La capitale italiana della moda è a pochi giorni dal lancio dell’esposizione universale, ma se l’Expo è un simbolo del Paese di oggi, è pieno di contraddizioni

L’Expo 2015 di Milano è – si spera – un segno della ripresa dell’Italia

The Guardian

La capitale italiana della moda è a pochi giorni dal lancio dell’esposizione universale, ma se l’Expo è un simbolo del Paese di oggi, è pieno di contraddizioni

Il lancio venerdì di Expo 2015 – una fiera mondiale che si prevede attirerà 20 milioni di persone a Milano nei prossimi sei mesi – è ritenuto da alcuni indice che l’Italia si sta finalmente rimettendo in sesto.

A pochi giorni dall’inizio, gli operai lavorano ancora senza sosta nella capitale italiana della moda e degli affari per ultimare il sito in tempo per la grande apertura. Ma il verdetto del premier italiano, Matteo Renzi – salito in carica più di un anno fa con la promessa di tirar fuori il Paese dalla crisi economica – è stato, come sempre, molto sicuro. “La scommessa dell’Expo,” ha dichiarato, “è stata vinta.”

Se tutto procederà secondo i piani – una frase, questa, che di solito fa sorridere gli italiani – per 184 giorni Milano ospiterà un enorme, seppur temporaneo, parco tematico, con bellissimi padiglioni a rappresentare i singoli Stati – quello tedesco e quello inglese presenteranno le api, il Giappone offrirà un “pasto virtuale” mentre il Brasile ha ricreato una piccola foresta tropicale. Tutti costruiti attorno al tema ecologico di Expo: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.

Ma se l’Expo è un simbolo dell’Italia di oggi, è pur sempre un simbolo pieno di contraddizioni.

Quando Milano si aggiudicò il titolo di paese ospitante nel 2008, battendo la città turca di Izmir, l’evento fu osannato come un’opportunità di rinascita per la città. Da allora, la progettazione e la realizzazione della fiera in un’area a circa dieci chilometri dal centro della città sono state messe alla prova da ritardi burocratici e scandali di corruzione, una realtà all’ordine del giorno per gli italiani.

Lo scorso anno sono state arrestate sette persone, compreso il direttore generale di Expo, nell’ambito di un’inchiesta su presunte collusioni. L’allora sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, suggerì che c’era da aspettarsi la possibilità di illeciti: “È logico per chiunque conosca la situazione attuale del Paese.”

Non finì lì. Nel corso dell’anno, il Ministro per le Infrastrutture, Maurizio Lupi – membro del partito Nuovo Centrodestra (NCD), parte della coalizione di governo Renzi – è stato costretto alle dimissioni dopo essere stato coinvolto in uno scandalo di corruzione che ha coinvolto diversi appalti pubblici, compreso uno relativo a Palazzo Italia, nel padiglione italiano. Lupi non è stato accusato di illecito, ma ha avuto a che fare con un funzionario pubblico che è poi stato arrestato.

Quello che è successo risale perlopiù ad un anno fa. In seguito ci siamo impegnati a fondo per evitare ulteriori scandali,” ha dichiarato al Guardian Giacomo Biraghi, un portavoce di Expo.

Quando gli è stato chiesto perché sia stato tanto difficile tenere pulito l’Expo, nonostante la costante vigilanza internazionale cui l’evento sarebbe stato soggetto, Biraghi ha aggiunto: “Penso che le persone coinvolte abbiano pensato che sarebbe stato come qualsiasi altra opera pubblica italiana. Ma li abbiamo scovati.”

Il compito di estirpare la corruzione dall’Expo è ricaduto quasi interamente su Raffaele Cantone, incaricato da Renzi lo scorso anno di guidare l’autorità anti-corruzione italiana.  L’ex procuratore anti-mafia ha recentemente dichiarato che gli appalti pubblici di Expo erano da considerarsi “puliti”, ma continua a fare domande, anche sul contratto tra Eataly ed Expo, in cui la rinomata catena di supermercati italiani si è aggiudicata due ristoranti pubblici all’interno dello spazio espositivo senza aver partecipato ad alcuna gara d’appalto. Eataly non ha acconsentito a rilasciare interviste a riguardo.

