Che tra Milano e Palermo ci sia un abisso, lo sa chiunque conosca l’Italia anche solo vagamente. Ma la profondità che il divario tra Nord e Sud ha assunto negli ultimi decenni sembra stupire addirittura molti italiani. La situazione al Sud sarebbe così drammatica da rischiare uno stato di sottosviluppo permanente

Sul Mezzogiorno incombe il rischio di un esodo di massa

Neue Zürcher Zeitung

Che tra Milano e Palermo ci sia un abisso, lo sa chiunque conosca l’Italia anche solo vagamente. Ma la profondità che il divario tra Nord e Sud ha assunto negli ultimi decenni sembra stupire addirittura molti italiani. La situazione al Sud sarebbe così drammatica da rischiare uno stato di sottosviluppo permanente. È quanto si legge in un rapporto della SVIMEZ (l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno) che è stato pubblicato venerdì scorso, suscitando grande scalpore in Italia.

Le cifre rese note sono davvero impressionanti. Nel 2014 il reddito pro capite al Sud è stato appena la metà del reddito medio nazionale. Mentre in Alto Adige, la regione più ricca d’Italia, ha superato i 37.000 euro, in Calabria non ha raggiunto i 16.000 euro. Nelle regioni centrali e settentrionali del Paese una persona su dieci è a rischio di povertà, al Sud lo è una su tre.

Poco lavoro, niente figli

A Roma il rapporto desta un certo scompiglio. I politici delle otto regioni meridionali si sono lamentati amaramente del fatto che i governi degli ultimi anni si fossero occupati poco o niente dei loro problemi. Con sconcerto si è inoltre preso atto che persino il prodotto interno lordo della Grecia ha fatto registrare tra il 2000 e il 2013 una crescita doppia rispetto a quello del Sud Italia (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna). Ma i rappresentanti del governo tengono a sottolineare che l’Italia oggi si trova in una situazione decisamente migliore rispetto al Paese vicino, scosso dalla crisi.

Nonostante i segnali positivi degli ultimi mesi, le regioni meridionali non sembrano avere ancora superato la fase peggiore. Dopo sette anni di recessione, la crescita resta negativa anche nel 2014 e il tasso di disoccupazione del 20,5 % è doppio rispetto al Nord del Paese. I giovani con una buona formazione si trasferiscono in massa nelle regioni del Nord Italia o all’estero. Il tasso di natalità è ai minimi storici. Nel 2014 al Sud il numero dei neonati è stato il più basso dall’unificazione d’Italia, avvenuta 150 anni fa. La SVIMEZ mette quindi in guardia da uno “tsunami demografico”. Il Mezzogiorno perderà nei prossimi 50 anni 4,2 milioni di abitanti e la sua popolazione si ridurrà complessivamente al 27 % di quella nazionale, a fronte dell’attuale 34 %, si legge nel rapporto.

Lo scorso fine settimana lo scrittore Roberto Saviano, originario di Napoli, ha esortato insistentemente il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ad agire. Al Sud si sarebbe ormai “rotto anche il filo della speranza”, scrive il famoso attivista anti-mafia in una lettera aperta pubblicata su Repubblica. “Avere un figlio è diventato un lusso e averne due, di figli, è ormai una follia.” Chi nasce in queste regioni svantaggiate cresce con il pensiero di andarsene in fretta. “Faccia presto, caro Presidente del Consiglio,” ha scritto Saviano “ci mostri che il Governo ha intenzione di fare qualcosa.”

Fallimento della politica

Renzi ha cercato di rasserenare gli animi e di diffondere ottimismo. Grazie alle riforme, l’Italia sarebbe ripartita sulla via della crescita. “È vero che il Sud cresce di meno e sicuramente il governo deve fare di più. Tutti gli interessati però devono darsi maggiormente da fare” ha incitato Renzi, rivolgendosi in particolare ai responsabili delle regioni. “Sul Sud basta piagnistei: rimbocchiamoci le maniche.”

Renzi ha convocato la direzione del suo partito per una riunione sul tema del Mezzogiorno. Lunedì il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi ha reso noto che si sta già lavorando a un piano di investimenti che nei prossimi 15 anni dovrebbe destinare al Sud 80 miliardi di euro per l’industria e le infrastrutture.

La mancanza di mezzi finanziari non è naturalmente l’unico problema. Anche la corruzione, l’ignoranza e l’inefficienza a livello locale ostacolano lo sviluppo. Secondo quanto riportato in un articolo del Corriere della Sera, per gli anni dal 2007 al 2013 spetterebbero all’Italia 12 miliardi di euro da fondi di aiuto europei, destinati per lo più a progetti da realizzarsi al Sud. Ma tali fondi andranno perduti se entro la fine dell’anno non verranno presentati i necessari rendiconto di spesa.

Secondo il giornale, tra il 2015 e il 2023 il Sud Italia potrebbe inoltre prelevare dalle casse dell’UE 11 miliardi di euro all’anno, da utilizzare nei settori dell’energia, dei trasporti e dello sviluppo economico. Ma per ottenerli si devono elaborare dei programmi da inviare a Bruxelles, cosa che i politici meridionali spesso fanno all’ultimo momento o non fanno proprio.

[Articolo originale "Im «Mezzogiorno» droht Massenexodus" di Andrea Spalinger]

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Traduzione di:
Silvano ZaisGermania Silvano Zais
Nato a Milano, ha studiato germanistica, filosofia e sociologia a Monaco di Baviera, dove vive e lavora come traduttore ed editor. Nel 1998 ha fondato ItalLingua, una rete di esperti linguisti italiani e tedeschi. Sul suo blog “Italotedeschi &Deutschitaliener” descrive la Germania dal suo interno, vista con gli occhi di un italiano
Giovanna Graziani
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