Messo alle strette, Ralph «El barbero», un criminale di poco conto riconoscibile per la cicatrice di 20 centimetri che ne attraversava la guancia, scrisse alla Polizia di New York confessando la paternità di 23 omicidi. La Camorra fu neutralizzata nel bel mezzo della sua guerra contro i siciliani.

L’inaspettato informatore che impedì alla Camorra di cacciare Cosa Nostra da New York

ABC

Nei primi anni del XX secolo New York vide l’arrivo delle prime strutture criminali della Mafia, a imitazione di quelle esistenti nel Sud Italia. Mentre il brutale Giuseppe Morello ed i suoi fratelli formavano la prima famiglia della Mafia siciliana degli Stati Uniti, membri della Camorra napoletana estendevano i loro tentacoli criminali in altre città nordamericane. In molti casi, Cosa Nostra siciliana e la Camorra napoletana si scontrarono ferocemente per i territori contesi. E sebbene oggi New York sia famosa nel mondo per la presenza di Cosa Nostra, come «Il Padrino» e altre pellicole hanno mostrato, ci fu un tempo in cui solo la casualità e la testimonianza di un sicario amareggiato, Ralph «El barbero», salvarono i siciliani dall’essere sterminati dai napoletani. Sarebbe bastato un pugno di dollari per evitarlo.

Tra il 1860 e il 1914, cinque milioni di italiani – pari a un terzo dell’allora popolazione – si spinsero fuori dalla Penisola Italica alla ricerca di lavoro. Alle prime ondate di lavoratori qualificati provenienti dal nord, che furono ricevuti amichevolmente a New York, ne seguirono altre composte da immigrati analfabeti e poveri, provenienti soprattutto da Napoli e dalla Sicilia. Tra le ragioni che stavano dietro a questo esodo dal meridione vi erano le dure condizioni della terra natia, il servizio militare per coloro che non potevano pagare per evitarlo e l’interminabile serie di disastri naturali – siccità, inondazioni, terremoti, frane ed eruzioni di vulcani – che colpirono il paese negli ultimi anni del XIX secolo. L’arrivo di onesti lavoratori attirò presto gruppi criminali che in Italia operavano organizzati in famiglie, i quali esportarono le loro strutture ed i loro metodi negli Stati Uniti.

La Camorra sbarca a New York

Con la «prima famiglia» di New York gravemente ferita – Giuseppe Morello e i suoi erano incarcerati per falsificazione di banconote – il resto delle famiglie siciliane della città e soprattutto gli eredi di Morello dovettero affrontare intorno al 1916, posticipando momentaneamente le loro dispute, una minaccia di grosso calibro: la Camorra napoletana, che reclamava la sua parte del bottino. La Camorra era una società criminale con radici ancora più profonde rispetto a quelle della Mafia siciliana. Fondata verso il 1820, la Camorra si evolse da semplice patto di fratellanza tra detenuti a banda di estorsori. In generale, la differenza più evidente tra la Camorra e Cosa Nostra era che i napoletani avevano una struttura più gerarchica, nella quale la leadership era incarnata da una figura riconosciuta e designata formalmente. Per i più, i due gruppi funzionavano in maniera simile e, come nel caso di Cosa Nostra, l’appellativo Camorra era utilizzato solo da persone esterne alla banda. Gli iniziati della fraternita si riferivano ad essa come «Società dell’Umiltà».

Intorno al 1910 si registrò l’arrivo di importanti camorristi a New York, i quali si stabilirono nel lato del East River opposto a quello dove il siciliano Morello, il primo capo dei capi, aveva concentrato la propria attività prima di essere incarcerato. Due bande camorriste alleatesi, di circa 40 componenti, cominciarono ad operare nella Grande Mela attraverso il gioco d’azzardo illegale e il traffico di cocaina. Divenne presto chiaro che vi erano più componenti della Mafia siciliana che della Camorra, il che obbligava questi ultimi ad accontentarsi delle briciole restanti dagli affari criminali più redditizi: il controllo fraudolento della vendita di verdura, frutta, carbone, ghiaccio e della lotteria italiana. A tratti, la relazione tra i gruppi criminali italiani fu addirittura amichevole, fino a quando, a seguito della debolezza mostrata dai fratelli Terranova – eredi dell’incarcerato Morello -, nel 1916 i camorristi iniziarono una guerra volta ad estendere il loro potere su tutta New York.

