che un limite sui contanti avrebbe forzato i negozianti e altri a dichiarare maggiormente il loro giro di affari.

Renzi ha già aumentato da 50.000 a  150.000 l’importo di tasse che può essere evaso senza incorrere in alcuna sanzione. Entrambe le mosse fanno chiedere cosa abbia in mente il giovane primo ministro italiano, elogiato per il suo programma riformista.

I critici di Renzi, inclusi alcuni membri del suo stesso partito di centro sinistra – il Partito Democratico (PD) – lo accusano di provare cinicamente a trovare supporto dalle piccole imprese e dai lavoratori autonomi (inclusi molti dottori e avvocati), che votano tradizionalmente a destra. A differenza dei lavoratori dipendenti di grandi aziende o statali, i primi trovano sia troppo facile presentare dichiarazioni dei redditi più basse rispetto agli introiti reali. Pier Luigi Bersani, predecessore di Renzi nella guida del PD, sostiene che l’idea che qualcuno in grado di pagare 3.000 euro in contanti non possieda una carta di credito sia un insulto all’intelligenza degli elettori. Renzi ribatte affermando che anche le transazioni in contanti possono essere tracciate tramite tecnologia digitale.

Ma l’idea principale di Renzi è che incoraggiare l’utilizzo di denaro contante possa spronare i consumi e accelerare la ripresa economica italiana da quella che è la più lunga recessione nella storia del Paese. Come? Alcuni turisti potrebbero essere più contenti di pagare in contanti che con carta di credito (forse per motivi legati alle tasse di per se).

Il punto non detto, comunque, sembra essere che se gli italiani pagassero ancora meno tasse, avrebbero a disposizione dei redditi più alti.

L’opinione che essere indulgente verso l’evasione fiscale sia un bene per l’economia ha una lunga storia in Italia. Era comune tra i Democristiani, che hanno dominato i governi fino al 1980. Capire se Renzi condivida l’idea o meno è impossibile. Ma di sicuro il tema gli sta a cuore: ad Ottobre dichiarò di essere pronto a scommettere il futuro del suo governo su ciò, sottoponendo al voto di fiducia in parlamento l’aumento della soglia dell’utilizzo di contante.

Per Bersani, incoraggiare l’evasione fiscale vorrebbe dire gettare benzina sul fuoco. L’Italia, ha detto, vanta “un’economia d’ombra, oscura, e [livelli di] evasione fiscale e di riciclaggio di denaro che nessun altro Pese occidentale possiede.” Secondo uno studio del 2012 del gruppo socialdemocratico del Parlamento Europeo, nel 2009 i governi dell’UE hanno perso 860 milioni di euro in evasione fiscale. Di questi, 180 milioni – circa un quinto – erano stati registrati in Italia, cifra di gran lunga più elevata tra gli stati membri. In proporzione ai proventi d’imposta generali l’Italia si è piazzata decima, dietro la Grecia e diversi altri Paesi dell’Europa orientale, ma tra i Paesi occidentali è stata decisamente il maggior colpevole.

I problemi italiani sono riscontrabili anche nei paesi del Sud Europa. La regione combina tasse elevate con un’applicazione lassista delle leggi e scarsa erogazione di servizi pubblici. A partire dalla crisi dell’euro le politiche di austerità hanno portato le tasse a livelli ancora più alti. Saldare l’intero debito risulta dunque doloroso ed evitabile. Imbrogliare sembra del tutto razionale, se si pensa che lo fanno tutti e che lo Stato da poco valore al denaro. Le aziende restano piccole per evitare i controlli fiscali; i lavoratori si mettono in proprio per lo stesso motivo. Un governo audace potrebbe provare a risolvere questo caos abbassando le tasse, migliorando l’applicazione delle leggi ed ampliando la base imponibile. Invece, rendendo più facile imbrogliare, Renzi non farebbe che garantire che l’onere di ripagare lo Stato ricada sulle spalle di pochi.

 

 

 

[Articolo originale "Italian tax evasion" di The Economist]

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Traduzione di:
Noemi AlemanniItalia Noemi Alemanni
24 anni e tanta voglia di fare. Sono laureata in lingue straniere e ho una passione smisurata per la letteratura ed il giornalismo. Spero di riuscire a coniugare le due cose come traduttrice. Nel frattempo, continuo a studiare: con le lingue non si finisce mai! noemi.alemanni@gmail.com
Denise BosottiGran Bretagna Denise Bosotti
Laureata in scienze linguistiche per le relazioni internazionali, leggere la stampa estera fa parte della mia quotidianità. La mia più grande passione è il mondo, capire le sue logiche. E' per questo che ho deciso di continuare i miei studi in scienze politiche. Le lingue straniere sono però il mio primo amore e tradurre è il modo che ho di coniugare le mie due passioni.
Revisione di:
Gaia Restivo