ROMA - Poco dopo le elezioni comunali dello scorso anno, Massimo Carminati, un presunto mafioso meglio noto come Il Pirata o il Cecato a causa della perdita di un occhio nel corso di una sparatoria avvenuta anni fa, diede alcuni consigli su come trattare col nuovo inventario di amministratori e politici della giunta comunale.

L’Italia annaspa mentre l’inchiesta rivela il braccio lungo della Mafia

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ROMA – Poco dopo le elezioni comunali dello scorso anno, Massimo Carminati, un presunto mafioso meglio noto come Il Pirata o il Cecato a causa della perdita di un occhio nel corso di una sparatoria avvenuta anni fa, diede alcuni consigli su come trattare col nuovo inventario di amministratori e politici della giunta comunale.

“Gli si dice, ora che abbiamo fatto questa cosa, che progetti c’avete?” diceva ad un contatto nel giugno del 2013. “Che ti serve? Che cosa posso fare? Come posso guadagnare?”

“Che te serve, il movimento a terra? Che ti attacco i manifesti?” continuava, animandosi mentre il linguaggio si faceva più volgare.

“Bene, lo faccio, perché se poi vengo a sapere che te l’ha fatto qualcun’altro, capito? poi diventa una cosa sgradevole.”

Quella e molte altre conversazioni, intercettate dagli inquirenti, hanno dato un tocco di colore ad un’inchiesta altrimenti cupa, durata due anni e terminata con l’arresto di Carminati ed altre 36 persone la scorsa settimana, tutti accusati di essersi fatti strada con l’intimidazione in decine di gare d’appalto nella capitale italiana.

Persino in un Paese in cui la corruzione è data per scontata nella vita di tutti i giorni, simili rivelazioni hanno scioccato i cittadini,  sia perché hanno svelato l’esistenza di un’organizzazione criminale del tutto nuova proprio nel cuore della capitale, sia per la sconcertante varietà di accuse rivolte ai politici coinvolti.

L’inchiesta è presto sfociata in uno scandalo nazionale, quasi un promemoria del fatto che virtualmente non c’è angolo del Paese immune all’infiltrazione criminale. Ha inoltre sollevato nuovi dubbi circa la capacità dell’Italia di darsi delle riforme e soddisfare le richieste di responsabilità fiscale dettate dai partner dell’eurozona.

La diffusa e incontrollata corruzione dei conti pubblici portata alla luce dall’inchiesta ha contribuito ad innalzare il debito pubblico italiano ad uno dei livelli più alti in Europa.

Carminati e soci sono accusati di aver truccato contratti per incarichi di ogni tipo, dalla raccolta dei rifiuti alla manutenzione dei parchi pubblici. Le accuse coprono una vasta gamma di attività: brogli elettorali, usura, estorsione e appropriazione indebita. Giovedì, il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, ha riferito alla commissione parlamentare antimafia che nuove operazioni avranno inizio a breve.

Secondo gli inquirenti, Carminati e la sua cosca hanno lucrato persino sull’emergenza immigrazione che ha inondato le coste italiane di rifugiati in fuga da guerre e povertà, imponendosi con la forza sugli immigrati e sui centri d’accoglienza per i rifugiati.

“Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati?” si sente dire a Salvatore Buzzi, un cosiddetto socio, in un’altra delle intercettazioni degli inquirenti. “Il traffico di droga rende meno.”

Buzzi è a capo di una cooperativa sociale che erogava servizi ai centri di prima accoglienza e agli accampamenti di Roma, un giro di affari che, secondo Buzzi, fruttava 40 milioni di euro all’organizzazione criminale.

Lui e decine di altri amministratori comunali e impiegati pubblici, accanto a politici, imprenditori e pregiudicati sono ora stati trascinati nell’inchiesta che continua ad allargarsi.

Da una settimana, ormai, i quotidiani italiani, pescando principalmente da circa 1200 pagine di mandati d’arresto, producono rivelazioni fresche di stampa in serie, come un clamoroso romanzo d’appendice del diciannovesimo secolo, tutto intrighi e corruzione, sfruttando persino i legami più deboli della società.

Gli inquirenti hanno denominato la nuova organizzazione criminale Mafia Capitale, equiparandola alle più tradizionali cosche criminali (la Mafia, la Camorra e la ‘Ndrangheta), in virtù del suo ricorso a tattiche intimidatorie.

I giornali italiani, però, l’hanno ribattezzata “l’inchiesta della Terra di Mezzo”, un richiamo all’universo fittizio di J. R. R. Tolkien, sfruttando la visione del mondo adottata da Carminati.

“È la teoria del mondo di mezzo, cumpà,” dice Carminati in un’altra intercettazione, ricorrendo alla forma dialettale per ‘amico’. “Ci stanno, come si dice, i vivi sopra e i morti sotto. E noi stiamo nel mezzo.”

Pignatone, il pubblico ministero, ha interpretato il concetto nel corso di una conferenza stampa la scorsa settimana. “Questa è l’organizzazione di Carminati,” ha detto. “Comunica con il mondo di sopra”, alludendo agli strati sociali che contano, “comunica con il mondo di sotto, il mondo criminale. E serve il primo sfruttando il secondo.”

Carminati non era certo nuovo alle forze dell’ordine. Era stato condannato anni fa per il suo coinvolgimento, tra gli anni 70 e 80, con un gruppo terroristico di estrema destra, i Nuclei Armati Rivoluzionari, oltre che per l’affiliazione ad una banda criminale attiva a Roma, la Banda della Magliana.

