Un gruppo di medici pro-aborto ha avvertito che le donne italiane sono private del diritto all’aborto, dato che l’influenza del Vaticano sul sistema sanitario italiano determina l’assunzione di medici che si rifiutano di attuare la procedura sulla base di motivi morali.

L’influenza del Vaticano sul sistema sanitario italiano limita gli aborti, avvertono i medici

The Independent

Un gruppo di medici pro-aborto ha avvertito che le donne italiane sono private del diritto all’aborto, dato che l’influenza del Vaticano sul sistema sanitario italiano determina l’assunzione di medici che si rifiutano di attuare la procedura sulla base di motivi morali.

Ad oggi, nove su dieci degli ostetrici e/o ginecologi impiegati negli ospedali pubblici di alcune regioni si rifiutano pubblicamente di operare, nonostante la legge 194 del 1978, secondo cui ad ogni donna deve essere garantito l’accesso all’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi 90 giorni.

In uno dei casi registrati quest’anno, la ventottenne Valentina Magnanti è stata costretta a dare alla luce un bambino gravemente deforme nel bagno di un ospedale di Roma perché nessun medico ha acconsentito al trattamento. La richiesta della donna per un aborto farmacologico era stata accolta. Ma dopo aver assunto i farmaci necessari ad indurre l’interruzione di gravidanza, l’ospedale non è stato in grado di trovare personale medico ed infermieristico disponibile a completare la procedura.

In un altro caso, a Genova, una donna ha dovuto chiamare la polizia in un ospedale della città durante il weekend di Pasqua, dopo che i medici si erano rifiutati di assisterla nel secondo stadio di un aborto medico.

Silvane Agatone, presidente della Laiga (Libera Associazione Italiana per l’Applicazione della legge 194), ha detto: “Il diritto di una donna all’aborto dal punto di vista legale non è più assicurato. Anche negli ospedali che ufficialmente attuano l’aborto, il personale favorevole alla procedura è talmente scarso che il servizio è del tutto inadeguato.”

Elisabetta Canitano, altro membro della Laiga e presidente dell’associazione no-profit Vita di Donna, ha attribuito il problema all’influenza della Chiesa Cattolica sulla salute riproduttiva, soprattutto nell’area di Roma, dove molti dei principali ospedali – sebbene finanziati dallo Stato – sono di proprietà della Chiesa o da questa gestiti, il che influisce sul sistema delle assunzioni. Papa Francesco si è esposto a favore degli obiettori nel corso dell’anno, dando nuovo slancio ai gruppi anti-aborto, che hanno organizzato diverse manifestazioni nei mesi scorsi.

“In Italia l’influenza del Vaticano è molto forte,” ha detto Canitano. “La Chiesa si è sempre interessata della salute e dell’istruzione. È uno scontro tra volontà tra Stato e Chiesa, e la Chiesa sta vincendo.” Canitano teme che la situazione possa degenerare ulteriormente. “Ho paura che quando questa generazione di ginecologi a favore della libertà di scelta se ne sarà andata, non ci sarà nessuno a sostituirla,” ha detto. “Cosa succederà allora?”

Secondo la legge 194 i medici possono rifiutarsi di operare un aborto sulla base di motivazioni morali. Massimo Gandolfini, portavoce dell’associazione anti-aborto Scienza e Vita, ritiene che ciò avvenga allorché i medici ritengono “la pratica fondamentalmente ingiusta ed iniqua.” Prima del 1978 l’aborto era vietato in Italia, sulla base di una legge dell’era mussoliniana che lo riteneva un “crimine contro la purezza della razza italiana”.

Studi condotti dalla Laiga suggeriscono che nel Lazio la percentuale di ostetrici e ginecologi che pongono obiezioni morali nei confronti della procedura sia salita al 91,3%. “Il Ministero della Salute sostiene che il dato sia in realtà dell’81,9%. E questo è già abbastanza preoccupante. Ma i nostri dati suggeriscono uno scenario peggiore,” ha detto Agatone. Ne risulta che ad oggi solo il 51,9% degli ospedali pubblici del Lazio effettua procedure di aborto. In Campania si arriva al 32,9%, e nella provincia di Bolzano meno di un ospedale su quattro garantisce il servizio.

Il 17 novembre, l’ultimo ginecologo pro-aborto rimasto nel più grande ospedale di Roma, il Policlinico Umberto I, è andato in pensione per motivi di salute. Da allora, l’ospedale non ha più effettuato procedure di aborto elettivo.

I membri della Laiga sostengono che persino gli aborti effettuati per necessità medica sono rigettati da molti ostetrici italiani. Agatone ha citato l’esempio di un suo collega che si è rifiutato di prendere parte alla cessazione di una gravidanza extrauterina, una situazione altamente pericolosa per una donna incinta.

La Laiga sta lanciando una petizione, assieme a Vita di Donna, per chiedere che il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, si attivi per assicurare l’applicazione della legge 194. Precedenti reclami da parte della Corte Europea avevano già condotto a sanzioni nei confronti del governo italiano per aver negato alle donne il diritto all’aborto. La Laiga ha inoltre assemblato un gruppo di circa 30 avvocati pronti ad offrire gratuitamente consulenza legale a pazienti e medici a favore della libertà di scelta che si sentano sotto pressione del sistema sanitario.

Concetta Grande, ginecologa di Roma e membro della Laiga, ha rimarcato il fatto che, giacché l’aborto elettivo è ancora ritenuto illegale se effettuato presso strutture private, gli italiani non hanno potuto ricorrere all’aborto in forma privata. “Ma è necessario fare qualcosa,” ha detto. “Queste donne vengono abbandonate a loro stesse. Spesso non sanno cosa fare né dove andare.”

 

[Articolo originale "Vatican influence over Italy's health system is restricting abortions, doctors warn" di Michael Day]

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Traduzione di:
Noemi AlemanniItalia Noemi Alemanni
24 anni e tanta voglia di fare. Sono laureata in lingue straniere e ho una passione smisurata per la letteratura ed il giornalismo. Spero di riuscire a coniugare le due cose come traduttrice. Nel frattempo, continuo a studiare: con le lingue non si finisce mai! noemi.alemanni@gmail.com
Revisione di:
Gaia Restivo