Abitando nello stesso Paese potranno mantenersi in contatto. Le adozioni internazionali in Brasile diminuiscono.

Tre coppie italiane adottano sei fratelli brasiliani tra i 3 e i 14 anni

O Globo

RIO DE JANEIRO – I sei fratelli brasiliani, di età compresa tra i 3 e i 14 anni, sono nati uno dietro l’altro. Per primo è arrivato L, di 14 anni, poi V., di 12, che ha visto nascere D., di 10, che è venuto prima di M., di 8, che si prende cura delle piccole A., di 6, e di L., di soli 3 anni. Abbandonati dai genitori biologici, i bambini affrontano da un mese la sfida di avere un nuovo nucleo familiare come punto di riferimento. Finora ospiti di un orfanotrofio, partono questo mese per l’Italia senza biglietto di ritorno. Sono stati adottati da tre coppie italiane.    

“Non abbiamo scelto i bambini come se fossero in un catalogo. Avevamo il desiderio di essere genitori, e perché non dare a un bambino la possibilità di avere una famiglia? Aspettavano da così tanto tempo che ci hanno gettato le braccia al collo”, racconta l’imprenditrice italiana Ramona Dessi, 47 anni, che ha adottato D. e M..

L’Italia è il paese che più adotta bambini brasiliani: sono stati 97 nel 2014, seguita dalla Francia con 15 e, molto più indietro, dagli Stati Uniti con 8 adozioni lo scorso anno. La maggior parte delle volte le famiglie straniere sono “l’ultima speranza” per i bambini di età più avanzata, in gran parte restituiti dai primi genitori adottivi. Negli ultimi anni, tuttavia, la quantità di adozioni internazionali è diminuita. Nel 2011 sono state 335, 300 nel 2012, 217 nel 2013 e, l’anno scorso, 126.

La responsabile della Commissione Giudiziaria dell’Adozione Internazionale di Rio de Janeiro, Ludmilla Carvalho, crede che la diminuzione sia dovuta alla crisi economica in Europa. “L’adozione internazionale è un evento eccezionale ma, a volte, è l’ultima chance per un bambino. Il calo può essere causato dalla crisi economica, oppure dipendere da un elemento positivo che è l’aumento delle adozioni nazionali. A dire il vero, l’adozione internazionale non deve necessariamente essere elevata, la priorità è che il bambino continui a vivere qui. Non possiamo pensare all’adozione internazionale come una politica da incentivare”.

IMPARARE A FARE IL FIGLIO

Abituati a non avere nessuno, i bambini adottati hanno difficoltà ad identificare il ruolo che gli spetta in una famiglia. Ramona racconta che non è facile fare in modo che “imparino ad essere figli”. Inoltre, la “grande famiglia” – formata da tre coppie e sei figli – causa una certa confusione nella testa dei bambini, a tal punto che uno di loro ha chiesto se avrebbe potuto “cambiare di genitori per un giorno”.

“È come se fosse un’unica famiglia perché sono fratelli biologici. Ma dopo questo episodio abbiamo deciso di far trascorrere intervalli di quattro o cinque giorni senza vedere le altre coppie, affinché i bambini non confondano chi è il genitore di chi” dice Danilo Piga, marito di Ramona, spiegando che affinché i bambini mantengano i contatti, le coppie dovranno spostarsi tra la Sardegna, Napoli e Roma, città in cui vivono.

Quando parlano dei figli, la neurologa Gabriella Ana de Joanna, 48 anni, ed il marito, il bancario Francesco Baldini, 53 anni, che hanno adottato L., V. e A., si emozionano. “La sensazione è di essere il loro papà da sempre” spiega Baldini, mentre Gabriella aggiunge: “La vita senza figli non ha senso. Noi non siamo riusciti a procreare, anche se non abbiamo provato tutte le strade. L’inseminazione artificiale, per esempio, non l’abbiamo voluta. Abbiamo sempre pensato di avere dei figli per trasmettere il nostro affetto, la nostra cultura”.  

Anche le tre coppie dovranno “imparare ad essere genitori”. Mamme per la prima volta, Gabriella Ana e Ramona si divertono a raccontare le esperienze accumulate accanto ai nuovi figli. Ramona ha confessato perfino un piccolo “crimine” gastronomico commesso dai due figli. Ottima cuoca, ha ceduto senza esitare quando i ragazzi le hanno chiesto di comprare gli spaghetti istantanei in un supermercato carioca. Cose da mamma.

La coppia che ha adottato il più piccolo, L., non ha voluto identificarsi e partecipare al reportage.

Anche altri due stranieri hanno attraversato l’Atlantico per trovare i loro figli. I francesi Olivier Descharles e Mathieu Guillaume, che hanno sempre voluto una famiglia grande, sono venuti in Brasile per realizzare il sogno. La coppia è riuscita ad adottare William, di 10 anni, Rodrigo, di 8, e Kauà di 7.

“Non potevamo avere una famiglia biologica e volevamo che fosse numerosa, pertanto il vincolo tra i fratelli lo rende più facile. È stato un cambiamento radicale diventare genitori di tre bambini in una volta sola, è un’esperienza unica. Uno di loro è stato più resistente all’inizio , ma ora è uno dei più affettuosi. È un piacere scoprire il lavoro di essere un buon padre e faremo di tutto per aiutarli ad essere dei bravi ometti” spiega Guillaume.

Dissuasi dalle difficoltà di formalizzare un’adozione nazionale, i francesi non hanno nemmeno provato a cercare un bambino nel proprio paese e hanno optato per iscriversi nel programma brasiliano, nonostante non abbiano nessun vincolo con il paese. “Sappiamo che le famiglie brasiliane preferiscono i bambini più piccoli, mentre i più grandi hanno difficoltà ad essere adottati. È stato molto importante per noi e per loro tre. Ci ringraziano sempre di averli adottati. Speriamo un giorno di tornare in Brasile alla scoperta di altri luoghi, perché loro non conoscono nulla oltre Rio. Non sono mai usciti dalla favela” dice Descharles, che ha imparato a cucinare i fagioli, la farofa [farina di mais o manioca, NdT] e la mousse di frutto della passione per i figli.  

[Articolo originale "Três casais italianos adotam seis irmãos brasileiros com idades de 3 a 14 anos" di LETICIA FERNANDES e PAULA FERREIRA]

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Traduzione di:
Andrea TorrenteBrasile Andrea Torrente
Giornalista multimediale e autore del blog Scappo in Brasile, vive in Brasile dal 2009 dove lavora per testate brasiliane e italiane. È traduttore freelance portoghese-italiano. Per contatti: torrente.andrea@gmail.com
Revisione di:
Alessandra Cerioli