Dopo l'estrema destra e il populista Beppe Grillo, è lo stesso Partito Democratico ormai a considerare un'eventuale rottura con la moneta unica.

In Italia il grande mercato comune dell’eurofobia

Libération

Dopo l’estrema destra e il populista Beppe Grillo, è lo stesso Partito Democratico ormai a considerare un’eventuale rottura con la moneta unica.

«Bisogna valutare l’ipotesi di un’uscita dall’euro»: l’idea non è ancora oggetto di dibattito all’interno della direzione del Partito Democratico del presidente del consiglio Matteo Renzi. Ma, avanzata tra gli altri da Gianni Cuperlo, leader della sinistra ed ex presidente del PD, la questione non è più un tabù. Mentre la Lega Nord e il M5S di Beppe Grillo denunciano da sempre «l’eurodiktat» di Bruxelles, sono ormai le stesse formazioni che avevano fatto dell’integrazione comunitaria la loro ragion d’essere a prendere in considerazione l’uscita dalla moneta unica.

Locomotiva. Per il deputato (PD) e economista Stefano Fassina, «senza un cambiamento di direzione, l’Europa va a sbattere. Ma le condizioni di questo cambiamento di direzione non esistono. Bisogna dunque prepararsi ad una soluzione coordinata per il superamento dell’euro». Anche Vincenzo Visco, ex ministro delle finanze del governo Prodi che nel 1996 aveva istituito un’imposta ad hoc per permettere all’Italia di agganciare il treno della moneta unica, rende noti i suoi dubbi: «Faccio parte di coloro che hanno fatto l’euro ma, ogni mattina, mi sveglio domandandomi se sia stata una buona cosa.» Quanto all’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, pensa che «non bisogna escludere niente».

Per il giornalista del Corriere della Sera Antonio Polito, queste dichiarazioni esprimono prima di tutto la posizione della minoranza democratica che subisce l’egemonia di Matteo Renzi: «Sotto choc per aver scoperto che il popolo di sinistra sostiene Renzi anche quando è trattato come una nuova Thatcher da Susanna Camusso [segretario del potente sindacato CGIL] , non resta loro che l’ultimo dei populismi, quello dell’antieuropeismo. »

Resta il fatto che il sentimento antieuropeo non smette di crescere nell’opinione pubblica. E questo mentre la penisola è sprofondata in una pesante crisi economica. Il paese ha registrato il suo terzo trimestre consecutivo senza crescita, e il tasso di disoccupazione giovanile supera il 44%. Sebbene qualche tempo fa erano fra i più euro-entusiasti, quando pensavano che la locomotiva comunitaria avrebbe risollevato un paese impastoiato nelle sue turpitudini e incapace di autoriformarsi, gli italiani hanno cambiato idea. Secondo il think tank americano Pew Research Center, oltre il 44% degli italiani spera di ritornare alla cara vecchia lira, dimenticando le svalutazioni a ripetizione e l’inflazione a due cifre che minacciavano il paese. Secondo l’Eurobarometro della Commissione, il 47% degli italiani pensa che la moneta unica sia una cosa sbagliata per il paese (+9% in un anno) contro il 43% che pensa il contrario. Lo Stivale è ormai il paese più euroscettico della zona euro, davanti a Grecia e Portogallo.

Xenofoba ed eurofoba, la Lega Nord, ormai guidata dal giovane Matteo Salvini (41 anni), ha così il vento in poppa. Mettendo in secondo piano la battaglia per l’indipendenza della «Padania», ha riorientato il partito intorno a due parole-chiave: la lotta contro gli immigrati, soprattutto attraverso una sospensione del trattato di Schengen, e l’uscita dall’euro. «Se non ci battiamo per uscire dalla prigione dell’euro, ben presto non ci sarà più niente da salvare», ripete dopo aver stretto a Strasburgo un’alleanza con il Front National di Marine Le Pen. La «Lega Nord, che è diventata Lega Nazionale», secondo il politologo Ilvo Diamanti, è risalita all’11% nei sondaggi, e Salvini è oggi il secondo uomo politico preferito dagli italiani, anche nel Mezzogiorno, dopo Matteo Renzi. Il mese scorso, ha riunito più di 100.000 persone a Milano contro l’euro, l’immigrazione clandestina e il progetto del governo di introdurre lo ius solis, ricevendo per l’occasione il sostegno dei gruppi neofascisti. E oggi tende la mano al M5S di Beppe Grillo: «Tutti i nemici dell’euro sono nostri amici.»

Per ora, l’ex comico ha respinto ogni ipotesi di alleanza. Ma, nel timore di perdere una parte del suo elettorato, Beppe Grillo, il cui movimento negli ultimi sondaggi è accreditato al 20%, ha rincarato la dose. Così la settimana scorsa a Bruxelles ha lanciato il suo progetto per un referendum sull’euro: «Siamo in guerra contro la BCE e non contro la Russia o lo Stato Islamico». In difficoltà anche Silvio Berlusconi, che ha ripreso a sua volta gli attacchi contro la moneta unica: «Basta con questo euro».

Compagni. «A sinistra, gli attacchi contro l’Europa sono di natura economica e contro l’austerità», precisa Ilvo Diamanti. Ma il nuovo presidente del Partito Democratico, Matteo Orfini, è ugualmente intervenuto per frenare i suoi compagni: «Vorrei far notare a coloro che teorizzano l’idea che l’euro è insostenibile che in Europa questa corrisponde alla linea dell’estrema destra e non a quella della sinistra». Tuttavia, sotto la pressione della Commissione europea per il rispetto degli impegni finanziari e in un clima italiano sempre più euroscettico, neanche il capo del governo Matteo Renzi, esita ad entrare regolarmente a gamba tesa su Bruxelles e i suoi «burocrati» mettendo in guardia: «Non ci faremo dettare la nostra politica dall’Europa».

 

[Articolo originale "En Italie, le grand marché commun de l’europhobie" di Eric JOZSEF ]

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Traduzione di:
Roberto SimoneItalia Roberto Simone
Sono laureato in fisica, quindi mi sono riciclato come programmatore ed oggi faccio il consulente informatico a Milano. Ma sono e resto salentino. Credo che compito dell'Informazione sia controllare il potere in tutte le sue forme e non vezzeggiarlo. E credo che senza Informazione non ci sia Democrazia. Traduco dal francese
Revisione di:
Valentina Venditti