Nel suo “Viaggio in Italia” (dal 1786 al 1788), Johann Wolfgang von Goethe confessa di non essersi fermato a Firenze per impazienza : “Ho attraversato volando, per così dire, le montagne tirolesi. [...] Il desiderio di arrivare a Roma aumentava ogni minuto di più, ed era tale da non potermi trattenere ulteriormente: rimasi solo tre ore a Firenze."

Viaggio in Toscana

Gazeta do Povo

Nel suo “Viaggio in Italia” (dal 1786 al 1788), Johann Wolfgang von Goethe confessa di non essersi fermato a Firenze per impazienza : “Ho attraversato volando, per così dire, le montagne tirolesi. Verona, Vicenza, Padova e Venezia le ho conosciute bene; Ferrara, Cento e Bologna, solo di passaggio; di Firenze, non vidi quasi nulla. Il desiderio di arrivare a Roma aumentava ogni minuto di più, ed era tale da non potermi trattenere ulteriormente: rimasi solo tre ore a Firenze.

Nonostante riconoscesse Roma come la capitale del mondo, non sarà forse che il grande poeta e scrittore tedesco saltò Firenze per non imbattersi nell’ombra di Dante Alighieri? In fin dei conti, la relazione tra i tedeschi e gli italiani non è mai stata facile, e non solo ai Mondiali di calcio. I due popoli non vanno d’accordo sin dall’epoca dell’Impero Romano, soprattutto perché i successi tedeschi sono fonte di invidia, e le difficoltà linguistiche non aiutano certo le relazioni.

Seduto ad un tavolo della caffetteria Gilli (fondata nel 1773), il giovane tedesco ordina un caffè, mentre davanti a lui un anziano italiano sta consultando un dizionario di latino. Ammettiamolo, una persona che studia latino in Italia non è una cosa così strana. Ma il giovane era curioso: “Mi scusi… perché sta studiando il latino adesso, in questa fase della sua vita?”.

L’anziano risponde: “Come ha giustamente osservato, studio una lingua morta, proprio quando la mia morte si avvicina, perché sono un uomo previdente. Quando me ne andrò, voglio sedermi in un caffè celestiale e parlare perfettamente l’idioma locale. In paradiso, tutti parlano latino: la Santissima Trinità, gli angeli e tutti i santi”. Il giovane tedesco lo provoca: “L’inferno non sarebbe un’altra possibilità da considerare?”. Ironico, l’anziano ribatte: “Se dovesse capitarmi la sventura, sono pronto: parlo fluentemente il tedesco!”.

Aneddoti a parte, “Viaggio in Italia” mostra la fascinazione di Goethe per il paesaggio italiano e la sua ammirazione per la città di Dante: “A Firenze si vede la ricchezza del popolo che l’ha costruita. Più di tutto, richiamano l’attenzione l’aspetto grandioso e bello delle opere pubbliche in Toscana, le strade, i ponti. Qui tutto è avvolto da zelo e pulizia, utilità e funzionalità si uniscono alla grazia, e ovunque si nota una grande cura”.

Con i suoi schizzi e acquarelli, Goethe torno’ dall’Italia cambiato nel profondo. Una guida in Toscana gli chiese: “Perché pensa così tanto? L’uomo non deve pensare troppo, perché pensando invecchia”. E aggiunse: “L’uomo non deve attaccarsi ad una cosa sola perché in questo modo impazzirebbe; deve avere mille cose, una confusione in testa”.

Dopo alcuni mesi in Italia, a stretto contatto con l’esuberanza degli italiani, il tedesco scrisse agli amici di casa: “Mi sento una persona completamente diversa. Ieri ho pensato tra me e me: `O eri pazzo prima o lo sei diventato poi”.

Con Goethe sottobraccio, ma senza fretta, passerò il mese di maggio a Firenze. A venerdì prossimo, se Dio vorrà.

[Articolo originale "Viagem à Toscana" di Dante Mendonça]

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Traduzione di:
Andrea TorrenteBrasile Andrea Torrente
Giornalista multimediale e autore del blog Scappo in Brasile, vive in Brasile dal 2009 dove lavora per testate brasiliane e italiane. È traduttore freelance portoghese-italiano. Per contatti: torrente.andrea@gmail.com
Revisione di:
Amina IacuzioAlessandra Cerioli