Ma quando si tratta di corruzione, sostengono gli inquirenti, Carminati era al di sopra degli schieramenti politici, beneficiando della sinistra come della destra e del centro.

L’inchiesta ha comportato le dimissioni di diversi politici di vari partiti, compreso l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha amministrato la città dal 2008 al 2013, periodo in cui l’organizzazione criminale ha prosperato.

Gli inquirenti sostengono che alcuni dei più stretti collaboratori di Alemanno, alcuni dei quali legati alla lontana all’estremismo politico che segnò gli “anni di piombo” tra gli anni 70 e 80, fossero membri della cosca a tutti gli effetti. L’ex sindaco nega ogni illecito.

Dopo l’arresto di diversi membri del partito, il Premier Matteo Renzi ha posto la fazione romana del suo Partito Democratico sotto l’amministrazione straordinaria del Presidente nazionale, Matteo Orfini, promettendo persino un inasprimento delle leggi che regolano la corruzione.

“Il corrotto pagherà per tutto, fino all’ultimo giorno, fino all’ultimo centesimo,” ha detto martedì Renzi sul suo account Twitter.

Eppure, sebbene il crimine organizzato sia solitamente associato alle regioni del Sud Italia, da anni ormai le mafie si sono spostate verso il nord come messo in luce da varie inchieste e controlli incrociati.

Mercoledì la polizia ha arrestato 54 persone nella centrale Umbria, nell’ambito di un’investigazione sulla meridionalissima ‘Ndrangheta che, secondo gli inquirenti, si è infiltrata nell’economia locale.

E gli arresti verificatisi là e a Roma seguono a ruota i presunti illeciti politici riscontrati in due importanti progetti pubblici a Venezia e a Milano.

Secondo un rapporto pubblicato nel corso di questo mese dall’osservatorio Transparency International, l’Italia figura tra i peggiori in Europa, essendo sessantanovesima su 174 paesi in tutto il mondo, a pari merito con Grecia, Bulgaria e Romania, nella classifica dell’indice di percezione della corruzione del settore pubblico.

Persino per osservatori impassibili, la portata dello scandalo romano è stata una sorpresa.

“Gli affari ciminali a Roma esistono dai tempi dei Cesari,” ha dichiarato Giancarlo De Cataldo, un magistrato il cui libro sulla corruzione nella capitale, “Suburra” (2013), scritto a quattro mani col giornalista investigativo Carlo Bonini, ha fatto il tutto esaurito in libreria dallo scoppio dello scandalo.

I colpevoli di oggi non sono altro che eredi di vecchi criminali, ha detto De Cataldo, anche se il caso ha provato che in alcuni casi “la realtà supera di gran lunga l’immaginazione,” ha poi aggiunto.

Le rivelazioni connesse all’emergenza immigrazione sono particolarmente amare. Tra gli arrestati figura anche un amministratore di alto livello, membro del consiglio nazionale addetto alla sorveglianza dell’emergenza immigrati.

“È questa la cosa incredibile di questa storia: hanno trasformato un’emergenza nazionale in un affare, facendo leva su riferimenti istituzionali,” ha detto Claudio Gatti, giornalista che ha scritto del piano immigrazione per il quotidiano economico Il Sole 24 Ore. “È il sistema su cui si basa questo Paese, il clientelismo.”

Subito dopo le accuse, gli investigatori hanno continuato a setacciare gli uffici del Consiglio Comunale di Roma, esaminando attentamente i contratti di lavoro pubblico in cerca di possibili infiltrazioni della Mafia. Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, la regione in cui ha sede Roma, ha bloccato l’assegnazione dei contratti regionali e ha dato inizio ad un’indagine interna.

L’attuale sindaco di Roma, Ignazio Marino, di centrosinistra, è emerso indenne dall’inchiesta e ha promesso di estirpare le “mele marce” da un sistema che, dice, è altrimenti sano.

Altri ritengono che Roma sia una città essenzialmente ingovernabile, che garantisce terreno fertile al prosperare della criminalità. Per alcuni, lo scandalo ha anche chiarito a molti residenti il perché dell’aspetto logoro della città negli ultimi tempi.

“Questa Mafia si è infiltrata nelle agenzie municipali,” mettendo persone fedeli ma incompetenti in posizioni di rilievo, così che potessero prosciugare le casse senza garantire alcun servizio,” ha detto il giornalista investigativo Lirio Abbate, il quale ha redatto un articolo di denuncia su Carminati ed altri presunti boss del crimine romano per il settimanale L’Espresso, due anni fa.

“Tutto ciò ha creato gravi danni alla collettività, perché le strade sono piene di buche ed immondizia, non c’è manutenzione di nessun tipo, e la città è costretta ad aumentare le tasse per rimanere a galla,” ha detto. “Alla fine sono i residenti a rimetterci di più.”

[Articolo originale "Italy Gasps as Inquiry Reveals Mob’s Long Reach" di Elisabetta Povoledo]

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Traduzione di:
Noemi AlemanniItalia Noemi Alemanni
24 anni e tanta voglia di fare. Sono laureata in lingue straniere e ho una passione smisurata per la letteratura ed il giornalismo. Spero di riuscire a coniugare le due cose come traduttrice. Nel frattempo, continuo a studiare: con le lingue non si finisce mai! noemi.alemanni@gmail.com
Revisione di:
Loredana Spadola