Il ministro dell’Agricoltura italiano promette una legge contro il “caporalato” e la mafia che sfrutta i lavoratori nei campi.

Centinaia di contadini lavorano sotto l’effetto di droghe per sopportare le dure condizioni di lavoro

ABC

Il ministro dell’Agricoltura italiano promette una legge contro il “caporalato” e la mafia che sfrutta i lavoratori nei campi.

“Non si può morire per il lavoro nei campi. Non è possibile che ci siano lavoratori che guadagnano due euro l’ora. E’ un fenomeno da combattere, come la mafia: adesso basta. Servono nuove regole e una legge per stroncare questo tipo di mafia”.

Il ministro italiano dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ha rilasciato ieri (19/8/2015 N.d.T.) questa pesante dichiarazione, alla luce della morte di Paola Clemente, 49 anni e 3 figli, morta di infarto sul lavoro a causa del caldo e della fatica mentre coglieva uva da tavola.

E’ solo una delle vittime, ma Paola Clemente è diventata un caso emblematico che ha impressionato il primo ministro, come lui stesso ha confessato, dopo essere venuto a conoscenza della drammatica testimonianza di Stefano Arcur, marito di Paola: “usciva di casa alle 2 di notte a San Giorgio Jonico (in Puglia, regione del sud Italia).

Prendeva l’autobus e arrivava alle cinque e mezza alle vigne di Andria (a 170 km di distanza). Tornava a casa alle tre del pomeriggio, a volte addirittura alle sei. Guadagnava 27 euro al giorno”.

Il ministro Martina ha chiesto la massima mobilitazione di istituzioni, imprese, associazioni e organizzazioni sindacali per combattere una mafia agricola come il “caporalato”, nome con cui nel sud Italia si definisce quel sistema illegale di reclutamento di mano d’opera attraverso i cosiddetti caporali, un sistema che comporta stipendi inferiori a quelli previsti dai sindacati.

I contratti provinciali prevedono uno stipendio di 52 euro, ma i lavoratori percepiscono 27-30 euro per una giornata di lavoro sfiancante. “I lavoratori sono obbligati a dare una parte del loro compenso economico al caporale”, dichiara il sindacalista Peppino De Leonardis.

Il “caporalato”, la mafia agricola

“Il ‘caporalato’ è una delle piaghe storiche del sud Italia”. Secondo i dati (offerti dalla) della CGIL, il sindacato maggioritario, solo in Puglia ci sono quarantamila lavoratrici italiane gravemente sfruttate, alle quali si dovrebbero aggiungere altre migliaia in Campania e Sicilia.

Il ministro dell’Agricoltura ha fatto un appello per rompere il muro di ‘omertà’, una specie di legge del silenzio che circonda la vita disgraziata di migliaia di lavoratori agricoli: “Chi è a conoscenza di situazioni irregolari deve denunciarlo senza esitazione”, ha detto il ministro.

E’ stata aperta un’indagine per omicidio involontario e omissione di soccorso per la morte di Paola Clemente. C’è un primo indagato, l’organizzatore del viaggio di Paola e altri lavoratori della proprietà agricola.

Tutti i mezzi di informazione riportano, questo giovedì, la dura posizione adottata dal ministro dell’Agricoltura, mentre le forze politiche sono d’accordo sul definire il ‘caporalato’ negli stessi termini con cui l’ha fatto Michele Mazzarano del Partito Democratico: “il caporalato è barbarie e morte, per sconfiggerlo serve una reazione forte, non si può rimanere imbelli”.

Lavoratori drogati

E’ apparsa oggi sul quotidiano ‘La Repubblica’, l’ultima sconcertante notizia sullo sfruttamento dei lavoratori nei campi italiani che arriva dall’Agro Pontino, una zona del Lazio a due passi da Roma: “Un esercito invisibile di lavoratori, centinaia di indiani sikh che, per sopportare le condizioni disumane di lavoro, si drogano ingoiando capsule d’oppio per non sentire la fatica e il dolore. Chiamano ‘padrone’ chi li ricatta ogni mattina per raccogliere zucchine e kiwi, successivamente vengono riforniti di droga dai loro stessi connazionali, sono stati tutti divorati dalla terra che avevano cercato per ben altro tipo di vita”.

In fin dei conti, questi diversi esempi di sfruttamento di lavoratori portano lo stesso nome infame: mafia.

 

[Articolo originale "Cientos de campesinos trabajan drogados para soportar la dureza de las condiciones" di ÁNGEL GÓMEZ]

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Traduzione di:
Michela Grugni
Revisione di:
Simone Giovannini