Un video, in cui si minaccia esplicitamente Roma, fa sentire molto vicina la minaccia e rischia di mettere il Governo Renzi sul piede di guerra

L’Italia si agita di fronte all’avanzata del terrore integralista

LaRioja.com

L’ultimo video dell’orrore dello Stato Islamico, registrato questa volta in Libia, denota ancora una volta un’attenta messa in scena con un preciso obiettivo: innervosire l’Italia. Lo scenario scelto è una spiaggia che, vista dall’altra sponda, è quasi come fosse lì di fronte, a un tiro di schioppo. Il carnefice indica il mare con un coltello: “E’ un messaggio firmato con il sangue alla nazione della croce. Prima ci avete visti su una collina della Siria. Ora siamo a sud di Roma, in una spiaggia della Libia”. Poi, con un effetto visivo, le onde del mare diventano rosse. Il riferimento esplicito, per la prima volta, alla capitale italiana e al paese identificato con il Vaticano, centro del cattolicesimo, ha finito per far scattare tutti gli allarmi per timore di attentato.

In Italia la preoccupazione era crescente già nelle ultime settimane, e si guarda alla Libia con attenzione, per cause tanto geografiche quanto storiche e commerciali. Il paese africano è stato una colonia italiana e tra i due ci sono sempre state relazioni intense. D’altra parte, l’ondata di immigrati che partono dalla Libia a bordo di imbarcazioni precarie rischia di aumentare. Solo in questo fine settimana [seconda settimana di Febbraio, NdT] sono stati recuperate circa 2.200 persone.

L’avanzata dei terroristi islamici ha portato venerdì il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, a fare una dichiarazione di una bellicosità insolita per un Governo italiano: “L’Italia è pronta per combattere il terrorismo islamico nell’ambito di una missione ONU”. All’improvviso il Paese sembrava sul punto di mettersi sul piede di guerra. Ciò ha suscitato un certo scalpore, mentre la destra di Berlusconi si è mostrata totalmente a favore.

Lo stesso primo ministro Matteo Renzi ha parlato in termini simili ai suoi colleghi europei durante il vertice di giovedì. Ieri [16 febbraio 2015, NdT], passata la foga marziale, ha dato ai suoi l’ordine di rilassarsi: “Non è il momento per interventi militari. Il paese è fuori controllo già da tre anni. Non passiamo dall’indifferenza totale all’isterismo irrazionale”. Si è allineato con il presidente francese François Hollande, e con l’egiziano Abdel Fatah el-Sisi, per chiedere una decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Ma, innanzitutto, l’Italia vuole essere in prima linea per quanto riguarda qualsiasi decisione presa sulla Libia. Di fatto, la colpa della situazione attuale viene attribuita all’errore di aver lasciato nel 2011 spazio al protagonismo di Sarkozy e alla sua pressione per un intervento militare contro Gheddafi.

Chiusura dell’Ambasciata

Lo Stato Islamico ha dimostrato di prestare molta attenzione all’Italia, data la sua rapida risposta alle parole dichiarate venerdì scorso da Gentiloni. Il giorno seguente il notiziario radio dell’ISIS lo ha chiamato “ministro degli Esteri dell’Italia crociata”. E domenica è arrivato il video. Quel giorno, alle otto di mattina, una nave del Governo italiano è salpata da Tripoli con il personale dell’Ambasciata e gli ultimi italiani ancora rimasti nel paese, per un totale di 42 persone, nonostante ne siano rimaste ancora un centinaio. La delegazione diplomatica è stata l’ultima a chiudere, dato che la maggior parte dei Stati ha lasciato il Paese l’anno scorso.

La commozione, In Italia, ha raggiunto ovviamente il Papa, che ieri [16 febbraio, NdT] ha espresso due parole sulla questione. E’ intervenuto durante un incontro con un inviato della Chiesa Riformata di Scozia, un incontro che non aveva niente a che vedere con la questione, improvvisando in spagnolo: “Mi permetto di ricorrere alla mia lingua madre per esprimere un profondo e triste sentimento. Oggi ho potuto leggere dell’esecuzione di 21 cristiani coopti. Dicevano solamente: ‘Gesù aiutami’. Sono stati assassinati per il solo fatto di essere cristiani”. Tra gli italiani che sono rimasti a Tripoli c’è il vescovo Giovanni Martinelli. Spiega che non se ne andrà, deve proteggere i suoi fedeli, 300 filippini.

[Articolo originale "Italia se agita al divisar el terror integrista" di ÍÑIGO DOMÍNGUEZ]

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Traduzione di:
Simone GiovanniniItalia Simone Giovannini
Laureato in Lingue e culture straniere. Per Italia dall’estero traduce dalla lingua spagnola. simone.giovannini01@gmail.com http://www.proz.com/translator/1087309
Revisione di:
Alessandra Cerioli