Dove dormire? dove mangiare? dove lavarsi? A Roma, una particolare guida della città risponde alle domande principali dei senzatetto. Sono sempre più numerose le persone rimaste senza dimora, in particolare dopo il recente scandalo mafioso.

Roma per senzatetto

Sueddeutsche Zeitung

Dove dormire? dove mangiare? dove lavarsi? A Roma, una particolare guida della città risponde alle domande principali dei senzatetto. Sono sempre più numerose le persone rimaste senza dimora, in particolare dopo il recente scandalo mafioso.

Appena fuori dalla stazione centrale di Roma si distribuiscono panini imbottiti gratis. E Richard questo lo sa solo grazie al libricino. Altrimenti non farebbe la fila dietro la Stazione Termini.

Le Vespe sfrecciano rumorosamente. I turisti trascinano le loro valigie sui marciapiedi. Richard è francese, ma si presenta come Riccardo, in modo che tutti lo capiscano. Il cognome, per il quarantanovenne, non è poi così importante.

Il libricino se ne sta sempre nella tasca destra del suo soprabito. Lo afferra, lo tira fuori, guarda le pagine aperte, poi il palazzo della stazione, poi di nuovo le pagine. Formato tascabile, in copertina un’immagine di San Pietro, il nome della città eterna a lettere maiuscole sulla copertina. Sembra proprio una guida turistica. Ma non è la solita guida turistica, e Richard non è un turista. Il libro è una guida per senzatetto. Per questo non vi si trova nulla sul significato del Colosseo nella Roma antica o sulla storia della Fontana di Trevi, ma si trovano risposte a domande d’importanza vitale: “Dove mangiare, dormire, lavarsi”.

Nella guida tascabile sono elencati indirizzi di medici e rivendite di abiti usati, mense e posti in cui il cibo viene distribuito per le strade, luoghi in cui poter fare il bagno e la doccia gratuitamente. C’è anche una mappa plastificata della città a prova di macchia. Richard apre la cartina e indica i simboli. Un panino, una croce rossa, un letto. “Tutto in un colpo d’occhio, molto utile,” dice.

Richard porta i capelli lunghi, e li tiene scostati dalla fronte avvolti in una bandana. Un po’ come il Capitano Jack Sparrow in “Pirati dei Caraibi”. Non sa più con esattezza da quanto tempo è senza dimora. Viaggia per l’Europa da un anno e mezzo. Tre settimane prima è arrivato in bicicletta a Roma, con il bagaglio avvolto in borse di plastica.

La crisi economica peggiora le cose

La guida non si rivolge solo alle persone come Richard, appena arrivate in città. Si rivolge anche a quelli che hanno passato tutta la vita a Roma senza conoscere i luoghi in cui le organizzazioni umanitarie attualmente operano. La guida è edita redatta e distribuita gratuitamente dalla comunità cattolica laica di Sant’Egidio, viene aggiornata ogni anno ed è arrivata alla 25ª edizione.

La Comunità di Sant’Egidio è nata a Roma nel 1968 da un gruppo di liceali e studenti universitari. Oggi è presente in tutto il mondo – e c’è una guida anche per le città di Milano, Napoli, Genova, Padova, Madrid, Barcellona e persino per la capitale argentina, Buenos Aires.

Nessuno sa quante persone vivano per strada a Roma. L’amministrazione cittadina non fornisce cifre, forse anche perché il numero dei senzatetto è in costante aumento. Secondo i collaboratori della Comunità di Sant’Egidio, al momento, sono circa 7800 le persone senza fissa dimora. La crisi, che affligge l’economia italiana da anni, aggrava la situazione. Centinaia di migliaia di persone hanno perso il lavoro, e molti, a stretto giro, la casa. A questo si aggiungono spesso debiti, divorzi e problemi fisici. Le ragioni per cui queste persone non hanno una fissa dimora sono molte, e ognuno di loro ha una sua storia da raccontare, diversa dalle altre.