«Deve acconsentire all’uccisione dei Morello, come sa ad Harlem c’è molto denaro da guadagnare. Lei ed io siamo già stati lì. Se apriamo una rivendita, potremo guadagnare con la vendita del ghiaccio e del carbone», si afferma in una lettera scritta dalla banda napoletana di Pellegrino Marano – capo dell’organizzazione camorrista stabilitasi a Coney Island – all’altra banda della città, guidata da Alessandro Vollero, in affari con i Morello. L’avidità prevalse e i due gruppi si unirono contro la prima famiglia siciliana. Come racconta minuziosamente lo storico Mike Dash in «La primera Familia» (Debate, 2010), i camorristi convocarono il 7 settembre 1916 i fratelli Terranova e gli altri capi siciliani ad una riunione in un ristorante di Navy Street, apparentemente per rafforzare i legami tra connazionali. Dopo aver nascosto le armi nelle pareti e aver trattato i proiettili con aglio e pepe, che si riteneva provocassero l’infezione delle ferite, i napoletani aprirono il fuoco contro i capi di Casa Nostra uccidendo, tra gli altri, Nick Terranova, il più abile dei fratellastri di Morello. Terranova ebbe giusto il tempo di prendere la pistola prima di stramazzare al suolo, ferito da sei colpi di arma da fuoco.

L’imboscata fu seguita da un’ondata di morti che investì dodici membri della banda di Morello e Terranova, e che si estese a Filadelfia, importante epicentro della Camorra, dove vari siciliani furono assassinati. Nel mezzo del caos i due fratelli del defunto Nick Terranova, Ciro e Vincenzo, presero il controllo della banda siciliana, facendolo però in maniera quasi clandestina. I camorristi cercarono in tutti i modi di far fuori gli inafferabili fratelli, senza successo: qualche anno più tardi fu rivelato che arrivarono a pianificare l’introduzione di un’enorme bomba nel seminterrato del blocco di edifici in cui vivevano. Nel frattempo, Marano e Vollero rilevarono le attività dei Morello-Terranova, vista l’inquietudine del resto della famiglia siciliana che cominciò a temere un altro attacco dei camorristi. Le elevate esigenze dei napoletani trovarono una forte resistenza da parte dei commercianti, i quali sospettavano che i siciliani avrebbero presto cacciato gli invasori.

Ralph «El barbero», un assassino di poco conto

Proprio quando la Camorra pensava di essere arrivata a New York per rimanerci a lungo, un’operazione di polizia cadde sopra le loro teste, a sorpresa. Il sicario Alfonso Pepe, alias Ralph «El barbero», era un assassino di poco conto che lavorava per i camorristi ed era riconoscibile per la cicatrice di 20 centimentri che ne attraversava la guancia da un lato all’altro. Dopo aver commesso un omicidio durante un traffico di cocaina – che si supponeva fosse l’ottavo della sua carriera – Ralph «El barbero» fuggì con la propria amante, con cui stava da 17 anni, nella città di Reno (nello stato del Nevada). Quando si trovò a corto di denaro, il camorrista scrisse al suo vecchio capo Vollero affinché gli inviasse un po’ di soldi ed i suoi effetti personali.

La mancata risposta di Vollero convinse Ralph che la sua unica possibilità fosse quella di consegnarsi alla polizia di New York prima che fosse questa a cercarlo. Le informazioni che Ralph «El barbero» dette nel 1917 permisero di sviscerare la presenza della Camorra nella città. Servirono per risolvere fino a 23 crimini insoluti e fornirono piste per la soluzione di centinaia di delitti minori. La dettagliata testimonianza del sicario, che fu redatta in due mesi, condannò al carcere tanto i capi della banda di Navy Street quanto quelli della band di Coney Island, e arrivò a coinvolgere anche i due fratelli Terranova ancora in vita, i quali furono tuttavia condannati solo a pene minori.

Alessandro Vollero e Pellegrino Marano ricevettero pesanti condanne nel bel mezzo della loro guerra per cacciare i siciliani da New York. Vollero fu condannato a morte, ma riuscì poi a ridurre la pena all’ergastolo, e Marano a 20 anni di prigione per la sua implicazione, tra i tanti omicidi, nell’imboscata ai siciliani del 7 settembre 1916. La Polizia aveva messo fuorigioco la Camorra grazie alla testimonianza di un piccolo criminale che, paradossalmente, aveva solo chiesto un pugno di dollari in cambio del proprio silenzio. La testimonianza di Ralph «El barbero» impedì una prevedibile vittoria dei camorristi sui siciliani, la quale avrebbe, fra le tante conseguenze, ridotto il ruolo della Mafia di Harlem, nella città di New York, a quello di mera comparsa. Invece, alla fine fu la Camorra che non cercò più di estendere la propria influenza sulla città.

 

[Articolo originale "El inesperado soplón que evitó que la Camorra expulsara de Nueva York a la Cosa Nostra" di César Cervera]

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Traduzione di:
Andrea CallegaroSpagna Andrea Callegaro
Laureato in filosofia, vivo e lavoro a Parigi. Condivido pienamente il progetto Italia dall'Estero, perchè credo che un punto di vista alternativo possa aiutarci a capire chi siamo.
Revisione di:
Alessandra Cerioli