ROMA — Mercoledì il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è dimesso, e le intense manovre politiche per scegliere il suo successore potrebbero rivelarsi un campo minato per il Premier Matteo Renzi.

Le dimissioni del Presidente metteranno alla prova il Premier italiano

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ROMA — Mercoledì il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è dimesso, e le intense manovre politiche per scegliere il suo successore potrebbero rivelarsi un campo minato per il Premier Matteo Renzi.

Per quasi nove anni Napolitano, 89 anni, è stato un’ancora di salvezza per la stabilità politica in Italia. Quando il suo mandato  settennale stava per concludersi, nel 2013, i membri del Parlamento ed i delegati regionali incaricati di scegliere il suo successore si impallarono, votazione dopo votazione, fin quando egli non acconsentì con riluttanza ad essere rieletto, il primo tra i Presidenti italiani a farlo.

Napolitano aveva più volte specificato che a causa dell’età non avrebbe mantenuto la carica per tutti e sette gli anni previsti dal secondo mandato. Per dimettersi ha scelto il giorno successivo alla fine del turno semestrale italiano alla presidenza del Consiglio dell’Unione Europea.

Renzi ha ringraziato Napolitano mercoledì, lodando la sua “straordinaria intelligenza politica”, e ha detto di ritenere che un nuovo presidente sarà eletto entro la fine del mese.

Dopo aver condannato lo stallo politico che aveva portato, due anni fa, al rinnovo del mandato di Napolitano, Renzi ha asserito che ci sono “molti uomini e donne che potrebbero ricoprire la carica” e ha aggiunto “non dobbiamo fallire” nello sceglierne uno come presidente.

Renzi, 40 anni, ex sindaco di Firenze, ha assunto il controllo del Partito Democratico di centro-sinistra con un’abile mossa politica nel dicembre del 2013, ed è diventato Premier a febbraio. Convincere parlamentari e delegati a sostenere il suo candidato favorito alla presidenza costituirà una nuova prova per il suo sesto senso politico, poiché misurerà la sua capacità di placare il dissenso all’interno del suo partito e di attirare i voti dell’opposizione che gli serviranno per raggiungere la maggioranza di due terzi nella prima votazione (se l’elezione superasse le tre votazioni, basterebbe una maggioranza semplice).

Un’impasse come quella del 2013 minerebbe seriamente la posizione di Renzi.

Matteo Salvini, parlamentare della Lega Nord, mercoledì ha dichiarato di sperare che il nuovo presidente sia eletto al di fuori del Parlamento – “qualcuno che abbia fatto qualcosa per l’Italia” – e che la carica non diventi il pretesto per Renzi per assicurarsi il sostegno continuato di Forza Italia, il partito di centro-destra guidato dall’ex Premier Silvio Berlusconi.

I parlamentari ed i delegati si riuniranno il 29 gennaio per cominciare il primo turno di votazioni per eleggere il successore di Napolitano. Diversi possibili nomi  sono emersi, compresi due ex Premier, Romano Prodi e Giuliano Amato, ma non c’è nessun favorito. Un nome ricorrente è quello di Mario Draghi, il presidente della Banca Centrale Europea, ma ha più volte dichiarato di non essere interessato.

Luigi La Spina, articolista per il quotidiano torinese La Stampa, ha scritto che “l’elezione del presidente della Repubblica, proprio come quella del Papa, è del tutto imprevedibile e, a differenza di un conclave, non è nemmeno assistita dallo Spirito Santo.”

Il presidente è il capo rappresentativo dello Stato, non il capo di governo, e la carica ha pochi poteri su base giornaliera. Ma il presidente può sciogliere il Parlamento, indire nuove elezioni e scegliere il Premier che formerà il governo.

In passato il presidente ha anche dovuto gestire le delicate trattative per formare un governo quando nessun partito aveva la maggioranza, come è spesso accaduto. Il presidente può anche bocciare la legislazione.

Napolitano era un esplicito sostenitore degli sforzi di Renzi per rivedere l’inefficiente sistema elettorale italiano. Ha anche sostenuto i cambiamenti alla Costituzione volti a modificare drasticamente il Parlamento ed il processo legislativo. I critici lo accusarono di essersi spinto oltre il suo ruolo costituzionale, e di aver interferito allo scopo di aiutare i partiti maggiori a conservare il proprio potere. Il Movimento Cinque Stelle, ostile al sistema dirigente, ha provato in vano ad accusarlo di impeachment.

Alcuni analisti politici sostengono che i partiti ostili alle proposte di Renzi potrebbero utilizzare l’elezione del presidente per ritardarle o bloccarle. Altri, però, fanno notare come gli sforzi di Renzi godano di ampio sostegno popolare.

“Renzi ha il vento in poppa,” ha detto Sergio Fabbrini, direttore della School of Government all’Università Luiss Guido Carli di Roma. “Sarebbe difficile ritardare o neutralizzare il processo di riforma.”

 

[Articolo originale "Resignation of President Will Test Italy’s Premier" di Elisabetta Povoledo]

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Traduzione di:
Noemi AlemanniItalia Noemi Alemanni
24 anni e tanta voglia di fare. Sono laureata in lingue straniere e ho una passione smisurata per la letteratura ed il giornalismo. Spero di riuscire a coniugare le due cose come traduttrice. Nel frattempo, continuo a studiare: con le lingue non si finisce mai! noemi.alemanni@gmail.com
Revisione di:
Gaia Restivo