Molti sono giunti dall’Europa orientale, alla ricerca di un lavoro che non hanno mai trovato. Alla stazione di Roma Termini si vedono anche file di profughi africani. Per la maggior parte di loro, Roma è una stazione di passaggio. Non appena riescono a racimolare i soldi per il biglietto, vogliono proseguire verso altre destinazioni, come, per esempio, la Germania.

A Roma ci sono pochi centri d’accoglienza

Rispetto ad altre città europee a Roma dormono davvero in molti per la strada, negli androni delle case, e nelle stazioni; in pochissimi trovano posto in centri d’accoglienza o in comunità, come è emerso da un’indagine effettuata da ricercatori dell’Università Bocconi di Milano nel 2014.

In un angolo alle spalle di Richard due uomini si sono avvolti in sacchi a pelo. Al di sopra di loro sul muro sta appeso una scritta. Una specie di decorazione, rossa e dorata, splendente, un po’ malridotta, come se fosse stata presa dalla spazzatura. Vi si legge: Buon Natale.

Se ci si incammina per la città con Richard e il suo libretto, si incontrano persone come Alessandro Caradossi. Normalmente lavora per l’amministrazione dell’Università di Roma, ma ora distribuisce tè, zuppa e panini. Come dice il libretto – che i senzatetto chiamano semplicemente “guida” – a pagina 22 “I senzatetto sono spesso chiamati, in italiano, «invisibili»”. “Ma non lo sono”, spiega Caradossi. Lui e gli altri collaboratori di Sant’Egidio li chiamano “amici”.

Il Papa fa costruire delle docce

Caradossi, 45 anni, alto, cappotto, sciarpa e cappello, sta con gli altri volontari di Sant’Egidio sul prolungamento di Piazza San Pietro, lì dove i fedeli a Pasqua si accalcano per ascoltare il messaggio del Papa.

L’idea di Francesco è una chiesa che sia vicina ai poveri, più di quanto non lo sia stata finora. Per questo sta facendo costruire proprio qui delle docce per i senzatetto. Nella prossima edizione della guida, sulla pianta della città, in corrispondenza di questo punto, ci sarà probabilmente, accanto al simbolo del panino, il simbolo della doccia.

Più tardi Caradossi farà il solito giro nel quartiere, passerà prima da Teodora proveniente dall’Olanda, poi da Mustafa originario dell’Algeria, da Ingo che viene dalla Germania e infine da Francesco, che è italiano. Lui sa esattamente dove i diversi senzatetto trovano riparo con il loro sacco a pelo. E seppure la città di Roma organizzi in inverno un piano di intervento d’urgenza per far fronte all’emergenza freddo, non ci sono mai abbastanza letti.

La situazione è diventata particolarmente difficile da un paio di mesi a questa parte, da quando è scoppiato lo scandalo di corruzione “Mafia Capitale”. Criminali si erano infiltrati a tutti i livelli della politica cittadina e avevano corrotto politici locali per accaparrarsi appalti pubblici. Si trattava di smaltimento rifiuti, consegne di merci alle aziende di trasporto, ma soprattutto di denaro destinato ai rifugiati, ai Rom e ai senzatetto. Ora sono in corso le indagini della magistratura. Nel frattempo i fondi sono bloccati. Le strutture di accoglienza della città sono chiuse e sono venuti a mancare almeno 600 posti letto.

“Eravamo tristi e scioccati quando abbiamo saputo di Mafia Capitale”, dice Caradossi. Per lui lo scandalo significa che, al momento, non è in grado di procurare un posto letto al caldo neppure a singoli senzatetto. La Comunità di Sant’Egidio ha una piccola struttura ma può accogliere solo 14 persone per la notte.

Burocrazia e mancanza di volontà politica

Questa sera Caradossi si trova costretto a dire di no ad un uomo che, con una ferita ad una gamba, sta disteso di fronte ad un negozio di souvenir. Il cartone, che usa come sostegno per il suo sacco a pelo, è grande quanto basta per coprire il pavimento di marmo sotto di lui. “Non possiamo farci nulla”, dice Caradossi. Anche la protesta degli altri tre uomini, che prendono le parti del compagno ferito, non serve a molto. Caradossi va a prendere una coperta dalla macchina. Sullo sfondo, la più grande chiesa del mondo si staglia luminosa nella fredda notte invernale.