Biraghi sostiene che la decisione di offrire il contratto senza gara è stata presa in virtù dell’eccezionale reputazione globale di Eataly, e che l’accordo è al momento oggetto di discussione tra Cantone e il capo di Expo, Giuseppe Sala. “Il ruolo di Cantone è eccezionale; controlla tutto due volte,” dice Biraghi. Se prima dell’arrivo di Cantone c’era scetticismo, quelle paure sono state in gran parte mitigate tra i partner internazionali dell’Italia. Per l’ambasciata americana, gli italiani hanno compiuto “un’impresa”.

La nostra impressione è che le condanne e le sospensioni per corruzione, in realtà, indicano che il sistema funziona. È quando nessuno viene arrestato che bisogna preoccuparsi che la corruzione sia fuori controllo,” ha affermato un funzionario americano. “Il governo italiano ha preso le accuse di corruzione sul serio e ha compiuto sforzi concreti per eliminarla.

Sebbene macchiata dai peggiori scandali di corruzione e bustarelle, la preoccupazione incombente per l’Expo è se la città sia pronta o meno per l’evento e se questo avrà un effetto duraturo su una destinazione ritenuta spesso di ripiego dai turisti, che considerano a Roma, Firenze e Venezia le attrazioni principali d’Italia.

In un’intervista a pochi giorni dall’inaugurazione del 1 maggio, Biraghi si chiede “Come è possibile finire tutto nel giro di una settimana?”. Gli scandali sulla corruzione, riconosce, hanno rallentato i lavori.

Nega le ipotesi – quelle che si sentono negli atri degli hotel o nelle carrozze della metro – secondo cui parte del padiglione Italia rimarrà coperta fino al suo completamento, intorno al 5 maggio.

Abbiamo avuto due o tre settimane di affanno,” dice. “Ma riguardo la questione del tempo – sul ‘è tutto pronto?’ – sono molto tranquillo. Certo, sarei più tranquillo se avessimo altri cinque o dieci giorni.”

Sottolinea come Milano e la sua skyline si siano trasformate dal 2008. La città ha esteso la propria rete metropolitana, raddoppiato gli “spazi verdi” e – un po’ ambiziosamente – progetta di aprire dieci nuovi musei nei prossimi due anni.

Eppure, molti milanesi sono scettici circa l’apertura del 1 maggio, e preoccupati per la sicurezza. Mercoledì scorso la polizia ha effettuato dei raid preventivi su alcuni gruppi di radicali sospettati di voler boicottare il lancio di Expo e, secondo l’AFP, ha requisito fuochi d’artificio, mazze da baseball, maschere antigas e materiale utilizzabile per costruire bombe Molotov. “Temo sarà un disastro,” ha dichiarato Giada Libretti, che lavora presso un bar vicino La Scala, il famoso teatro dell’opera di Milano, dove la prima della Turandot andrà in scena come parte dei festeggiamenti serali per l’inaugurazione della fiera.

Libretti si dice dubbiosa del fatto che Milano benefici realmente dell’Expo, giacché l’attrazione principale è ben distante dal centro, ed è preoccupata circa la “cattiva impressione” che i turisti riceveranno dal vedere gli immigrati africani alla stazione centrale di Milano, un passaggio obbligato per i migranti che si dirigono nel Nord Europa.

Due milanesi che chiacchierano sul marciapiede non sono ansiosi di parlare con un reporter che li interroga circa la preparazione della città. “Se la città è pronta? No,” afferma ridendo uno dei due. “Ma è tipico degli italiani fare le cose all’ultimo minuto.

 

[Articolo originale "Expo 2015 in Milan is – for the hopeful – a sign that Italy is back on its feet" di Stephanie Kirchgaessner]

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Traduzione di:
Noemi AlemanniItalia Noemi Alemanni
24 anni e tanta voglia di fare. Sono laureata in lingue straniere e ho una passione smisurata per la letteratura ed il giornalismo. Spero di riuscire a coniugare le due cose come traduttrice. Nel frattempo, continuo a studiare: con le lingue non si finisce mai! noemi.alemanni@gmail.com
Revisione di:
Sara Angelucci