Lo Stato italiano non ha una politica inconsistente in materia di rifugiati. Effettivamente ha salvato in mare decine di migliaia di persone, ma le lascia praticamente morire di fame una volta sulla terra ferma.

L’insensata politica per i rifugiati dell’Italia

Neue Zürcher Zeitung

Lo Stato italiano non ha una politica inconsistente in materia di rifugiati. Effettivamente ha salvato in mare decine di migliaia di persone, ma le lascia praticamente morire di fame una volta sulla terra ferma.

Quest’anno l’Italia è stata sommersa da un’imponente ondata di profughi. Secondo una stima del Ministero degli Interni, solo nei primi dieci mesi di quest’anno sono arrivati dal Mediterraneo 153.412 immigrati clandestini. Con l’operazione “Mare Nostrum” la Marina Militare Italiana ha tratto in salvo 100.000 naufraghi. Il caso della famiglia di rifugiati afghani che secondo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo non può essere trasferito dalla Svizzera verso l’Italia per motivi umanitari, sta sollevando ora interrogativi sulla politica italiana dei profughi.

 Nelle baraccopoli e per strada

Da anni il flusso di immigrati sovraccarica di lavoro i governi italianie lo stato di emergenza non finirà. Gli otto centri ufficiali di prima raccolta situati a Lampedusa, Agrigento e altre città del sud Italia sono al tracollo. Spesso assomigliano a baraccopoli. Materassi a brandelli abbandonati sul pavimento, servizi igienici a pezzi. I residenti regalano vestiti e cibo, e spesso la sopravvivenza dipende solo da questo.  In base alla convenzione di Dublino gli immigrati clandestini devono restare nel paese in cui arrivano. Tuttavia, i migranti che arrivano in Italia vogliono quasi tutti proseguire il proprio viaggio. In questo paese, l’assistenza da parte dello stato è lacunosa ed è ormai risaputo che i sistemi sociali in Svizzera, in Germania o nel Nordeuropa garantiscono una vita migliore.  Ai rifugiati che da un paese dell’area Schengen vengono rispediti in Italia, le cose vanno davvero peggio. Si perde ogni diritto ai sussidi statali. A Bari i rifugiati somali in fuga dalla guerra civile hanno dovuto per molto tempo vivere per strada nutrendosi di avanzi di cibo recuperati dai cassonetti della spazzatura. “Nessuno ha voluto assumersi la responsabilità di questa povera gente”, dice Gianni Mortesa membro di un’organizzazione umanitaria studentesca. Gli studenti hanno quindi occupato un ospizio disabitato del personale ferroviario situato vicino alla stazione. Le forze di sicurezza hanno fatto finta di non vedere. Sembravano anzi quasi contenti che i somali ora avessero un posto dove vivere e di non dover più vederli vagare per strada.

Secondo una ricerca svolta in Italia dall’associazione svizzera per i rifugiati si è scoperto che a Roma e a Milano molti richiedenti asilo, compresi bambini, sono senza un tetto e possono contare solo sugli aiuti da parte della Chiesa o di privati. Tuttavia le associazioni umanitarie hanno risorse finanziarie limitate. Mancano soprattutto letti. “Spesso dobbiamo chiamare in giro per ore, per riuscire a trovare anche un solo posto in una casa d’accoglienza”, dice Andrea Lebert dell’Onlus Liberazione e Speranza di Novara.  Lebert critica duramente la legge sull’immigrazione italiana, che risale al tempo del governo Berlusconi. Chi volesse presentare domanda di asilo, deve avere un’abitazione. Ma come può un immigrato illegale avere un domicilio se non ha un lavoro? Un lavoro legale è possibile solo con un permesso di soggiorno e un domicilio. Un circolo vizioso difficile da interrompere in città come Roma o Milano, dove gli affitti sono altissimi. I rifugiati che vivono in piccoli centri hanno di gran lunga maggiori possibilità di essere inclusi nella comunità.

 «Piccola Africa»

“Nella miseria di Lampedusa mi è stato fatto capire chiaramente che io non sono il benvenuto in Italia”, dice Eric Andrus della Costa d’Avorio, fuggito dal suo paese d’origine quattro anni fa. Dopo un’odissea fatta di trasferimenti da un centro di accoglienza all’altro, Andrus ha deciso di andare illegalmente in Francia dove voleva diventare un calciatore professionista. Appena arrivato in Francia, il giovane dell’Africa occidentale è stato arrestato dalla polizia francese e riportato in Italia. Tra tanta sfortuna Andrus è stato fortunato. E’ arrivato a Castel Volturno in Campania. In una casa di accoglienza per immigrati ha trovato un tetto sulla testa, un lavoro – e ora anche un permesso di soggiorno. Un prete cattolico lo ha aiutato a superare la farraginosa burocrazia [italiana ndt].  Castel Volturno ha ufficialmente 22.000 abitanti cui si aggiungono circa 15.000 immigrati clandestini, in particolare rifugiati provenienti da paesi dell’Africa sub-sahariana. Essi non figurano in nessuna statistica. “Dalle montagne di rifiuti si può stimare approssimativamente il numero di persone che ospitiamo”, dice il sindaco Dimitri Russo.

[Articolo originale "Italiens Flüchtlingspolitik ohne Konzept" di Patricia Arnold]

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Traduzione di:
Claudia MarruccelliItalia Claudia Marruccelli
Laureata in lingue, traduce e collabora con IDE dal tedesco e dal francese, affinchè la libera informazione e la cultura non vengano sommerse dalle politiche distruttive
Revisione di:
Federico Giusfredi