Dopo esser stati banditi dal paese per 12 anni, ora vari tipi di salumi e insaccati italiani -dalla popolare mortadella al più caro culatello-  ritornano a popolare gli scaffali brasiliani.

I salumi italiani invadono gli scaffali brasiliani dopo il via libera sanitario

Folha de São Paulo

Dopo esser stati banditi dal paese per 12 anni, ora vari tipi di salumi e insaccati italiani -dalla popolare mortadella al più caro culatello-  ritornano a popolare gli scaffali brasiliani.

Il blocco alle importazioni, scattato in seguito ad una malattia che aveva colpito i suini italiani, era iniziato nel 2002 ed aveva coinvolto i prodotti con stagionatura inferiore ai 10 mesi (i prosciutti crudi stagionati più a lungo erano permessi).

Questo fino allo scorso Giugno 2014, quando le autorità sanitarie hanno eliminato il divieto permettendo ai produttori di riprendere le esportazioni di salame, coppa, pancetta, cotechino eccetera. Oggi i prodotti, per quanto cari, costituiscono un’invasione benvoluta.

Il Brasile considera i salumi e gli insaccati come simboli forti dell’Italia, persino nelle parole che usiamo (come salame, o embutido – al posto del portoghese enchido [letteralmente “riempito”, NdT]). Il termine “Parma”, che indica un tipo di prosciutto proveniente da questa provincia italiana, è usato per qualsiasi prosciutto crudo.

Malgrado salumi e insaccati non siano esclusivi di un paese, alcuni tipi presentano denominazioni di origine protetta, poiché corrispondono a tradizioni secolari e si confondono con la storia e la cultura delle regioni.

Il prosciutto crudo, ad esempio, può essere prodotto ovunque. Ma il prosciutto di Parma, o quello di San Daniele, ad esempio, possono essere prodotti solo seguendo regole ben precise nelle loro regioni di origine. Lì, come all’epoca dell’Impero Romano, la coscia del maiale allevato nell’area viene massaggiata con il sale, stagionata per mesi, sondata manualmente (e attraverso test olfattivi) e ventilata dagli aromi della brezza locale.

Attraverso questo procedimento il suo sapore é diverso da quello del prosciutto prodotto in altri luoghi, ottenendo la qualifica di indicazione geografica protetta (IGP) per garantirne l’origine e l’autenticità.

Questa identità si estende a prodotti come il culatello, lo zampone, la pancetta, e innumerevoli tipi di salame.

A Bologna (la sua terra) la mortadella con marchio IGP è fatta esclusivamente di spalla di maiale, cubetti di guanciale, spezie (sale, aglio, pepe, eventualmente chiodi di garofano, pistacchi) e di un unico conservante. Qui possiamo trovare maiale, manzo, pollame, soia… oltre a coloranti, aromi e conservanti vari. Assaggiando una marca brasiliana, un produttore italiano ha detto: “E’ un buon prodotto, ma non è mortadella!”.

Questo ritorno sarà pubblicizzato dalla campagna SalumiAmo promossa dagli esportatori, con degustazioni nei negozi e festival nei ristoranti, tra il 30 settembre e il 3 ottobre nella città di San Paolo. Tra le case coinvolte, la Piselli, la Friccò e la Spadaccino, oltre all’Emporio Santa Marta, la Casa Santa Luzia e Eataly (potete trovare la programmazione su salumiamobrasil.com.br).

Il giornalista è stato in viaggio in Italia invitato dall’Italian Trade Agency e dall’Istituto Valorizzazione Salumi Italiani.

[Articolo originale "Frios italianos invadem prateleiras brasileiras após liberação sanitária" di Josimar Melo]

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Traduzione di:
Alessandra CerioliItalia Alessandra Cerioli
Collaboro con Italia dall'Estero perché condivido il progetto di un'informazione libera e completa, traduco dal portoghese. Mi occupo della stampa brasiliana, portoghese, angolana e mozambicana. http://www.proz.com/profile/2086984
Revisione di:
Amina Iacuzio