L’uso della lingua di Shakespeare per una campagna di reclutamento della Marina militare scatena l’ira di migliaia di cittadini.

L’Italia a stelle e strisce

La Verdad

Essere alla moda costa. Tenersi aggiornati su tutti i movimenti che ci sono nel mondo, su tutto ciò che i vari guru fanno bollire nel pentolone dei social network, richiede molto tempo. Ma quando si arriva a questo punto, non bisogna esagerare. La Marina italiana sta passando questo limite. Ha preferito essere alla moda e le è scappata la mano, giocando con i sentimenti di molta gente, vecchi marinai e cittadini di terra. Il motivo di questa collera è l’ultima campagna di reclutamento rivolta a giovani marinai, fanteria di marina o reparto subacquei, tra le altre professioni.

Le immagini sono quelle tipiche della vita militare: giovani su una nave, che aiutano a salire su una scala, che guardano un elicottero da una nave. Non potevano mancare nemmeno un sottomarino e tre sub con arpione incluso, o la fotografia di una marinaia, per cercare di attrarre i giovani, più restii all’arruolamento nella milizia. Tutto nella normalità, fino a quando il lettore non si imbatte nello slogan deciso dall’agenzia pubblicitaria e approvato dal Governo di Matteo Renzi. “Be cool and join the navy”. Traduzione: “Sii fico e arruolati in Marina”. Traduzione dall’inglese. Sì, dal linguaggio di Shakespeare, dalla lingua che domina questo nostro tempo, dallo sport alle nuove tecnologie – cui l’onnipresente “selfie”, altrimenti detto autoscatto -. “Il latino del XXI Secolo”, come fu definito una volta dallo scrittore italiano Umberto Eco.

Le critiche si sono succedute in maniera costante, come le onde che si infrangono su una spiaggia. Ve lo immaginate un militare che recluta in inglese? Una cosa del genere devono aver pensato gli italiani, i quali non capiscono come i giovani possano arruolarsi spinti da un patriottismo che utilizza una lingua diversa da quella di Andrea Camilleri, Federico Moccia, Giovanni Papini e Primo Levi. “Siamo una colonia americana?”, si sono domandati molti italiani sui social network, ricordando la presenza statunitense in diverse basi transalpine, come quella di Aviano.

La campagna è servita inoltre per aizzare il dibattito politico e attaccare il ministro della Difesa. Roberta Pinotti ha difeso la campagna giustificando l’uso dell’inglese col fatto che faciliterebbe l’interazione con le generazioni più giovani, che usano i “barbarismi” con più scioltezza rispetto agli adulti. Questo ragionamento non ha convinto, ed ha scatenato “l’ira e il disgusto” del popolo italiano, “ferito nel proprio patriottismo”. Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, è stato incaricato di verbalizzare questa indignazione popolare e, di riflesso, dare un po’ di risalto al suo minuscolo partito. Basilio Catanoso, del berlusconiano Forza Italia, ha aggiunto un pizzico di patriottica indignazione. Ha spiegato che il fastidio maggiore proveniva dal modo in cui la Marina Militare, il nome per esteso di questo Esercito formato da 31.000 uomini e donne, avesse mutato il suo nome con l’anglicismo “navy”. Una cosa illogica. O, come ha detto l’esperta di comunicazione Annamaria Testa al quotidiano La Repubblica, questa campagna equivale a mettere il “ketchup sui maccheroni”.

[Articolo originale "Italia de barras y estrellas" di DANIEL ROLDÁN]

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Traduzione di:
Simone GiovanniniItalia Simone Giovannini
Laureato in Lingue e culture straniere. Per Italia dall’estero traduce dalla lingua spagnola. simone.giovannini01@gmail.com http://www.proz.com/translator/1087309
Revisione di:
Amina Iacuzio