Già prima che scoppiasse lo scandalo, Caradossi e gli altri volontari erano insoddisfatti. Qui la burocrazia è sempre stata un ostacolo così come la mancanza di volontà politica. L’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, una volta avrebbe detto che coperte e cibo per i senzatetto incentiverebbero sopratutto la criminalità. Ora le autorità antimafia stanno indagando su di lui perché sospettato di corruzione. Le persone che in inverno sono costrette a vivere per strada, da molto tempo non ricevono più alcun sostegno da parte di programmi comunali o statali. Ci sono solo i volontari a sostenerli. Croce Rossa, Esercito della Salvezza, Ordine di Malta, sono questi i nomi delle organizzazioni che distribuiscono pacchi di alimenti nei luoghi indicati sulla guida.

“Ancora più importante del cibo o di un posto per dormire sono l’amicizia e la solidarietà”, dice Caradossi. “La maggior parte delle persone senza fissa dimora si sentono smarrite e dimenticate. Noi mostriamo loro che sono in grado di offrire un contributo alla società.”. Proprio come Antonino. È originario di Palermo, una separazione e molti debiti lo hanno portato prima a Roma e poi sulla strada. Ora vive in una roulotte messa a disposizione dalla Comunità di Sant’Egidio. In cambio lavora tra gli altri nella mensa di Sant’Egidio. “Mi occupo io del pane e della frutta, mi diverte molto”, dice.

Un cena calda tre volte alla settimana

Nella mensa di Trastevere non sono solo i volontari ad essere soddisfatti. Anche le persone come Richard ci vanno molto volentieri. Tre volte a settimana qui, tra i vicoli, dove di solito passeggiano i turisti o che gli artisti attraversano per recarsi ai loro atelier, si imbandisce una cena calda per i senzatetto della città. Un pesante portone si apre e dà accesso ad un corridoio, dietro il quale ci sono ampie stanze da cui proviene un vociare confuso. Gli ospiti vengono serviti dai volontari, al tavolo di Richard prende le ordinazioni la sedicenne Anastasia. Da quattro anni fa volontariato presso la Comunità di Sant’Egidio e ogni settimana serve alla mensa. “Con la maggior parte di quelli che sono qui ho già costruito un vero rapporto”, dice. Qui si festeggiano i compleanni di tutti, sia quelli dei volontari che quelli degli ospiti.

Richard ha già trovato molti amici qui. Xavier, per esempio, con il quale discute del poeta francese Arthur Rimbaud, a detta del quale la vera vita non sarebbe nel mondo, ma altrove. Richard ritiene che Rimbaud abbia ragione, Xavier controbatte. La conversazione procede così per ore.

Qui Richard ha conosciuto anche Natalino. Natalino ha 73 anni e ha vissuto per strada per quasi 20 anni. Ora ha di nuovo un alloggio ma è sempre contento di poter ricevere un pasto gratuito. Oggi Natalino aiuta altre persone senza fissa dimora. “Dove mangiare? Dove dormire? Dove lavarsi?”, a tutte queste domande, lui conosce la risposta. È in grado di enumerare a memoria tutti i posti dove poter trovare aiuto a Roma per ogni singolo problema. La guida, che aiuta Richard e gli altri ad orientarsi nella città, non serve più a Natalino già da tempo.

 

[Articolo originale "Rom für Obdachlose" di Elisa Britzelmeier]

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Traduzione di:
Federico GiusfrediGermania Federico Giusfredi
Sono un linguista, storico e studioso di antichità orientali, e lavoro anche come traduttore editoriale da tedesco e inglese. Ho lavorato per sette anni a Monaco di Baviera, dove ho iniziato a leggere con interesse la stampa estera.
Pamir Di Fonzo
Revisione di:
Simona Piras